L'economia italiana cresce più del previsto nei primi tre mesi dell'anno: Un segnale positivo anche se ancora non basta per allontanare lo spettro della crescita zero Commenta
Roma, 23 maggio 2008 - Cresce più del previsto l'economia italiana nei primi tre mesi dell'anno dopo il segno negativo registrato a fine 2007, anche se ancora non basta per allontanare lo spettro della crescita zero. Il prodotto interno lordo, in base alla stima preliminare dell'Istat, ha registrato un aumento dello 0,4% rispetto all'ultimo trimestre.
L'incremento tendenziale è risultato invece pari allo 0,2%. Un dato che supera le previsioni degli analisti. La crescita acquisita per il 2008 - ovvero il dato che si avrebbe con una crescita congiunturale invariata nei prossimi tre mesi - è pari allo 0,2%. Nell'ultimo trimestre del 2007 l'istituto aveva rilevato una flessione congiunturale dello 0,4% per un aumento dello 0,1% su base annua.
Un'inversione di rotta che suscita qualche entusiasmo ma anche forti perplessità. Se per Confesercenti l'andamento del prodotto interno lordo è "un segnale di fiducia nel nuovo governo", per Confcommercio il dato "va letto in controluce perchè arriva dopo l'ultimo trimestre del 2007 che è il peggiore degli ultimi otto anni" e conferma il rischio di crescita zero nel 2008.
Sulla stessa linea la Cgil. La segretaria confederale Maurizia Maulucci osserva come la crescita tendenziale del Pil si fermi allo 0,2% contro una media europea del 2,2%, mentre il dato congiunturale «leggermente più positivo, va raffrontato con quello addirittura col segno meno dell'ultimo trimestre del 2007, segnalando l'acuta necessità di un sostegno al suo rafforzamento».
Maulucci invita dunque il governo "a dare risposte vere a questa emergenza, sia in termini di investimenti che favoriscano la crescita generale della produttività e il sostegno agli investimenti in innovazione tecnologica di prodotti e processi sia in interventi mirati al sostegno della domanda interna".
Plaudono infine ai segnali di schiarita nell'agricoltura Coldiretti e Cia, che evidenziano tuttavia la forte pressione dei costi produttivi per le imprese.
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