L'ex presidente del gruppo di tlc: "La cosa era non solo non nota, ma era neanche immaginabile". L'ex segretario Ds: "Non mi sono mai occupato di Telecom. Non ho mai avuto conti esteri. Querelerò Tavaroli, il giornalista, il giornale"
Milano, 23 luglio 2008 - L'esistenza di una struttura come il Tiger Team all'interno di Telecom Italia per infiltrarsi nella rete di aziende concorrenti o persino dell'Agcom era "inimmaginabile" secondo l'ex presidente del gruppo di tlc Marco Tronchetti Provera. Nei verbali dell'interrogatorio tenutosi il 27 giugno davanti ai pm Napoleone e Piacente, Tronchetti dichiara: "La cosa era non solo non nota, ma era neanche immaginabile all'interno dell'azienda, non c'era nessuna indicazione di questo genere".
La security, secondo la deposizione di Tronchetti, sentito come testimone, svolgeva in tal riguardo un ruolo "di cui i vertici dell'azienda non avevano nessuna evidenza, ma anche dall'interno dell'azienda non arrivava nessun segnale che esistesse qualche cosa di questo genere".
Secondo Marco Tronchetti Provera la security di Telecom era ''autoreferenziale al 100 per cento''. Per l'ex presidente di Telecom, ''quel mondo che io considero la zona grigia che speravo fosse esterna a Telecom e invece ha lambito Telecom, spero poco perché spero che si sia soltanto concentrata su poche persone in Pirelli e in Telecom, quei metodi di lavoro - dichiara Tronchetti - non aveva niente a che vedere con quelli che erano i canali del gruppo (...) Tutto questo è un mondo davvero estraneo, esterno, di non interesse, proprio interesse zero per l'azienda''.
''Questo modo di agire - a dire dell'ex presidente di Telecom - non ha avuto nessuna influenza né diretta né indiretta'' sulla gestione dell'azienda, ''sui rapporti istituzionali (...) Questa è l'anomalia di tutte queste cose''.
FASSINO: "NON SONO UN CORROTTO"
"Il giornalismo si è abituato a descrivere i politici come una casta di corrotti. Io non sono corrotto e faccio politica per passione. Preferisco non avere alcuna forma di immunità, perchè non ho nulla da nascondere".
Lo afferma l'ex segretario Ds, Piero Fassino, ad 'UnoMattinà. Sulle dichiarazioni di Tavaroli Fassino aggiunge: "Sono falsità. Non mi sono mai occupato di Telecom. Non ho mai avuto conti esteri. Non ho mai ricevuto tangenti. Non so cosa ci sia dietro, ma è immondizia puzzolente, una materia torbida che non mi riguarda e non mi coinvolge. Alcuni giornalisti pensano che il principio di responsabilità valga solo per altri. Querelerò Tavaroli, il giornalista, il giornale ed estenderò la mia azione legale a chiunque dovesse pubblicare questa infamia".
Fassino nega che ci sia gelo nei suoi confronti: "Ho ricevuto solidarietà da tutto il Pd, da Casini, da alcuni espoennti della Pdl e della società italiana". Fassino ricorda di avere già subito "per due anni l'aggressione giornalistica e di un provocatore, ora perseguito, secondo il quale avrei preso tangenti per Telekom Serbia con Prodi e Dini. Poi la vicenda Unipol, per la quale i magistrati hanno concluso con una sentenza di rinvio a giudizio per altri, nella quale io non c'entro assolutamente nulla".
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione