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BUFERA SULLA COMMISSIONE

Vigilanza Rai, Villari non si dimette
Berlusconi: "Lasci il posto a Zavoli"
Veltroni: "Comportamento pazzesco"

Il senatore eletto alla presidenza espulso da gruppo del Pd. Maggioranza solidale con il "ribelle". Melandri: "E' una sceneggiata". Fini e Schifani: "Rassegni le dimissioni"

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Riccardo Villari eletto presidente Vigilanza Rai (foto Ap/Lapresse, Marco Merlini) Roma, 20 novembre 2008 - Villari non si dimette e invita i partiti a fare un passo indietro. Il Pd esclude il senatore dal gruppo di Palazzo Madama. Ma, soprattutto, l’invito a lasciare arriva dai presidenti di Senato e Camera. Riccardo Villari dunque non si è dimesso da presidente della Vigilanza, definendo legittimo il suo ruolo. Diverso il parere di ufficio di presidenza e direttivo del gruppo Pd al Senato, che ne decretano l’espulsione. "Scelta poco democratica ma io - commenta a caldo - lo resto anche senza timbro".

 

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, invita con una nota il senatore Riccardo Villari a dimettersi dalla presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai. ”Maggioranza e opposizione - dichiara il premier - hanno condiviso e concordato la designazione del sen. Zavoli a Presidente della Commissione Nazionale di Vigilanza. Il sen. Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni”.

 

La svolta istituzionale arriva dalle parole di Schifani e Fini. "Io ritengo che l’iniziativa ed il compito del senatore Villari possano ritenersi conclusi e quindi conseguentemente dovrebbe adottare delle scelte conseguenti", dice il presidente del Senato. Il presidente della Camera, rivolge per primo lo stesso appello: "La volontà di maggioranza e opposizione di convergere sul nome del senatore Zavoli deve indurre il senatore Villari a rassegnare le dimissioni per garantire piena funzionalità alla Commissione, dimostrando così di avere un rispetto per le istituzioni assai più apprezzabile di qualsivoglia valutazione meramente formale".

 

Parole accolte dal plauso di Walter Veltroni: "Mi sembra che Fini abbia interpretato il sentimento dei gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione". Ma il segretario Pd non può fare a meno di commentare con amarezza la situazione che definisce farsesca. "Abbiamo fatto un’intesa con palazzo Chigi su un nome di assoluto livello. A questo punto il problema non è più mio, ma riguarda il Pdl. Sta a loro, se lo ritengono, risolvere la questione. Sta a loro applicare l’intesa".

 

Villari affida le sue ragioni a un lungo comunicato chiedendo "rispettosamente a tutti i colleghi della commissione, di compiere un atto di coraggio e di permettere a questo organo di garanzia di svolgere il suo delicato e impegnativo lavoro. Chiedo alla politica dei partiti di fare un passo indietro per lasciare che le scelte almeno negli organi di garanzia vengano effettuate dai parlamentari e venga rispettata la dignità della politica delle istituzioni".

 

Reazioni a catena per le mancate dimissioni. I commissari del Pd hanno deciso di non partecipare alle prossime sedute della Vigilanza Rai fino a quando Villari non lascerà l’incarico. Anche gli esponenti dell’Udc stanno valutando questa ipotesi. Per Giovanna Melandri "siamo passati dalla sceneggiata all’ammuina, o viceversa se preferite". Secondo Roberto Rao (Udc), "Villari non rende buon servizio al Paese". Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza, ha ribadito che "qualora si verifichino condizioni politico-istituzionali, che non dipendono dal nostro gruppo, il Pdl ribadisce la propria disponibilità all’accordo sul nome del senatore Zavoli".

 

Mentre, dalla maggioranza, Osvaldo Napoli osserva: "Le mancate dimissioni di Riccardo Villari sono il primo gesto di ribellione contro un partito autocratico e nient’affatto democratico. Villari ha correttamente privilegiato il dato istituzionale e parlamentare rispetto a quello partitocratico".

 

In precedenza, la commissione aveva eletto i due vicepresidenti - sono Giorgio Lainati, Pdl, che ha ottenuto 21 voti, e Giorgio Merlo, Pd, con 15 voti - e i due segretari, Luciano Maria Sardelli, di MpA, e Enzo Carra (Pd).










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