Nell'annunciare le dimissioni da presidente, la terza carica dello Stato sottolinea la sua presidenza della Camera come il compimento del percorso "iniziato a Fiuggi". La Russa reggente Commenta
Roma, 11 maggio 2008 - Sono cominciati sulle note di 'Fratelli d'Italia', i lavori dell'Assemblea Nazionale di AN nel corso della quale Gianfranco Fini si dimette dalla presidenza del partito, in seguito all'elezione a presidente della Camera. Il timone di via della Scrofa passerà a Ignazio La Russa e a un comitato di reggenza formato dai componenti dell'ufficio politico. Al nuovo vertice del partito toccherà "verificare la possibilità di un congresso a fine 2008 o al più tardi a inizio 2009", come ha detto lo stesso Fini.
Con la sua elezione alla Presidenza della Camera "si è detto che era la fine del dopoguerra, ed è veritiero, ma è qualcosa di più: è venuta meno la condizione di minorità politica della destra, non siamo più figli di un Dio minore, abbiamo superato un fossato": così l'ormai ex presidente di An sottolinea che la vittoria elettorale alle politiche e a Roma, e la sua elezione alla presidenza della Camera, rappresentano il compimento del percorso "iniziato a Fiuggi".
Aprendo la sua ultima relazione da presidente, Fini ha voluto «ringraziare gli elettori che hanno creduto nel nostro progetto in tutti questi anni» e che hanno scommesso «sul popolo della libertà, molto più di altri dirigenti che ne hanno scoperto l'importanza solo dopo avere avuto la certezza di essere nelle liste o di essere destinati a ruoli di governo».
Un 'memento' sull'importanza del consenso degli elettori, senza del quale 'nessuno, a partire da me, conta nullà, dell'impegno oscuro dei dirigenti locali, quelli che 'tutto danno senza chiedere niente', della memoria di chi è scomparso investendo la propria vita nella traversata del deserto da parte della destra italiana, cogliendo solo in parte il frutto politico. Gianfranco Fini inizia non senza una certa franca ruvidezza il suo ultimo intervento da presidente di AN. Alla platea dell'Assemblea nazionale del partito, Fini spiega, dopo il paragone con l'impegno e la fiducia a fondo perduto profusa da altri, che 'pochi', per fortuna, dirigenti hanno creduto al Pdl quando avevano la certezza di una posizione in lista che ne garantisse l'elezione, e con maggior fiducia a seconda degli incarichi governativi o istituzionali acquisitì. Uno dei pochi sassolini dalla scarpe che confessa di volersi togliere.
Fini ha voluto inviare un ideale omaggio alla memoria di personalità come Pinuccio Tatarella o Marzio Tremaglia «che non hanno potuto gioiere con noi» nei giorni della vittoria elettorale e dell'elezione del leader alla presidenza della Camera. L'assemblea era stata aperta da Franco Servello che ha dedicato questa giornata alla memoria di Giorgio Almirante di cui quest'anno ricorrono i vent'anni dalla morte.
'Parità' tra Lega e An con 4 ministri. E l'età media si abbassa a 50 anni. I titolari di dicastero sono 21: 12 con portafoglio e 9 senza, solo quattro le donne, 13 le new entry. Oggi il giuramento, martedì e mercoledì la fiducia