La Gelmini torna poi sull'esame di Stato a Reggio Calabria: "Non potevo gravare ancora sulla mia famiglia. Quindi decisi di fare l’esame a Reggio Calabria. Mi sorpresero tutte le polemiche"
Roma, 1 dicembre 2008 - Una chiacchierata quasi informale, con i racconti di scuola del ministro dell'Istruzione più contestato degli ultimi tempi. Mariastella Gelmini si confida in una lunga intervista a 'La Stampa'. Racconta di non essere stata proprio una secchiona: "Andavo bene ma qualche volta i compiti giravano tra un banco e l’altro". Ma come, copiava? “Ci si dava una mano”.
Inevitabile la domanda sulla scelta di fare l’esame di Stato da avvocato a Reggio Calabria, perché a Brescia era più difficile. La Gelmini spiega: "Io dovevo entrare nel mondo del lavoro. Non sempre in quel tipo di esame era premiato il merito, tant’è che è stato completamente riformato. Non potevo gravare ancora sulla mia famiglia. Quindi decisi di fare l’esame a Reggio Calabria. Mi sorpresero - sottolinea - tutte le polemiche. Sa una cosa? Chi ritiene che fare l’esame a Reggio Calabria sia una un problema di immagine è razzista. Reggio Calabria è Italia, come Brescia”.
Poi però nello stesso tempo il ministro conferma quel deficit di qualità delle scuole del Sud che lei stessa aveva denunciato: “Non è colpa degli insegnanti, ma delle strutture e delle difficoltà generali del Mezzogiorno. Secondo me bisogna fare della formazione a tutti gli insegnanti, dopo di che, se andiamo a valutare le scuole e vediamo quelle più in difficoltà, quegli insegnanti andranno più formati di altri”.
Quanto alla sorella Cinzia, che fa l’insegnante ed è iscritta alla Cgil, Gelmini assicura: "Mi dà molti consigli. Condivide le mie proposte, anche perché sono di buon senso. Chi può dirsi contrario - suggerisce - al voto in condotta, al grembiule, al ritorno ai voti? Non siamo mica davanti alla grande riforma della scuola. Questa - sottolinea - è normale manutenzione”.