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LA RIFORMA

Scuola, il governo pone la fiducia sul decreto

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito: "E' un nuovo testo solo da un punto di vista tecnico". La Gelmini: "I presupposti d'urgenza ci sono tutti". Sindacati verso lo sciopero

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il ministro dell'istruzione, mariastella gelmini Roma, 6 ottobre 2008 - Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto istruzione. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, in Aula alla Camera precisando che l'emendamento interamente sostitutivo del testo presentato dall'Esecutivo è un "nuovo testo solo da un punto di vista tecnico. Non si tratta di un maxi-emendamento che introduce nuove norme o modifiche contrarie alla volontà espressa dalla Commissione".

 

"Poniamo la fiducia non perchè l'opposizione ha fatto ostruzionismo, o perchè ci sono divisioni nella maggiortanza, ma per motivi puramente tecnici, cioè perchè il decreto scade il 31 ottobre e non ci sono i tempi per una discussione degli emendamenti". Lo afferma, nel annunciare la fiducia, il ministro dei rapporti con il Parlamento Elio Vito.

 

"I presupposti d'urgenza ci sono tutti". Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini (nella foto) risponde così all'opposizione che in aula alla Camera ha criticato la fiducia posta dal governo alla riforma dell'istruzione. "La riforma deve essere efficace - spiega la Gelmini parlando con i giornalisti a Montecitorio - per l'avvio dell'anno scolastico, e quindi i tempi sono pochi". E poi aggiunge: "Non è vero che non c'è stato ostruzionismo, perchè il numero degli emendamenti è aumentato. Credo che sia urgente rispondere al bullismo, introdurre il voto in condotta, una semplificazione dei meccanismi con il ritorno ai voti ed è importante lo studio dell'educazione civica. Per questo motivo i presupposti d'urgenza ci sono tutti".

 

Fin dalla mattinata il segretario del Partito democratico Walter Veltroni si scaglia contro il governo: "Si parla di una riforma della scuola ma - dice in una intervista radiofonica - è una espressione sbagliata, non c'è nessuna riforma, ci sono solo 8 miliardi di tagli". Inoltre, accusa, "ormai il Parlamento è considerato una specie di camera di ratifica". Il ministro Vito si difende spiegando che la scelta della fiducia è dovuta "all'impossibilità di avere una data certa per l'approvazione".

 

Dura la replica in aula del capogruppo democratico alla Camera, Antonello Soro, secondo il quale il governo fa "violenza alla Costituzione vigente", e anche la questione dei tempi non è altro che una scusa, visto che l'opposizione "non ha fatto ostruzionismo". Di tutt'altro avviso il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che commenta: "Non è vero che non c'è stato ostruzionismo, perché il numero degli emendamenti è aumentato".

 

In giornata c'è anche il giallo della copertura finanziaria: alla presentazione del maxiemendamento il presidente della Camera Gianfranco Fini annuncia una sospensione di un quarto d'ora della seduta della Camera, invece l'esame in commissione Bilancio si prolunga e la seduta riprende quasi quattro ore dopo. "Questo provvedimento - dice Gianluca Galletti dell'Udc - è in parte non coperto: si prevede il maestro unico che dovrà fare 2 ore in più e questo comporterà la necessità di un rinnovo contrattuale che avrà maggiori oneri per lo Stato. Per tutto il pomeriggio abbiamo chiesto alla Ragioneria dello Stato, al governo e alla maggioranza di quantificare questo maggiore onere per vedere se era compatibile con la copertura derivata dai tagli che prevede il decreto 112. Non lo sappiamo".

 

Davanti a Montecitorio in giornata c'è stata anche la protesta dei coordinamenti, in prevalenza romani, di insegnanti, genitori, personale non docente, studenti delle scuole di specializzazione, movimenti e associazioni. Presenti al sit-in, chiamato 'salva la scuola', circa 250 contestatori, molte bandiere della Cgil, del Partito democratico e di Sd, e striscioni contro il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e quello dell'Istruzione Mariastella Gelmini, ritratta in una effigie pseudoreligiosa e ribattezzata 'Beata Ignoranza'.

 

Nel frattempo, sempre nella giornata di oggi, si sono mossi anche i sindacati firmatari del contratto che hanno confermato la volontà a scendere in piazza qualora il governo non dovesse cambiare linea di indirizzo: anche lo Snals, dopo la Cisl e la Uil, ha rotto gli indugi dei giorni passati minacciando il ricorso allo sciopero. Sciopero generale che però non potrà essere attuato prima della fine di ottobre (probabilmente il 31) poiché il 17 c`è già in programma, da prima dell`estate, quello dei Cobas.










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