Eurostat certifica il sorpasso economico sull'Italia. Si allarga con Madrid la forbice della ricchezza e il Belpaese precipita agli ultimi posti d'Europa. Ma il Censis avverte: "Noi ancora più forti, la zavorra è lo Stato troppo pesante"
BRUXELLES, 24 giugno 2008 - DAI RISULTATI di calcio alle performance economiche, Italia-Spagna è ormai una partita giocata a tutto campo. Così — dopo l’eliminazione degli Azzurri da Euro 2008 proprio per mano delle ‘Furie Rosse’ — arrivano i nuovi dati di Eurostat sul Pil pro-capite, espresso in termini di potere d’acquisto. Dati che non solo confermano il sorpasso di Madrid su Roma, ma che mostrano come nel 2007 la forbice si sia allargata. E come l’Italia sia agli ultimi posti tra i Paesi della Vecchia Europa, sopra solo a Grecia e Portogallo. I numeri di Eurostat parlano chiaro: fatta 100 la media dell’intera Ue, lo scorso anno la Spagna ha chiuso con un Pil pro-capite a quota 107, contro quota 101 dell’Italia. Ben sei punti di differenza, dunque, contro i due del 2006, quando Madrid a quota 105 scavalcò Roma ferma a quota 103.
Un sorpasso che fu annunciato in maniera trionfale dal premier spagnolo Luis Zapatero e che provocò l’ira dell’ex premier Prodi. Ieri Zapatero è tornato alla carica, affermando che l’impegno collettivo della Spagna negli ultimi anni "ci ha portati a ottenere successi importanti, pochi mesi fa abbiamo superato un paese amico e caro come l’Italia in reddito pro-capite, adesso abbiamo fatto il sorpasso nel calcio e tutti sappiamo lo sforzo che ci costa e perciò non abbasseremo la guardia". L’allarme si riferisce alla crescita dell’economia spagnola, che nel 2008 sarà inferiore al 2%, livello al di sotto del 2,3% indicato dal Governo.
di Olivia Posani
NON CREDE al declino dell’Italia, Giuseppe Roma. Anzi, secondo il direttore generale del Censis c’è "un’Italia competitiva che sta andando benissimo".
La famosa "minoranza vitale"...
"Minoranza, ma ormai non tanto piccola. Nessuno dice che abbiamo recuperato le quote di mercato internazionale che avevamo nei primi anni Duemila. Negli ultimi 5 anni abbiamo aumentato le esportazioni del 93%. Abbiamo 200mila imprese sotto i 50 addetti, mentre la Germania ne ha 120mila. E siamo secondi solo alla Germania come incremento di export. Insomma, comincia ad esserci una parte dell’Italia, fatta anche di tanti giovani laureati, che guarda al mondo, che non si fa imbrigliare nelle piccole beghe di casa nostra. Peccato che non ci siano le condizioni perché queste energie poi trainino il Paese".
E infatti siamo terzultimi nella vecchia Europa in termini di Pil pro-capite, con la Spagna che continua a distanziarci.
"La Spagna non mi fa paura. Dal 2006 ha il cosiddetto potere d’acquisto comparato pari a 25.400 euro, l’Italia sta a 25mila. Però l’Italia ‘produce’ circa 1.500 miliardi di euro l’anno e la Spagna 980. Quindi come economia siamo il 50% più grandi. E siamo anche più vitali da un punto di vista imprenditoriale. Di contro loro hanno una pubblica amministrazione che ha utilizzato benissimo le risorse europee, mentre noi le rimandiamo indietro. Ma hanno giocato un po’ tutto sull’immobiliare e ad aprile, rispetto all’anno precedente, il Pil delle costruzioni in Spagna è diminuito del 22%. E’ quindi chiaro che anche da loro è scoppiata la bolla immobiliare. I problemi cominceranno a farsi sentire sin da quest’anno, anche perché non possono più contare sui fondi di coesione europea con i quali hanno fatto tutte le infrastrutture. Insomma, dubito che ci potranno superare dal punto di vista dell’economia. E’ un po’ come per il calcio: la squadra spagnola ci ha battuti agli europei, ma non è stata affatto brillante".
Allora perché abbiamo l’idea di una Spagna che cammina mentre l’Italia arretra?
"Perché è vero, siamo noi che non cresciamo più. E non cresceremo fino a quando non riusciremo a risolvere i 3-4 problemi di fondo che ci portiamo dietro da anni".
Ovvero?
"La criminalità organizzata, innanzitutto. Nel Centro-Nord le performance italiane sono al top dell’Ue. Ma poi ci sono le regioni del Mezzogiorno in mano a mafia e camorra. E’ evidente che lì non si possa sviluppare il mercato. Altro problema è l’enorme peso improduttivo della pubblica amministrazone. Si torna a parlare di economia mista e anche il ministro Tremonti sottolinea che il mercato da solo non basta. Ma lo Stato è un bluff, non ha più una lira. Non solo, brucia risorse in spesa inutile o investimenti negativi. Se e quando interviene lo fa solo per aiutare corporazioni e lobbies, invece di impegnarsi a fondo sul controllo del territorio. L’unico modo che ha lo Stato per aiutare il Paese è fare un passo indietro".
Invece è appena uscita una ricerca del Censis da cui risulta che gli italiani hanno una voglia crescente di Stato...
"Sì, voglia di Stato centrale non tanto come fatto civico, ma come desiderio di protezione rispetto a fenomeni che possono mettere fuori gioco buona parte della popolazione. C’è paura della globalizzazione, dell’impoverimento, e c’è anche un diffuso senso di insicurezza. Nel Paese sono ancora troppo forti tutti gli aspetti di retroguardia. Guardando l’Italia dall’estero fa rabbrividire la lentezza nel realizzare le cose, lo spreco di risorse, la protervia per cui nessuno è mai punito, il lassismo, l’irresponsabilità diffusa. In queste condizioni, in cui sembra impossibile fare qualsiasi cosa, vedo invece splendide figure di imprenditori, di ricercatori e di gente impegnata nel volontariato. C’è un’Italia nell’ombra, che non appare, ma che regge tutto".
Il pizzaiolo siciliano Pasqualino Barbasso si prepara per lo show di pizza acrobatica, riuscendo a far roteare un 'disco' di pasta del diametro di due metri. Barbasso, che ha vinto il titolo nel 2002, gira il mondo con il suo show. Qui è a Ostrava, nella repubblica