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GIOVEDI' NERO

Wall Street chiude a picco
Petrolio oltre i 140 dollari

Il petrolio oltre i 140 dollari al barile ha fatto crollare Wall Street riportando indietro a 21 mesi fa il Dow Jones che ha chiuso ai minimi dal settembre 2006. A spingere in basso i listini Usa l'incubo della crisi

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Borsa New York, 26 giugno 2008- Il petrolio oltre i 140 dollari al barile ha fatto crollare Wall Street riportando indietro a 21 mesi fa il Dow Jones che ha chiuso ai minimi dal settembre 2006. A aggravare la situazione il consiglio dato da Goldman Sachs (il principale operatore sui mercati di futures del petrolio) ai suoi clienti di vendere i titoli bancari e del settore automibilistico Il Dow Jones è crollato dello 3,03 per cento per finire a quota 11.453,42 punti. Peggio ha fatto il Nasdaq che ha ceduto lo 3,33 per cento per finire le contrattazioni a 2.321,37 punti.

 

A spingere in basso i listini Usa l'incubo della crisi che si riaffaccia sulle piazze finanziarie all'indomani della decisione della Fed di lasciare i tassi di interesse invariati al 2%, una mossa che ha fatto perdere nuovamente quota al dollaro spingendo l'euro ai massimi da tre settimane.

 

Una giornata convulsa per i listini, innervositi anche dalle parole del presidente dell'Opec, Chakib Khelil, che ha messo in guardia sul rischio che quest'estate il prezzo del greggio possa toccare i 150-170 dollari, previsione che ha spinto le quotazioni a oltrepassare la sogliadei 140 dollari Sotto i riflettori tornano i bancari. L'annuncio dell'aumento di capitale di Fortis e l'ombra di nuove svalutazioni hanno messo in allarme gli investitori. Secondo Goldman Sachs 'Citigroup', la prima banca Usa, rischia di dover fronteggiare svalutazioni per altri 8,9 miliardi di dollari e di dover nuovamente tagliare i dividendi, per l'impatto della crisi dei mutui. Il colosso Usa è stato inserito dalla banca d'affari nella lista dei titoli da vendere insieme al colosso dell'auto General Motors che ha subito un vero e proprio tracollo in borsa trainando al ribasso Wall Street. Goldman, che ha anche tagliato il rating su Gm a 'sell' da 'neutral', ritiene che i principali rischi del produttore d'auto siano rappresentati dalla probabile diluizione del capitale, dal taglio del dividendo e dalla riduzione della liquidità.

 

Inutili le rassicurazioni del numero uno del gigante di Detroit, Rick Wagoner, secondo cui il gruppo ha liquidità sufficiente fino alla fine dell'anno: il titolo ha perso il 12% fino a 11,21 dollari, toccando i minimi da 53 anni. Il giudizio di Goldman Sachs segue quello di Fitch che ha tagliato il rating sia di Gm che di Chrysler a 'B-' da 'B' lasciando aperta la porta a ulteriori tagli. Goldman ha anche tagliato i target price di Ford Motor da 8 a 5 dollari.
Inevitabile le ripercussioni sui listini: i timori di un crollo della domanda nel comparto auto e di una crisi di liquidità per le grandi società del settore (Chrysler è stata costretta a smentire i rumors di bancarotta) si sono uniti alle preoccupazioni determinate dal caro greggio e dagli effetti della crisi subprime.










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