Le toghe protestano contro l'intervento, previsto dal decreto legge collegato alla manovra economica, nel quale si prevedono tagli di risorse e stipendi. Ma anche per le norme sulla sospensione dei processi e sulle intercettazioni
Roma, 5 luglio 2008 - L'associazione nazionale magistrati ha proclamato lo stato di agitazione contro l'intervento, previsto dal decreto legge collegato alla manovra economica, nel quale si prevedono modifiche per il trattamento retributivo delle toghe.
Il parlamentino delle toghe, a maggioranza, ha infatti deliberato "lo stato di agitazione, riservando l'adozione di ogni misura di protesta alla luce dell'evoluzione del quadro normativo" con la convocazione permanente del comitato direttivo centrale "per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo". Il documento è stato approvato dagli esponenti di Unicost, magistratura democratica e movimento per la giustizia, mentre magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe, ha votato un suo documento.
Naturalmente i giudici protestano anche contro la politica del Governo sulla giustizia: in particolare sulla sospensione dei processi, sulla riforma delle intercettazioni, sulla diminuzione degli stanziamenti per Via Arenula fino al 40% del budget e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo.
A far traboccare il vaso, però, è stato l'articolo 69 del decreto legge n. 112 che, sottolinea il sindacato delle toghe, prevede "un intervento peggiorativo senza interventi sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati", con la trasformazione degli scatti da biennali a triennali (che potrebbe portare alla riduzione degli stipendi pari a un minimo di 1.200 a un massimo di 2.200 euro) con "l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria".
La "dichiarazione di esponenti dell'esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma - rivela la Anm - non fà venire meno la preoccupazione per l'ennesimo intervento di riduzione del trattamento retributivo e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per l'efficacia della giurisdizione e per la dignità del lavoro dei magistrati".
Il sindacato delle toghe, quindi, chiede che sia "cancellata" la disposizione prevista nel decreto legge e che sia "prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico". Inoltre, "la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziaria e di disagio dei magistrati che vi lavorano - si legge nella delibera approvata - impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta".
A questo scopo, l'Anm adotterà iniziative per spiegare all'opinione pubblica "la grave situazione in cui versa la giurisdizione" e per ribadire proposte "capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia". L'associazione magistrati, quindi, ribadisce il suo impegno per una "intransigente difesa dei principi costituzionali" dell'autonomia e della dipendenza dei magistrati.
Nel documento, poi, ricorda come alcuni degli interventi attuati dal governo, anche con provvedimento di urgenza, contengono disposizioni "che appaiono di segno contrario" rispetto alle proposte avanzate per ridare "efficacia e funzionalità alla giurisdizione". La Anm, infatti, torna a sottolineare come "gravissime disfunzioni del processo penale" e "ingiustificate disparità di trattamento" potranno venire dalla "generalizzata sospensione dei processi" prevista nel decreto sicurezza e ricorda come alcune disposizioni contenute nel Ddl intercettazioni "ridurrebbero drasticamente l'efficacia dell'azione di contrasto all'illegalità". Infine "il governo è intervenuto - osserva la Anm - ancora una volta con il ricorso alla decretazione di urgenza, riducendo drasticamente le risorse destinate al settore della giustizia, con una diminuzione degli stanziamenti fino al 40% e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo".
Anche Magistratura Indipendente si è mostrata fortemente critica nei confronti della classe politica, prendendo atto che "ad oggi le questioni più direttamente rilevanti per interventi organici di riforma strutturale del sistema giudiziario sono rimaste sullo sfondo: i tagli prefigurati delle risorse renderanno sostanzialmente impossibile - rileva la corrente più moderata delle toghe (l'unica a non avere incarichi nella giunta dell'Anm) - la quotidiana amministrazione della giustizia impedendo la rapida trattazione dei processi".
Le rivendicazioni economiche per un trattamento di stipendio omogeneo alle altre magistrature, osserva ancora Mi "hanno trovato come sola risposta un decreto legge che comporta, di fatto, una riduzione dei nostri stipendi con danno rilevante specie per i colleghi più giovani".
Criticando dunque fortemente "la sordità di parlamento e governo", Magistratura Indipendente denuncia anche la "scarsa incisività" dell'attuale giunta del sindacato delle toghe, a suo parere fino ad oggi "non in grado" di rappresentare il "profondo disagio" delle toghe. Per Mi, l'associazione magistrati deve dare "l'avvio ad una stagione di forti rivendicazioni, aprendo finalmente una reale 'vertenza giustizia' ", e sulla questione economica, auspica che, una volta verificato lo stato degli interventi legislativi, il parlamentino delle toghe "adotti tutte le eventuali iniziative di più ferma protesta" quali "la cessazione delle prestazioni di lavoro estranee ai compiti istituzionalmente spettanti ai magistrati".
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione