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Calabrò: "Riforma della Rai non è più rinviabile"

Relazione del presidente dell'Agcom al Parlamento: "Serve una norma ad hoc per viale Mazzini. Finito il duopolio televisivo: con Sky è diventato un mercato a tre. Modificare la legge sulla par condicio"

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Corrado Calabrò, garante delle comunicazioni Roma, 15 luglio 2008 - La Rai ha bisogno di una riforma che "non e' piu' rinviabile", perche' l'azienda non puo' competere ''impacciata'' dalle norme amministrativo-contabili e insieme ''paralizzata da spinte e controspinte politiche''. E' questo il nuovo grido d'allarme lanciato dal presidente dell'Autorita' per le Comunicazioni, Corrado Calabro', nella Relazione annuale al Parlamento.

 

Calabro' chiede che ''alla riforma della Rai si pervenga al piu' presto, puntando sull'efficienza, magari enucleando e anticipando alcune norme indifferibili che coniughino il carattere imprenditoriale della governance con il perseguimento degli obiettivi di fondo di un servizio pubblico con marcate finalita' d'interesse generale, svincolato dall'abbraccio dei partiti''. Insomma una legge ad hoc che non rientri in una riforma piu' vasta dell'emittenza e che abbia tempi di approvazione certi e rapidi.

 

La riforma di Viale Mazzini, insiste Calabro' nella Relazione, ''e' un tema importante sotto l'aspetto ideologico-politico e urgente sul piano pratico''. ''La Rai - sottolinea ancora il presidente dell'Agcom - non puo' competere - e non puo' nemmeno funzionare accettabilmente - impacciata, com'e', da un reticolo di norme amministrativo-contabili che mal si attaglierebbero a un'amministrazione tradizionale (e che non sono affatto inscindibili dalla missione di servizio pubblico dell'ente) e, nel contempo, paralizzata da spinte e controspinte politiche''.

 

FINE DEL DUOPOLIO

 

Il mercato della televisione e' passato da un duopolio Rai-Mediaset, che rimane ancora solo per la distribuzione degli ascolti, ad un 'mercato a tre', con Rai, Mediaset e Sky che occupano ''posizioni comparabili'' sul fronte dei ricavi, grazie alla crescita del satellite. Nella sua relazione al Parlamento il presidente dell'Autorita' per le Comunicazioni, Corrado Calabro', ridefinisce l'assetto del settore televisivo alla luce dei nuovi pesi dei diversi operatori.

 

''Permane la concentrazione binomiale di emittenti per quanto riguarda l'audience (Rai e Mediaset sono all'82.3%, con un 84.1% dei ricavi nel mercato della raccolta pubblicitaria, ndr) - rileva Calabro' - ma in un assetto economico complessivo che vede ormai tre soggetti in posizioni comparabili, per il ruolo sempre crescente assunto da Sky Italia: nel 2007 la Rai ha registrato ricavi per 2.739 milioni di euro, Rti per 2.411 milioni, Sky per 2.347 milioni''. Fatturati che, fa notare l'Autorita', si riferiscono al mercato italiano e prendono in considerazione solo ricavi netti da pubblicita' e pay tv.

 

Nell'ultimo anno, sottolinea Calabro' nella Relazione, si sono registrati ''un ulteriore consolidamento del peso della televisione a pagamento rispetto all'ammontare complessivo delle risorse del settore, un rafforzamento delle nuove piattaforme digitali, satellitare e terrestre, a scapito della tv analogica, un aumento della pressione competitiva determinato da un processo di transfluenza che vede le televisioni tradizionalmente free fare il loro ingresso nella tv a pagamento e l'acquisto di crescenti quote di mercato pubblicitario da parte degli operatori di pay tv''.

 

In particolare, fa notare il presidente dell'Agcom, ''per la prima volta, nel 2007, si e' anche registrato un valore dei ricavi da pubblicita' sotto la soglia del 50% del totale dei ricavi del settore tv (48.8% rispetto al 50.2% del 2006), mentre continua la crescita della pay tv (da 28.2% del 2006 a 28.8%, nel 2007) e si assiste a una lieve riduzione percentuale del canone (da 19.6% del 2006 a 19.4% del 2007)''.

 

In generale, poi, ''si registra un lieve incremento anche da parte degli operatori minori, che percentualmente - dice Calabro' - hanno avuto una crescita maggiore che nel 2006''. L'esempio citato e' quello di Telecom Italia Media, passata da 162 milioni di euro nel 2006 a 188 milioni nel 2007. 

 

TELECOM

 

L'indice di concentrazione "ha proseguito la sua strutturale diminuzione in tutti i mercati della filiera delle telecomunicazioni" e anche nella telefonia fissa "Telecom Italia mantiene il suo primato storico di ex monopolista, ma negli ultimi tre anni la quota di mercato dell' incumbent è scesa di 10 punti, dal 94 all'84%". E' questa l'analisi del mercato delle telecomunicazioni contenuta nella relazione annuale al Parlamento dell'Autorita' per le Comunicazioni, letta dal presidente Corrado Calabro'.

 

La riduzione della quota di mercato 'fisso' detenuta da Telecom ha permesso "un deciso recupero di reddittività degli operatori alternativi, con incrementi che arrivano al 60%; nell'ultimo anno sono cresciuti gli investimenti sulla rete fissa deli altri operatori" con incrementi del 15%. Anche l'ingresso degli 'operatori virtuali' nella telefonia mobile (sono gli operatori che non hanno proprie infrastrutture ma le affittano dai big) "ha ulteriormente vivacizzato la concorrenza in atto" con oltre 500mila clienti in pochi mesi.

 

Calabro' ha ricordato che l'Autorità, in funzione di una ancor maggiore apertura del mercato, "ha intrapreso un processo verso condizioni di organica parità di trattamento nell'accesso alla rete" di Telecom. La procedura e' già in fase avanzata e il 18 giugno "Telecom ha consegnato settantadue impegni suddivisi in dieci gruppi, indirizzati al superamento dei problemi concorrenziali di accesso alla rete". "Gli impegni presentati non sono immodificabili" sottolinea Calabro' e l'Agcom li valutera' anche sulla base di una consultazione pubblica a cui parteciperanno anche gli altri operatori. 

 

PAR CONDICIO

 

L'attuale normativa sulla 'par condicio' dei politici in televisione va modificata, ''per adeguare la legge sia alla realta' cui intendeva riferirsi sia al mutamento tecnologico intervenuto''. Questo anche perche' "nonostante il proliferare dei nuovi mezzi di comunicazione, la campagna elettorale si fa ancora quasi interamente in televisione. E' la televisione a dettare i tempi e le modalita' del dibatito politico".

 

Il presidente dell'Autorita' per le Comunicazioni, Corrado Calabro', nella sua Relazione annuale al Parlamento, torna a chiedere un 'aggiornamento' della par condicio alla luce delle ''difficolta' riscontrate nell'applicazione'' della normativa vigente in occasione delle ultime elezioni politiche.

 

Calabro', ricordando le difficolta' dell'ultima campagna elettorale, le motiva con una situazione ''ben diversa da quella presupposta dalle leggi da applicare, vale a dire la convergenza degli attori della campagna elettorale su due coalizioni'', dovendo gestire ''diciotto liste in competizione e quindici candidati premier che reclamavano tutti uguale spazio in televisione e confronti incrociati''. Una situazione ''ulteriormente complicata'' dalla proliferazione dei programmi di approfondimento e dalla loro sovrapposizione con la comunicazione politica 'tout court'. In questo difficile contesto, l'organismo di garanzia ha fornito i criteri per applicare il principio di parita' di trattamento, ''da intendersi come trattamento in modo analogo di situazioni analoghe'': un'interpretazione, rivendica Calabro', ''che ha retto''. Inoltre e' intervenuto piu' volte, ''con delibere assunte all'unanimita''', per il riequilibrio dell'informazione, ''che sostanzialmente c'e' stato''. Il voto ha prodotto una semplificazione del panorama politico, con un Parlamento formato dal ''minor numero di partiti dal dopoguerra a oggi'', rileva il presidente dell'Autorita', ribadendo pero' che ''le difficolta' riscontrate nell'applicazione della legge vigente confermano la necessita' della sua revisione''.










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