Al parlamento europeo è passata la risoluzione di Pse, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra europea: 336 sì, 220 no e 77 astenuti. Ma il pronunciamento ha un valore poitico, non operativo
Strasburgo, 10 luglio 2008 - Sulle misure d'emergenza per i campi nomadi il governo ha perso la battaglia di Strasburgo (combattuta con convinzione, per la verità, solo negli ultimi giorni) e ha dovuto incassare una vera e propria censura. La risoluzione, intitolata "sul censimento dei rom su base etnica in Italia" è stata votata da 336 eurodeputati, contro 220 e 77 astenuti; fra questi ultimi, molti membri del Ppe, che in principio avrebbero dovuto difendere i colleghi della maggioranza italiana.
La reazione di Roberto Maroni è "indignata", perché, ha affermato il ministro dell'Interno, "la risoluzione votata dalla sinistra del Parlamento europeo è basata su presupposti falsi". E anche perchè così "si attacca l'azione di un Governo che per la prima volta in Italia pone in atto misure per risolvere una situazione di degrado". Il ministro ha parlato insieme al collega alle Politiche europee, Andrea Ronchi, e al ministro degli Esteri Franco Frattini, durante una conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Stampa Estera a Roma.D'accordo con Ronchi - che ieri era venuto a Strasburgo e aveva detto di sperare in un rinvio del voto - Maroni ha definito quella di oggi come "una delle pagine peggiori delle istituzioni europee".
Il ministro dell'Interno ha comunque riconosciuto che "c'è stato forse un difetto di comunicazione" da parte sua. Ma soprattutto, ha aggiunto, "una strumentalizzazione della sinistra che ha portato al voto".Maroni ha riferito che, dopo il suo incontro di lunedì con il commissari Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, in cui gli aveva consegnato un documento di tre pagine che spiegava il senso delle misure italiane, il commissario gli aveva chiesto per lettera ulteriori chiarimenti, a cui il ministro ha risposto in tempi rapidissimi. La risposta è arrivata "ieri sera tardi", ha detto Barrot all'Europarlamento, durante un intervento in plenaria in cui ha riferito tutte le informazioni ricevute da Roma, lasciando all'Assemblea la decisione se votare lo stesso o no.
Secondo Maroni, a questo punto, visto che diversi chiarimenti erano già arrivati ma altri erano ancora in corso fra Roma e Bruxelles, non si sarebbe dovuto votare, ma attendere prima di avere tutte le informazioni fattuali a disposizione. Proprio questa richiesta è stata effettuata, a nome del Ppe, dall'eurodeputato tedesco Manfred Weber.
Ma la strategia concordata fra il governo e i suoi sostenitori nel Ppe per disinnescare il voto sulla risoluzione è fallita di fronte alla determinazione del campo avverso, quando il capogruppo Pse Martin Schulz, che ieri era sembrato 'possibilista', ha dichiarato che la risposta italiana riferita da Barrot era "incompleta e non particolarmente precisa".
Sventolando un formulario usato in un campo nomadi napoletano (quello con le impronte digitali che precisava etnia e religione delle persone da identificare), ha detto ai colleghi: "Voi conoscete questa scheda, serve nelle indagini penali e non per tutelare i bambini. Dobbiamo assolutamente approvare oggi questa risoluzione, per dare un messaggio chiaro dell'Europarlamento".
Poco importava, a questo punto, che lo stesso Maroni avesse sconfessato quel formulario, pubblicato qualche settimana fa dalla Comunità di Sant'Egidio e inviato martedì in facsimile per email dall'eurodeputato Fabio Ciani (Pd) a tutti i colleghi. La richiesta di rinvio è stata respinta con 316 voti contro 293 e 14 astenuti, una maggioranza chiara ma non amplissima, e forse con uno sforzo maggiore e più tempestivo da parte del governo e degli eurodeputati del Pdl il tentativo avrebbe avuto successo. La "sinistra", ha denunciato il ministro dell'Interno, ha voluto un voto che non poteva che essere basato su "presupposti falsi".
Maroni, comunque, ha annunciato che il censimento dei campi nomadi andrà avanti e terminerà "entro il prossimo 15 ottobre". Finora, ha riferito, sono circa 1.000 i campi abusivi censiti in Italia, dei quali 100 a Roma.
La risoluzione di Strasburgo, d'altra parte, "esorta" i governo italiano a cessare solo il rilevamento delle impronte digitali dei rom, ed esprime "preoccupazione" per la dichiarazione dello stato d'emergenza nelle tre regioni interessate, ma non ha valore giuridicamente vincolante (non è un'ingiunzione).
Il ministro delgi Esteri ed ex commissario Ue alla Giustizia, Franco Frattini, ha spiegato, appunto, che "non si tratta di un 'aut aut' all'Italia". "Abbiamo assistito - ha detto - a un voto pregiudiziale; l'Europarlamento è un organo politico, ma gli unici arbitri - ha puntualizzato Frattini - sono la Commissione e la Corte europea di giustizia". "L'indegna accusa di razzismo - ha concluso comunque il ministrod egli Esteri - va respinta assolutamente".
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