Accolta la richiesta del pubblico ministero Fabio De Pasquale. Fra gli imputati del processo sui diritti tv c'è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il difensore Ghedini: "Decisione sbagliata"
Milano, 26 settembre 2008 - Sarà la Corte Costituzionale a decidere se il lodo Alfano rispetta la Costituzione. Lo hanno deciso i giudici di Milano al processo sui diritti tv di Mediaset dove tra gli imputati di frode fiscale c'è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il collegio dopo 8 ore di riunione in camera di consiglio ha accolto la tesi del pm Fabio De Pasquale affermando che l'eccezione di costituzionalità "non è manifestamente infondata".
I giudici trasmettono gli atti alla Consulta e poi con una seconda ordinanza decidono che il processo è sospeso non solo per Berlusconi, imputato che beneficia del lodo, ma anche per gli altri 11. La tesi dei giudici è che per tutelare le alte cariche dello Stato non basta una legge ordinaria, stando a quanto aveva deciso la Corte Costituzionale 4 anni fa nell'annullare il lodo Schifani. La materia va trattata con una legge di revisione costituzionale, al fine di rispettare l'articolo 138 della Carta.
Nell'ordinanza si fa riferimento anche alla presunta violazione dell'articolo 3 della Costituzione, uguaglianza dei cittadini davanti alle legge. Anche su questo punto i giudici danno ragione al pm puntando sulla disomogeneità dei trattamenti riservati al Presidente del Consiglio da una parte e ai ministri dall'altra, ai Presidenti dei due rami del Parlamento da un lato e a deputati e senatori dall'altro. L'altro articolo con cui il lodo entrerebbe in contrasto è quello contrassegnato dal numero 136, la violazione del giudicato costituzionale in riferimento a quanto deciso per il lodo Schifani dalla Consulta.
Secondo i giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano, con l'approvazione del lodo Alfano sarebbero stati sanati solo alcuni e non tutti i punti critici che nel 2004 erano stati segnalati dalla Corte Costituzionale.
Dice Niccolò Ghedini, che assiste Berlusconi insieme a Piero Longo: "A Milano la situazione resta sempre uguale e non c'è nulla di cui stupirsi. si tratta di una decisione sbagliata che è una ribellione alla Corte Costituzionale. Adesso andremo davanti alla Consulta e vedremo che cosa ci dirà".
Ma per i giudici di Milano "il lodo Alfano ripropone la medesima disciplina del lodo Schifani". Per cui la conseguenza è che non si può fare a meno di rivolgersi ancora alla Corte Costituzionale, come avevano fatto altri colleghi nel 2003 quando era in corso il processo Sme con Berlusconi imputato di corruzione in atti giudiziari. Il lodo Alfano avrebbe "inciso su plurimi interessi vulnerati anche se non compromessi". L'ordinanza replica anche a Ghedini che aveva difeso il lodo citando le parole del Capo dello Stato del 28 luglio scorso. Napolitano in quell'occasione spiegava di aver promulgato la legge avendo come unico punto di riferimento la decisione della Consulta del 2004. I giudici, invece, spiegano che i compiti di Napolitano e della Corte Costituzionale sono diversi. Le prerogative del Capo dello Stato comportano un controllo diverso rispetto al giudice ordinario prima e alla Consulta successivamente.
Domani del lodo Alfano si occuperanno i giudici del processo in cui Berlusconi e David Mills rispondono di corruzione in atti giudiziari. Il pm De Pasquale infatti ha anticipato che formulerà la stessa eccezione di inconstituzionalità anche in quel dibattimento. La decisione dei giudici della decima penale però non dovrebbe arrivare domani. Il collegio dovrebbe riservarsi la decisione stessa per comunicarla nell'udienza del prossimo 3 ottobre. I tempi della Consulta, invece, per decidere non sembrano brevissimi. in occasione del lodo Schifani la Corte Costituzionale impiegò 10 mesi.