Coldiretti denuncia un calo record dei consumi di pane (-5,5%) e pasta (-2,5%). E dal campo alla tavola il prezzo del pane cresce del 1066% Commenta
Roma, 30 maggio 2008 - Schizza alle stelle l'inflazione a causa soprattutto della inarrestabile corsa dei prezzi dell'energia, toccando a maggio il 3,6%, il livello più alto dall'agosto del 1996 (quando si registrò lo stesso valore).
Lo rende noto l'Istat diffondendo le stime preliminari per il mese di maggio, aggiungendo che i prezzi, rispetto al mese scorso, crescono dello 0,5%, contro il +0,2% di aprile.
L'inflazione di fondo (quella depurata dalle componenti piu' volatili come energia ed alimentari), aggiunge l'Istituto, sale al 2,6% contro il 2,5% di aprile. La crescita dell'indice al netto degli energetici è pari al 2,7%, in calo rispetto al 2,8% del mese precedente, mentre il tasso di inflazione acquisito per il 2008 raggiunge il 3%.
A spingere il livello inflattivo sono prima di tutto gli energetici che crescono del 12,9% rispetto allo stesso mese del 2007, in aumento rispetto al +10,5% di aprile. Ma contribuiscono alla nuova spinta anche gli alimentari, che registrano una crescita su base annua del 5,7% contro il +5,6% di aprile.
L'indice armonizzato (quello utilizzato per fare i confronti con gli altri paesi europei) aumenta su base annua del 3,7% (rispetto al 3,6% di aprile) e dello 0,6% rispetto ad aprile (pari al mese precedente).
Torna a correre l'inflazione anche in Eurolandia: secondo le prime stime pubblicate da Eurostat,l'ufficio statistico delle comunità europee, a maggio i prezzi sono aumentati del 3,6%, dopo il 3,3% del mese di aprile.
LA 'LETTURA' DI COLDIRETTI
Diminuiscono ancora i consumi di pane e pasta a seguito dalla ulteriore crescita dell'inflazione. E' il commento che la Coldiretti effettua di fronte agli ultimi dati Istat relativi all'inflazione registrata a maggio.
"L'aumento dei prezzi - si legge in una nota dell'organizzazione agricola che si basa su dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008 - favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5%), la pasta (- 2,5%) e in generale una grave stagnazione delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4%). In riduzione - continua la Coldiretti - risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5%), di carne bovina (- 3,4%) e di frutta (- 1,8%) mentre una positiva inversione di tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell'1,6%.
La Coldiretti prende spunto dal riacutizzarsi della crescita dei prezzi per ricordare l'effetto delle azioni speculative sia sui mercati internazionali che su quelli interni. "L'andamento attuale del prezzo del grano non offre alibi - viene infatti sottolineato - per ulteriori aumenti del pane che dovrebbe al contrario diminuire tenuto conto che le quotazioni del grano sono le stesse di inizio anno".
Al contrario, il prezzo del pane cresce, sempre secondo i calcoli dei produttori agricoli, del 1066% nel passaggio dal campo alla tavola, mentre quello del latte cresce di quasi quattro volte. "Ancora più grave - aggiunge l'associazione dei coltivatori - è la situazione nel settore delle carni con gli allevatori che hanno proclamato lo sciopero del prosciutto di fronte all'impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre nel biennio 2005-2007, secondo il Consorzio, le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari a circa 24,34 euro/kg".
"La moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola - conclude la Coldiretti - dimostra come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi". Secondo l'analisi della Coldiretti, su circa 467 euro al mese di spesa familiare, 238 euro (51%) vanno al commercio e ai servizi, 140 (30%) all'industria alimentare e 89 (19%) alle imprese agricole.
L'ADOC
Con il balzo dell'inflazione al 3,7% l'Adoc chiede al nuovo Governo interventi a sostegno della lotta al carovita, altrimenti si rischia una stangata di 1300 euro l'anno per le famiglie. «Chiediamo a Berlusconi di mettere come priorità la lotta al carovita, altrimenti le famiglie rischiano di subire una stangata di almeno 1300 euro annue -dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc- con i rincari delle bollette di luce e gas (250 euro), del riscaldamento (150 euro), di carburanti (450 euro) e alimentari (450) un'intera mensilità dello stipendio è destinata a sostenere l'aumento di spesa. Che nell'ultimo anno è stato di circa 380 euro solo per i carburanti».
Per l'Adoc, «occorre salvaguardare i redditi fissi, attraverso una riduzione della pressione fiscale e il calmieramento dei prezzi dei beni di prima necessità, a partire dai carburanti. Anche attraverso un taglio delle accise introdotte per eventi eccezionali dal 1935 al 2004, e poi rese permanenti, per un totale di 30 centesimi di euro sul prezzo al consumo. Così si risparmierebbero in media 270 euro di spesa per i carburanti. E i prezzi dei prodotti trasportati potrebbero subire un ribasso fino al 20%».
L'Associazione giudica, quindi, «grave e preoccupante» che a spingere l'inflazione verso l'alto siano sempre alimentari e carburanti.«La spirale inflazionistica a cui stiamo assistendo sta erodendo pesantemente i redditi delle famiglie e le loro possibilità di risparmio -continua Pileri- è gravissimo che tra i prodotti più soggetti ai rincari ci siano sempre gli alimentari e i carburanti, due beni irrinunciabili e a maggior diffusione d'acquisto. Stiamo assistendo ad un progressivo impoverimento delle famiglie italiane, circa il 25% si trova in gravi difficoltà finanziarie.
L'impoverimento delle famiglie comporta il conseguente impoverimento del Paese con la crisi industriale e del commercio che è sotto gli occhi di tutti».
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