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COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI

Villari: "Mi dimetterò da presidente
se ci sarà l'intesa su un nuovo nome"

Il senatore del Pd: "Intendo ricostruire il dialogo tra maggioranza e opposizione". Intanto cade il 'tabù-Orlando'. Finocchiaro: "Ragionevole pensare che il Pd collaborerà alla ricerca di una soluzione utile”

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Riccardo Villari eletto presidente Vigilanza Rai (foto Ap/Lapresse, Marco Merlini) Roma, 14 novembre 2008 - Alla fine il ‘tabù-Orlando’ cade: una nota di Anna Finocchiaro, dopo il rilancio di Riccardo Villari che si dice pronto a dimettersi non appena sarà stata trovata una soluzione all’impasse della Vigilanza, sancisce la svolta del Pd. Se il senatore democratico eletto presidente della Vigilanza con i voti del centrodestra si dimetterà, “è ragionevole pensare che il Pd collaborerà alla ricerca di una soluzione utile”, ha detto la Finocchiaro, dopo aver concordato la dichiarazione con il segretario Walter Veltroni.

 

Un passaggio che, in fondo, secondo alcuni era già implicito dopo la lettera scritta dal segretario democratico e da Pier Ferdinando Casini ad Antonio Di Pietro per chiedere “una rosa” di nomi dell’Idv, ma che sembrava tornato in alto mare a causa del colpo di mano del centrodestra in Vigilanza. Nel pomeriggio, anzi, Veltroni e i suoi ragionavano già sull’extrema ratio, su quell’Aventino invocato ufficialmente da Rosy Bindi e che doveva diventare un elemento di pressione per provare a convincere i presidenti delle Camere a non dare sponda a Villari.

 

Fini e Schifani, era il ragionamento che circolava al Nazareno, non possono limitarsi a garantire il funzionamento della Vigilanza, devono tener conto che c’è in gioco la correttezza dei rapporti tra maggioranza e opposizione, il rispetto della prassi parlamentare. E per far capire ancor meglio di che si tratta, si stava valutando l’ipotesi di bloccare i lavori della Vigilanza, almeno in quei casi in cui è indispensabile il voto dell’opposizione, come per l’elezione del presidente della Rai.

 

Un ragionamento che però è stato superato con la sortita di Villari che, rompendo il silenzio che durava da ieri, ha rilanciato, dicendo di voler lavorare per “ricostruire quel dialogo istituzionale tra maggioranza e opposizione, giungendo ad un nome su cui far convergere i voti. Allora sarò ben lieto di formalizzare le mie dimissioni, avendo così contribuito a ripristinare il funzionamento dell’organismo istituzionale che mi ha eletto presidente”. Insomma, Villari nella parte del mediatore che risolve il problema che per mesi maggioranza e opposizione non sono state capaci di affrontare.

 

Veltroni sente i suoi, stabilisce che è prioritario ottenere le dimissioni di Villari e decide di formalizzare il cambio di passo: il presidente della Vigilanza si dimetta, come si è impegnato a fare; poi il Pd lavorerà per la soluzione. Si tratta di capire quale sarà la reazione di Antonio Di Pietro, ma il Pd a questo punto potrà comunque dire di aver fatto dimettere il proprio uomo e che, però, una soluzione va ormai trovata.

 

La vicenda però è ancora lunga e, intanto, i distinguo cominciano ad assumere anche un’ufficialità che ieri si trovava solo nelle dichiarazioni di Enzo Carra o di Renzo Lusetti. Oggi è lo stesso Massimo D’Alema ha prendere le distanze dal tam-tam veltroniano che dipingeva Villari come un potenziale “nuovo De Gregorio”. Per D’Alema, il presidente della Vigilanza non è “una quinta colonna della maggioranza” e dunque “si dimetterà”.
 

 

Berlusconi intanto, da Washington ribadisce che la nomina di Villari è stata "un’operazione corretta, alla luce del sole, una risposta efficace e pragmatica al comportamento ostruzionistico da parte dell’opposizione". Il presidente del Consiglio ripercorre tutte le tappe che hanno portato alla scelta da parte della maggioranza di procedere a tale nomina contro il volere del Pd e dell’Idv. "I nostri gruppi parlamentari hanno ritenuto che fosse logico procedere secondo quanto era giusto. L’opposizione non ha inteso accettare la nostra richiesta di una rosa di nomi e i nostri gruppi parlamentari hanno quindi deciso di procedere in questo modo".
 










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