Il Vaticano: "Giuste parole". Fini: "Tempi maturi per una nuova legge sulla cittadinanza". Maroni: "Essenziali la conoscenza della lingua e il rispetto dei nostri valori fondamentali"
Roma, 13 novembre 2008 - Il presidente della Repubblica interviene sul tema dell'immigrazione. E quello di Napolitano è un invito all'apertura: "Questo afflusso di nuove energie, provenienti da ogni parte del mondo e radicatesi nel nostro Paese, è un fattore di freschezza e di forza per la nazione italiana".
‘’Debbono cadere vecchi pregiudizi, occorre un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani. In un clima siffatto possono avere successo le politiche volte a stabilire regole e a rendere possibile non solo la piu’ feconda e pacifica convivenza con gli stranieri, ma anche l’accoglimento di un numero crescente di nuovi cittadini’’, ha detto il presidente della Repubblica al Quirinale per l'incontro con i nuovi cittadini italiani, le persone nate all'estero che poi hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
L'immigrazione è un fenomeno "dal carattere non temporaneo" ed è necessario che ci sia una "presa di coscienza collettiva di questo" non solo da parte delle istituzioni ma anche dei cittadini italiani. "E' essenziale che a una tale presa di coscienza giungano non solo le istituzioni ma l'intera collettività nazionale", avverte Napolitano, spiegando che "debbono cadere vecchi pregiudizi: occorre un clima di apertura e di apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani, lavoratori, studenti e ricercatori, imprenditori, sportivi, manager".
VATICANO: 'GIUSTE PAROLE'
Il Vaticano, per bocca del card. Renato Raffaele Martino, si e’ dichiarato pienamente d’accordo con quanto detto oggi dal presidente Giorgio Napolitano sul problema dell’immigrazione. ‘’Non possiamo che apprezzare quello che ha detto il presidente Napolitano’’, ha osservato il card. Martino, parlando con i giornalisti. ‘’Gli immigrati - ha aggiunto - non sono un peso. Certo, vengono petr loro necessita’, ma offrono anche il loro lavoro, la loro azione’’. Cio’, ha proseguito,e’ tanto piu’ importante per Paesi come l’Italia o la Spagna dove vi e’ una natalita’ di 1,2 bambini a donna, al di sotto persino, ha osservato, di una crescita zero (nel bilancio tra nascite e morti). Martino, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizie e Pace, ha presentato oggi in Vaticano le celebrazioni che la Santa Sede dedichera’ ai 60 anni della Dichiarazione fondamentale dell’Onu sui diritti umani.
MARONI
Negli ultimi quattro anni c’è stato “un trend crescente di concessioni” della cittadinanza italiana agli immigrati che hanno dimostrato di avere i requisiti necessari. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, parlando al Quirinale davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la cerimonia per i nuovi cittadini. “Partendo dalle 19.226 del 2005 - ha spiegato Maroni - si è arrivati alle 35.766 del 2006 e alle 38.466 del 2007. Tendenza quest’ultima che appare confermata anche dal dato 2008 se consideriamo che, allo scorso 31 ottobre, le concessioni sono attestate a 32.238”.
Essere cittadino, ha rilevato Maroni, «continua a significare qualcosa di più di una semplice titolarità di diritti e di doveri. Il diritto di cittadinanza consiste ancora, sostanzialmente, nel nucleo dei diritti politici fondamentali il cui esercizio influisce sulla vita dell’intera comunità nazionale».
All’esercizio di questi diritti politici fondamentali «sono connaturati il pieno riconoscimento e l’accettazione del sistema di valori civili e politici, economici, sociali e culturali del nostro paese, che trovano espressione nella Carta costituzionale».
La legge sulla cittadinanza «risale all’inizio degli anni Novanta e non affrontava ancora il problema della trasformazione dell’Italia da paese di transito a paese di massiccia immigrazione».
Al ministero dell’Interno, «che verifica da vicino il cambiamento epocale soprattutto di quest’ultimo decennio, non è sfuggita la necessità di adattare sotto il profilo interpretativo il quadro della normativa, ricorrendo ai principi sviluppati dalla giurisprudenza in tema di solidarietà famigliare e di pari dignità dei lavoratori».
Con queste motivazioni, ha spiegato Maroni, «sono nate le direttive in tema di requisito di reddito minimo, adeguato a garantire all’aspirante l’opportuna autosufficienza economica e la capacità di assolvimento agli obblighi fiscali, così come la possibilità di indicare il reddito non con stretto riferimento alla propria posizione individuale ma in relazione all’intero nucleo famigliare».
A giudizio del responsabile del Viminale, «la sfida che abbiamo davanti e che condividiamo con il nostri partner europei» è quella di «considerare l’attribuzione della cittadinanza quale traguardo di un percorso di reale integrazione e non semplicemente -ha aggiunto- come uno degli strumenti attraverso i quali perseguirla».
FINI
Approvare una nuova legge sulla cittadinanza per gli immigrati in Italia già in questa legislatura. È quanto auspica il presidente della Camera Gianfranco Fini, al Quirinale al termine dell’udienza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con una rappresentanza di immigrati divenuti nuovi cittadini italiani. «È cambiata la realtà sociologica del Paese, sono maturi i tempi per discutere di una nuova legge -dichiara Fini- la legge attuale mostra gli anni che ha: non perché siano tanti, bensì perchè in questi anni la società italiana è cambiata profondamente».
Il presidente della Camera osserva che l’Italia «è un Paese che sempre di più si confronta con il tema dell’immigrazione e con il problema dell’integrazione, il cui anello ultimo è la cittadinanza».
Fini si augura quindi che «in questa legislatura, si dia corso non solo ad un dibattito su queste grandi questioni ma anche ad una modifica della legge sulla cittadinanza, per renderla più attuale».