No comment di Veltroni: parlerà in aula. Caustica la Finocchiaro: "Discorso privo di idee concrete". E Di Pietro non fa sconti: "Sembra il lupo con l'agnello" Commenta
Roma, 13 maggio 2008 - Apprezzamento per i toni sobri e volti al dialogo utilizzati da Silvio Berlusconi. Ma il Pd attenderà i fatti concreti per dare un giudizio di merito al nuovo governo.
Nessun commento dal segretario del Pd, Walter Veltroni, «parlerò domani in aula», dice ai giornalisti. Ma la linea del partito è subito dettata dal numero due di piazza Santa Anastasia, Dario Franceschini: «Berlusconi ha deciso di cambiare, usa toni più civili e aperti al dialogo».
Segno, anche, «di una stagione diversa, grazie al Pd, che ora sta producendo i frutti. Ovviamente - sottolinea Franceschini - non bastano i toni, servono i fatti». Franceschini non si sbilancia ad affermare se si è di fronte ad una cambiamento solo tattico o di sostanza, limitandosi a dare appuntamento a dopo: «Staremo a vedere i fatti. Siamo pronti al dialogo ma anche ad alzare la voce quando servirà. Incalzeremo il governo sui contenuti», garantisce.
Prudente il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro: «Sicuramente il tono è diverso rispetto alle precedenti legislature in cui ha governato. Speriamo non ripeta gli errori commessi in passato».
Più critica la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro: «Il discorso del Presidente del Consiglio mi è sembrato generico, certo ricco di titoli ma privo di idee concrete e di una chiara proposta per rilanciare il nostro Paese». Caustico anche Nicola Latorre: «Abbiamo riascoltato i titoli dei discorsi che hanno caratterizzato la campagna elettorale, enunciati con toni sicuramente misurati ed apprezzabili, ma siamo ai titoli. Adesso si tratta di verificare lo svolgimento».
Il ministro degli Esteri del governo ombra del Pd, Piero Fassino, garantisce «un'opposizione senza ostilità pregiudiziali, non ci arroccheremo in un'opposizione sorda e miope» e indica nella sicurezza, nella crescita e nelle riforme i veri «banchi di prova» del governo.
Antonio Di Pietro non fa sconti al premier: «La mano tesa di Berlusconi mi sembra come la zampa tesa dal lupo all'agnello», e garantisce che «non cadremo nel trabocchetto teso da Berlusconi per non avere opposizione in Parlamento».
Anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini attenderà il suo intervento domani in aula per dire la sua sul discorso del presidente del Consiglio. Ma Lorenzo Cesa annuncia la disponibilità del partito ad «appoggiare il governo se le parole si riveleranno concrete, se saranno seguite dai fatti, soprattutto su famiglia e Mezzogiorno».
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