Il governatore pessimista: "I segnali di allarme si stanno infittendo. E l'aumento dei prezzi erode il potere d'acquisto: le retribuzioni dei dipendenti non sono molto al di sopra del livello di 15 anni fa"
Roma, 9 luglio 2008 - Sull'inflazione "i segnali di allarme si stanno infittendo". Ad affermarlo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel corso del suo intervento all'Assemblea annuale dell'Abi. "In tutti i maggiori paesi - afferma il governatore - il tasso di inflazione è cresciuto. Anche se l'inflazione 'di fondo', al netto dei prodotti energetici e alimentari, è più contenuta, i segnali di allarme si stanno infittendo".
"Nell'area dell'euro - ha spiegato il governatore - l'inflazione al consumo aveva già raggiunto a maggio il livello più elevato dall'inizio degli anni '90 (3,7%), nei dati provvisori di giugno si è portata al 4%. Anche in Italia vi è stata una brusca accelerazione". Il governatore per questo ha messo in evidenza come "secondo le previsioni dell'eurosistema l'aumento dell'inflazione nell'area è temporaneo, ma sarà più persistente di quanto ci aspettavamo alcuni mesi fa: la crescita dei prezzi dovrebbe moderarsi solo gradualmente nel corso del 2009 pur restando abbastanza a lungo al di sopra del 2%".
E l'aumento dei prezzi erode il potere d'acquisto delle famiglie: le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti non sono molto al di sopra del livello di 15 anni fa, continua il governatore della Banca d'Italia.
"Contrastando il rialzo dell'inflazione - sottolinea Draghi - si difende il reddito disponibile delle famiglie. L'aumento dei prezzi erode il potere d'acquisto, abbassa il valore reale della ricchezza finanziaria, contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita". "Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa".
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione