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CORSA INARRESTABILE

Il petrolio vola sopra i 117 dollari al barile

Prodi, all'International Energy Forum, sostiene la necessità che i prezzi "siano relativamente stabili a livelli accettabili, sia per i consumatori sia per i produttori

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Petrolio Roma, 21 aprile 2008 - Non si arresta la corsa del petrolio che oggi ha sfondato la quota di 117 dollari. Sul mercato asiatico i future sul Light crude, hanno toccato il nuovo record storico di 117,8 dollari. Ai massimi anche i future sul Brent che avanzano a 114,86 dollari.

 

A far salire il greggio sono state anche le dichiarazioni del presidente dell'Opec, Chakib Khelil, che ieri - in occasione dell'International Energy Forum in corso a Roma - ha escluso un taglio della produzione del cartello. Per Khelil, comunque, un aumento della produzione non avrebbe alcun impatto sui prezzi. Anche il segretario generale dell'Opec Abdullah al-Badri ha fatto sapere che i prezzi del petrolio potrebbero aumentare ancora se il dollaro continuerà ad indebolirsi.

 

La corsa dell'oro nero non poteva non tenere banco nella due giorni della riunione dello Ief, e molte sono state le opinioni riguardo alle cause di questi record dei prezzi. Ad esempio, per il ministro dell'Energia del Venezuela, Rafael Ramirez, questo picco è dovuto alla debolezza del dollaro e ai problemi dell'economia statunitense. Per l'ad di Eni Paolo Scaroni, nel medio periodo le quotazioni del greggio comunque scenderanno: "Noi oggi soffriamo una carenza di investimenti che non sono stati fatti negli anni Novanta, quando il prezzo del barile - ha detto al Mediolanum Market Forum in corso nella sede di Borsa Italiana - era a dieci dollari. Prevediamo che la massa di investimenti di questi anni che tutto il settore sta facendo, non può che far scendere in tre-quattro anni il prezzo del petrolio a 60-70 dollari. Noi - ha sottolineato - stiamo investendo a tutta forza".

 

Sia come sia, al momento i prezzi del petrolio troppo alti rappresentano un serio problema per l'economia mondiale, soprattutto per i Paesi più poveri, "con un costo, diretto e indiretto, stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 dollari di aumento del prezzo al barile": è questa la stima fatta dal premier dimissionario Romano Prodi secondo cui i prezzi petroliferi devono essere stabili "a livelli accettabili, sia per i consumatori sia per i produttori". In controtendenza, il ministro del Petrolio iraniano, Gholam Hossein Nozari secondo cui i prezzi del petrolio "non sono troppo alti in termini reali". E ha poi aggiunto: "Le questioni sono altre, non è la fornitura".

 










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