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IL DECRETO ANTICRISI

Scoppia il caso della pay tv
Opposizione contro il premier

Il provvedimento, contenente le misure per affrontare l’emergenza economica, sopprime il regime di Iva agevolata per i canali a pagamento. Sky: "Così si colpiscono 4,6 milioni di famiglie italiane"

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La sede di Sky a Roma (Ansa) Roma, 29 novembre 2008 - Dopo il varo del decreto anticrisi scoppia il caso pay-tv. Non è andata giù, infatti, all’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, la decisione presa ieri dal governo di aumentare l’Iva sulla televisione a pagamento, che passa dal 10% al 20%. Il provvedimento, contenente le misure per affrontare l’emergenza economica, ha infatti soppresso il regime di Iva agevolata e l’imposta è tornata così al valore normale.

 

E, dopo le critiche giunte dal network di Ruperth Murdoch, insorge anche l'opposizione tornando a parlare di “conflitto di interessi” per il premier Silvio Berlusconi che avrebbe così voluto “fare un favore a Mediaset”.

 

Nel pomeriggio, in una nota ufficiale, Mockridge aveva lanciato l’allarme: “Questo provvedimento - ha detto - è un aumento delle tasse per le oltre 4,6 milioni di famiglie italiane”, sottolineando come “le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro”. Di fatto, per Sky Italia, si tratta “di una crescita evidentemente in contrasto con l’affermazione del Governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese’”.

 

E sulla decisione è stato duro il commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra Pd dell’Economia, che osserva: “In quel decreto c’è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del Presidente del consiglio e cento per un suo concorrente. Ci si siamo ormai abituati a tutto, ma voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata”.

 

Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione Pd, ha parlato di “blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset” e annuncia ricorso alle autorità di garanzia per “verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel ‘sostegno privilegiato’ all’azienda di proprieta’”.

 

Anche per il capogrupo Idv alla Camera, Massimo Donadi, la “tassa-Sky è l’ennesimo caso che dimostra ancora una volta la necessità e l’urgenza di risolvere il conflitto d’interessi nel nostro Paese”. E sulla stessa linea è l’Udc: “Il governo ha il tempo pwer riparare l’errore commesso ed ha il dovere di farlo - avverte Roberto Rao - perchè altrimenti riaprirebbe polemiche e sospetti di cui non si avverte il bisogno”.

 

Il governo, dal canto suo, ha respinto al mittente le accuse con il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero: “A nessuno sfugge - ha sottolineato - che l’incertezza del momento si porta dietro la possibilità di richiedere sacrifici anche a tutto il comparto televisivo. Non c’è dunque alcuna persecuzione o calcolo politico Il governo va avanti nella consapevolezza che di fronte alla crisi globale dell’economia sia doveroso aiutare le famiglie e le imprese”.

 

E proprio i consumatori, con il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, hanno richiamato l’attenzione sul fatto che Sky operi sul mercato “in regime di monopolio” e pratichi “prezzi troppo alti rispetto ai servizi offerti”. Rienzi ha detto “no all’aumento dell’Iva sulla pay-tv perché di fatto “la pagano i consumatori” ma sia l’Agcom sia l’Antitrust dovrebbero intervenire per “favorire maggiore concorrenza” aprendo anche ad operatori stranieri. E ad Agcom e Antirust, insieme alla Commissione Ue, ha annunciato ricorso Articolo 21, l’associazione a tutela della libertà di informazione di Beppe Giulietti.










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