Presa di posizione dopo le affermazioni del presidente del Consiglio su un maggior utilizzo dei decreti. "Fino a quando non sarà modificata la Costituzione, il rapporto tra governo e parlamento è chiaramente indicato dalla Carta". Schifani. "Decide Napolitano con la sua saggezza"
Roma, 2 ottobre 2008 - Fino a che la Costituzione non verrà cambiata è obbligo di tutti il suo rispetto e quello dei ruoli istituzionali. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo in aula a Montecitorio, dopo le prese di posizione del leader Udc, Pier Ferdinando Casini, e del capogruppo Pd, Antonello Soro, seguite alle affermazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su un maggior utilizzo dello strumento del decreto legge.
"Il funzionamento del processo legislativo - ha sottolineato Fini - è questione complessa, antica che interseca più livelli di intervento", a partire da eventuali "riforme della Costituzione e dei regolamenti parlamentari".
Tuttavia, ha rilevato Fini "sino a quando non sarà modificata la Costituzione, e un auspicio che ciò possa avvenire in questa legislatura l'ho espresso in occasione del discorso di insediamento, il rapporto tra governo e Parlamento è chiaramente indicato e regolato dalla Carta costituzionale e credo che nessuno possa pensare di comportarsi in modo diverso".
Fini ha ricordato che la decretazione d'urgenza è una "prerogativa concessa al governo" proprio dalla Costituzione ed è "altrettanto evidente che un eventuale abuso della decretazione comporterebbe non soltanto valutazioni politiche, ma anche da parte della Camera il diritto-dovere di far sentire la propria voce".
Fini ha assicurato che di tali questioni si occuperà quanto prima l'Ufficio di presidenza di Montecitorio, anche per studiare le ipotesi di modifica del regolamento della Camera, che "potrebbero garantire che l'equilibrio tra efficienza delle istituzioni e centralità del Parlamento, fino a quando la Costituzione non sarà modificata, venga non soltanto declamato, ma garantito". Fini ha anche assicurato che nelle prossime settimane, così come richiesto dall'opposizione, il presidente del Consiglio interverrà al 'question timè a Montecitorio.
INTERVIENE ANCHE SCHIFANI
E' il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la sua "saggezza" a decidere se firmare o meno un decreto legge e quindi se il governo può ricorrere a questa corsia preferenziale o meno. E' il presidente del Senato Renato Schifani a intervenire sul tema, prendendo la parola nell'aula di Palazzo Madama e rispondendo alla polemica su un eccessivo ricorso dell'esecutivo alla decretazione d'urgenza. Per Schifani non c'è "alcuna anomalia".
"Non sarà sfuggito al senatore Zanda - dice Schifani - come lo stesso presidente del Consiglio si sia rimesso per la decretazione d'urgenza alla valutazione del capo dello Stato sulla riconoscibilità degli elementi di urgenza per i provvedimenti sottoposti alla sua attenzione". Schifani ha ribadito che "tutti confidiamo nella saggezza e capacità di equilibrio del presidente e la fondatezza della decretazione di urgenza è devoluta, in ogni caso, alla valutazione finale del capo dello Stato".