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REFERENDUM IN SARDEGNA

Niente quorum, resta la 'salvacoste'
Il Pd: "E' un calcio a Berlusconi"

Nonostante l'appello di Berlusconi al seggio si è presentato solo il 20,4% degli aventi diritto contro il 35,5% necessario

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Renato Soru (Ansa) Cagliari, 6 ottobre 2008 - Il dato definitivo dell'affluenza alle urne alle 22 di ieri vanifica in Sardegna i referendum abrogativi sull'acqua e sulla legge 8 del 2004, la cosiddetta "salvacoste". Soltanto il 20,4% dei 1.471.797 aventi diritto (pari a 300.859 elettori) si è espresso presentandosi ai seggi, nonostante gli appelli dei promotori del centrotrodestra, arrivati ieri anche via sms.

 Perchè la consultazione fosse valida era necessario il quorum del 35,5%, in base alla legge statutaria entrata in vigore a luglio, che richiedeva il 50% più uno degli elettori che avevano votato alle ultime regionali del 2004.

Che avrebbe vinto l'astensionismo, nonostante l'appello lanciato anche dal presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, sceso in campo per perorare la causa del sì, si è capito già quando è stato diffuso il dato sull'affluenza alle 19 di ieri, pari al 14,2%.

 

Le operazioni di scrutinio sono già cominciate ed è ipotizzabile una prevalenza dei sì. Il mancato raggiungimento del quorum in questa consultazione conferma una tendenza degli ultimi anni nell'elettorato sardo: nel 2005 per il referendum contro l'arrivo di rifiuti-scorie da altre regioni si presentò alle urne solo il 27% dei sardi, mentre l'anno scorso per quella sulla legge statutaria votò appena il 15%.

 

L'ESULTANZA DEL PD

"Il clamoroso fallimento del referendum abrogativo della legge salvacoste in Sardegna suggerisce più di una considerazione. Nove milioni di euro dei contribuenti sardi sono stati 'bruciatì per soddisfare una mediocre esigenza propagandistica del Pdl o più probabilmente di due esponenti di quel partito vogliosi di promozione. La presenza militante del presidente del Consiglio in questa occasione, fortemente assistita da media amici e tifoserie esultanti, ha portato pochi consensi in favore di una missione non apprezzata dai cittadini sardi".

Lo sottolinea Antonello Soro, presidente deputati Pd. "Se la posta del referendum, spallata a Soru, esplicitamente messa in campo dal capo del Governo aveva un senso, si può concludere -prosegue- che i sardi hanno dato un calcio a Berlusconi. Noi, più tranquillamente, pensiamo che il voto di domenica ha un inequivocabile significato: consenso alla politica di tutela del territorio e del patrimonio ambientale dell'Isola e, insieme, esplicita riconferma di fiducia nei confronti del governo regionale".










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