Polemiche dopo le parole del presidente della Camera, che ha sostenuto che chi combatte per la Rsi era dalla parte sbagliata. La vedova di Almirante e il leader della Destra lo accusano di essere antidemocratico
Milano, 14 settembre 2008 - Gianfranco Fini sbaglia, il suo diktat è antidemocratico e i repubblichini sono morti anche per lui: è questo il pensiero di donna Assunta Almirante, vedova del fondatore del Msi, sull'intervento del presidente della camera che ieri ha invitato la destra a essere antifascista e ha sostenuto che chi combattè per la Rsi era dalla parte sbagliata.
Intervistata da Il Giornale, donna Assunta non usa mezze parole: Fini "parla troppo e dice cose che non dovrebbe. Se pensava queste cose perché non le ha dette il 28 maggio quando ha commemorato Almirante?". La signora ricorda poi che "quando (Fini) è entrato nel Msi il programma era quello, la continuità ideale con la Rsi. O non si era accorto di dove si era iscritto?".
Secondo donna Assunta "così si offende la memoria di chi è morto per conquistare, anche per lui, il diritto di andare al potere. Io non capisco perché lo faccia". Per la vedova Almirante il modo di procedere di Fini "è antidemocratico. E' una imposizione. Non si può ordinare a nessuno che cosa deve pensare. La storia non si fa con i diktat politici".
Sulla stessa linea anche il segretario della Destra, Francesco Storace, che dal suo blog si fa interprete di un nuovo affondo nei confronti del presidente dell Camera. Si vergogni - dice - chi "si piega ad una logica di potere" cancellando la propria identità. Noi guardiamo al futuro "senza sputare sul passato", "siamo democratici senza l'obbligo di sentirci antifascisti".
"Provo enorme tristezza - scrive Storace - per le dichiarazioni che abbiamo ascoltato ieri e leggiamo oggi su tutti i giornali. Sono fascisti ma anche antifascisti, verrebbe da dire di quelli di Alleanza nazionale, incapaci di reagire con dignità all'esaltazione di un valore che finora non conoscevamo - l'antifascismo - e che ha rappresentato nei tragici anni della nostra democrazia l'alibi per assassinare molti di quei ragazzi. Vergogna, devono provare vergogna quanti si piegano ad una logica che è solo di potere, che cancella ogni traccia di identità, che annulla le coscienze".
Storace si rivolge direttamente al presidente della Camera: "Dov'è - chiede - il pericolo fascista, onorevole Fini, se il presidente della Camera arriva ad esaltare l`antifascismo Pensavamo che un capitolo fosse stato chiuso dagli elettori, con l'ascesa a Montecitorio e al Campidoglio di uomini comunque provenienti dalla storia del Msi. Ancora una volta una comunità mastica delusione. A noi resta l'orgoglio di aver fondato La Destra, che guarderà al futuro senza sputare sul passato. La pacificazione nazionale non passa per l'occultamento della verità. Il negazionismo alla rovescia è davvero difficile da comprendere e soprattutto da accettare. Noi siamo democratici senza l`obbligo di sentirci antifascisti".
Il leader della Destra richiama alcuni episodi. "Penso - dice Storace - ai giovani caduti del Msi. Quelli che salutammo per troppe volte con il grido presente. Quelle bare le portammo a braccia tutti noi, c'era anche il segretario del Fronte della Gioventù che certo non sognava di diventare presidente della Camera dei Deputati. Penso ai Caduti di via Acca Larentia, assassinati perché uccidere un fascista non era reato. E penso che il 7 gennaio di quest'anno, Gianfranco Fini, accompagnato da tutti quelli che ora gli dicono bravo e ieri strillavano onore ai camerati assassinati, è andato a commemorarne il trentennale. Anche i giovani del Msi stavano dalla parte sbagliata, onorevole Fini?".
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