Parlando alla festa del Pd a Firenze il presidente della Camera spiega di trovare utile l'iniziativa, ma, allo stesso tempo, si dice convinto che dare il diritto di voto non è una garanzia, "devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri"
Firenze, 3 settembre 2008 - "Gianfranco Fini non è contrario alla proposta avanzata da Walter Veltroni sul diritto di voto alle amministrative per gli immigrati. Parlando alla festa del Pd a Firenze il presidente della Camera spiega di trovare utile l'iniziativa, ma, allo stesso tempo, si dice convinto che dare il diritto di voto non è una garanzia assoluta di integrazione".
Il diritto di voto agli immigrati "non deve essere visto nè come un'ipotesi sciagurata, nè come garanzia assoluta di integrazione. È illusorio pensarlo", spiega il presidente della Camera.
Secondo il presidente della Camera, ospite della festa di Firenze il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati non è, dunque, "un'ipotesi sciagurata" o "un'idea criminale". Ma se gli immigrati vogliono integrarsi nella società e quindi partecipare alla vita pubblica "devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri".
Fini elenca: "quando parlo di doveri mi riferisco ad avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi, pagare le tasse, insomma dimostrare di volersi davvero integrare".
"Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia -prosegue il presidente della Camera- bisogna essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri perchè diritti e doveri devono stare insieme".
"Sarebbe utile cercare di avvicinare tutte le posizioni". È questo l'auspicio del presidente della Camera, Gianfranco Fini, a proposito della riforma della giustizia. Parlando alla festa del Pd a Firenze, il presidente della Camera spiega che su un tema come la giustizia è da ricercarsi il dialogo sia tra le forze politiche che con gli operatori. "La volontà di confrontarsi non solo in sede politica ma anche con gli operatori c'è nelle corde della politica", aggiunge.
"Il mio auspicio è che ci si confronti serenamente. Solo chi è profondamente insicuro delle proprie idee ha paura di confrontarsi con l'altro", osserva Fini che aggiunge: "se si trova l'intesa, si sottoscrive con convinzione. Se l'intesa non si trova, le elezioni servono per stabilire una maggioranza e una opposizione".
Fini conclude ribadendo il suo invito al confronto: "per la riforma della giustizia, il governo prenderà l'iniziativa nei prossimi giorni con un disegno di legge. Sarebbe utile cercare di avvicinare le posizioni. Non è un momento positivo per la democrazia quando la gente perde fiducia nell'ordinamento giudiziario".
"Ho trovato le polemiche da destra e da sinistra fuori luogo". Così Gianfranco Fini definisce le polemiche agostane che hanno accompagnato il sì di Giuliano Amato a partecipare ad una commissione su invito di Gianni Alemanno.
"Amato è un uomo di parte -prosegue Fini- ma è altrettanto noto a tutti che ha svolto incarichi con equilibrio istituzionale".
"Se tutti anzichè darci reciprocamente addosso, ragionassimo di più, contribuiremmo a costruire un clima più civile in cui si individuerebbero meglio quelli che impediscono alla politica italiana di fare passi in avanti". A Fini viene chiesto in particolare di commentare il duro attacco ad Amato da parte del capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, e il presidente della Camera ripete: "vale quello che ho appena detto. Sono state dette cose che appartengono a un dibattito estivo".
"Che Tripoli dica che non verranno utilizzate le basi secondo me appartiene alla propaganda". Lo ha detto il presidente della Camera a proposito delle affermazioni arrivate ieri da Tripoli secondo cui l'accordo con l'Italia prevederebbe il fatto che dalle basi Nato e Usa italiane non dovrebbero partire aggressioni alla Libia.
"Non mi ha stupito che questa cosa sia stata detta dall'agenzia di stampa di Stato libica e non mi ha meravigliato nemmeno la risposta di Palazzo Chigi. Ora è compito del governo far sì -conclude Fini- che gli impegni vengano rispettati, altrimenti sarà la comunità internazionale a valutare se non saranno rispettati".
Niente scorta, nè autista. A vederli così sembrano una normale famiglia, invece questa coppia e i suoi tre bambini sono gli eredi della monarchia del Belgio. Il principe Filippo e la principessa Mathilde, però, preferiscono accompagnare personalmente i figli al loro primo giorno di scuola