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SCONTRO SULLA GIUSTIZIA

Rissa sulle intercettazioni
E oggi arriva il Lodo

La denuncia di Ghedini e Cicchitto: "Nuove pubblicazioni per indebolire il Governo"

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silvio berlusconi ROMA — GIÀ CARICA di tensione per le polemiche sulle norme «salva premier», ora l’aria s’è fatta pesantissima. Il settimanale di Carlo De Benedetti, L’Espresso, pubblica intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi con l’ex direttore di Rai fiction Agostino Saccà e con un produttore tv, dove si parlava di sistemare attrici (ma Saccà ribadisce che nessuna di quelle segnalazioni è poi «andata a buon fine»), di affidamento di produzioni e di passaggi di parlamentari da uno schieramento all’altro (si era nell’autunno del 2007).

UNA TEGOLA che Berlusconi probabilmente si aspettava e che invelenisce il clima già pesante per la richiesta del Pdl di dimissioni di Nicola Mancino, vice presidente del Csm, per le anticipazioni del parere sul «salva premier». Il tutto mentre, oggi, il Governo licenzierà il Lodo Schifani che sarà discusso alla Camera a fine mese e su cui il ministro Elio Vito sembra attendere disponibilità dal Pd. Niccolò Ghedini, avvocato e deputato di Berlusconi, prende spunto dalla pubblicazione delle nuove intercettazioni per annunciare querela e per denunciare che per l’«ennesima volta e con assoluta tempestività» c’è stata una nuova violazione della legge che dimostra «ulteriormente la necessità» di una nuova normativa sulle intercettazioni. «Come volevasi dimostrare», incalza Fabrizio Cicchitto, secondo il quale «aveva ragione Berlusconi con le sue denunce». Il presidente dei deputati Pdl è convinto che si sia all’inzio di una «torbida operazione» per cambiare il quadro politico ad opera di un «nuovo partito della crisi». La pubblicazione delle intercettazioni coinvolge in minima parte anche alcuni esponenti del Pd, che ha mantenuto un basso profilo. Non così Antonio Di Pietro, che ha parlato di strategia comune Pdl-Pd: «La legge sulle intercettazioni passerà sicuramente perché coinvolge trasversalmente persone di entrambi gli schieramenti».

IPOTESI SMENTITA dal ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia: «Non c’è e non ci può essere nessuno scambio tra la norma ‘blocca processi’ e il lodo Schifani». Che riguarderà quattro cariche istituzionali: Capo dello Stato, i presidenti delle due Camere e il premier, e con soli due articoli specifica che ci sarà una «sospensione dei processi» e non l’«improcedibilità» com’era invece nel lodo Schifani che la Consulta bocciò già una volta. Tutti i processi a carico dei 4 vertici istituzionali saranno sospesi (tranne per l’alto tradimento e l’attentato alla Costituzione»), anche se vi si potrà rinunciare. La sospensione rimarrà per tutta la durata della carica e sarà reiterabile solo per il premier e solo nell’ambito della stessa legislatura (in caso di rinvio a giudizio dopo la fine del mandato, Berlusconi dovrebbe comunque rinunciare alle ambizioni sul Quirinale). Sul questo Lodo, il Governo vuole accelerare: il ddl avrà una corsia preferenziale perché sarà discusso alla Camera già il 28 luglio. Il Csm da una parte è investito dalle polemiche per le troppe indiscrezioni che ieri Mancino ha di nuovo condannato («Dobbiamo parlare solo con gli atti») minacciando le dimissioni che invece gli ha chiesto esplicitamente Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato, mentre altri del Pdl hanno plaudito al suo ammonimento. Dall’altra parte, con la sola opposizione del Pdl Michele Saponara, la sesta commissione ha approvato, con qualche «ritocco», il documento che boccia lo stop ai processi per i reati commessi prima del luglio 2002.

 

Ugo Bonasi










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