Ieri un centinaio fra carabinieri e poliziotti avevano eseguito perquisizioni e sequestri negli uffici e nelle abitazioni di diversi indagati, tra cui sette magistrati. Il ministro della Giustizia ha disposto accertamenti preliminari, con riferimento alla nota inviata ieri dal procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, con la quale si segnalavano le perquisizioni e i sequestri eseguiti dalla Procura della Repubblica di Salerno
Catanzaro, 3 dicembre 2008 - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha disposto, tramite l’Ispettorato Generale, accertamenti preliminari, con riferimento alla nota inviata ieri dal procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, con la quale si segnalavano le perquisizioni e i sequestri eseguiti dalla Procura della Repubblica di Salerno, in merito ai procedimenti cosiddetti "Why not" e "Poseidone".
Con tali accertamenti, si legge ancora in una nota di via Arenula, si chiede al procuratore generale di Salerno di acquisire ogni utile dato conoscitivo, per "verificare, all’esito, l’eventuale sussistenza di condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare".
ANCORA PERQUISIZIONI A CATANZARO
Proseguono anche stamani a Catanzaro, negli uffici della procura, le attività di polizia giudiziaria disposte dalla magistratura di Salerno nell’ambito dell’inchiesa su un presunto complotto ai danni dell’ex pm Luigi de Magistris, in relazione all’avocazione delle inchieste "Poseidono" e "Why Not" ed al suo successivo trasferimento a Napoli, in seguito ad un procedimento disciplinare davanti al Csm. Ieri un centinaio fra carabinieri e poliziotti avevano eseguito perquisizioni e sequestri negli uffici e nelle abitazioni di diversi indagati, tra cui sette magistrati. Alle operazioni, conclusesi dopo la mezzanotte, avevano preso parte anche il procuratore capo di Salerno Luigi Apicella ed i sostituti Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi. Stamane l’attività è ripresa, ma senza la presenza dei magistrati inquirenti.
Nell’inchiesta si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dalla corruzione in atti giudiziari all’abuso d’ufficio, al falso, alla alunnia ed alla diffamazione. In particolare la procura salernitana ritiene illecite le avocazione di "Poseidone" e "Why Not" ed alcune successive attività relative all’archiviazione di alcune posizioni decise dai magistrati subentrati a De Magistris.
IL CSM HA APERTO UNA PRATICA IN MERITO ALL'INDAGINE DELLA PROCURA DI SALERNO
Il Csm ha già aperto una pratica in merito all’indagine della Procura di Salerno sul caso De Magistris, per la quale ieri sono stati notificati diversi avvisi di garanzia a magistrati di Catanzaro. A confermarlo è il vicepresidente Nicola Mancino, il quale spiega che il fascicolo è stato aperto "sulle notizie apparse sulla stampa e su collegamenti telefonici che hanno avuto come protagonisti il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro e, su mia iniziativa, il pg di Salerno". A Palazzo dei Marescialli, aggiunge Mancino, sono giunti "documenti da parte del Pg di Catanzaro non ancora completi, c’è una nota che anticipa l’invio di altri documenti". I lavori della Prima Commissione, competente sulla questione, "sono condizionati dal fatto che ancora non sono pervenuti - osserva il vicepresidente - documenti a giustificazione della lamentela del Pg di Catanzaro". Oggetto di tale "lamentela - spiega ancora Mancino - è il sequestro dell’intero fascicolo relativo all’inchiesta ‘Why not’ che venne avocata dall’avvocato generale Dolcino Favi presso l’Ufficio della Procura Generale della Corte d’Appello di Catanzaro".
La prima Commissione del Csm acquisirà il decreto con cui la Procura di Salerno ha disposto le perquisizioni avvenute ieri negli uffici giudiziari di Catanzaro. A Palazzo dei Marescialli è giunta infatti la nota del pg di Catanzaro Enzo Iannelli, in cui si definisce ‘eversivò il sequestro del fascicolo dell’inchiesta ‘Why Not’ disposto dai magistrati salernitani che ipotizzano l’esistenza di un complotto contro l’ex pm Luigi De Magistris. La pratica inerente il caso de Magistris è stata aperta e subito secretata. Dopo aver vagliato i documenti richiesti, la Commissione deciderà se fissare delle audizioni a Palazzo dei Marescialli.
ARCHIVIAZIONE PER MASTELLA SOTTO LA LENTE DELLA PROCURA DI SALERNO
La richiesta di archiviazione della posizione dell’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, inizialmente indagato da Luigi De Magistris nell’inchiesta “Why not”, e’ finita sotto la lente dei magistrati della Procura di Salerno, che ora hanno iscritto sul registro degli indagati diversi soggetti, tra cui alcuni magistrati in servizio a Catanzaro. In particolare, i reati di concorso in abuso d’ufficio, falso ideologico, favoreggiamento e calunnia vengono contestati al procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, “con riguardo all’illecita richiesta di archiviazione nei confronti dell’ex ministro della Giustizia Mastella”.
Ma l’elenco delle persone a cui nella giornata di ieri sono stati notificati gli avvisi di garanzia è molto più corposo. Tra loro, infatti, figurano anche il procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, il sostituto Salvatore Curcio e l’imprenditore Antonio Saladino, responsabile della compagna delle opere, fulcro su cui si incentra l’inchiesta Why Not. La Procura di Salerno, nei decreti di perquisizione e sequestro notificati ieri, evidenzia che “l’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati da parte di De Magistris fu doverosa in quanto vi erano plurimi elementi indiziari per procedere nei suoi confronti”. “De Magistris - sempre secondo i magistrati campani - è stato oggetto di calunnia in quanto si è voluto far credere che egli avesse un conflitto di interesse nei confronti dell’allora ministro Mastella, il quale chiedeva il trasferimento del pm che faceva indagini in un procedimento che vedeva coinvolto anche lo stesso guardasigilli”. Un colpo di scena per quanto riguarda la posizione del Pm Luigi De Magistris, trasferito dopo il procedimento disciplinare del Csm a Napoli, con compiti non giudicanti. Infatti, secondo i magistrati della procura campana “la sottrazione dei procedimenti Poseidone e Why Not all’ex magistrato catanzarese e la loro successiva gestione è servita a fermare il Pm calabrese, danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati’’.
L’indagine “Why not”, su una presunta loggia “coperta”, un comitato d’affari fatto di politici, imprenditori, uomini delle istituzioni, che si sarebbe occupato di distrarre fiumi di denaro pubblico, provenienti da Bruxelles e diretti in Calabria, passando per Roma, registra il colpo di scena nel luglio 2007, quando venne iscritto come indagato anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il successivo 14 ottobre fu iscritto nel registro degli indagati anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il cui nome era emerso nell’inchiesta già nei mesi precedenti.
Il caso Poseidone, quest’ultimo scoppiava il 16 maggio 2005, con la notifica di 12 avvisi di garanzia: fra gli indagati l’ex presidente della Regione Calabria nonche’ ex commissario per l’emergenza ambientale, Giuseppe Chiaravalloti; l’ex responsabile unico del procedimento presso l’Ufficio per l’emergenza e consigliere d’amministrazione dell’Anas, Giovanbattista Papello; l’ex assessore all’Ambiente Domenico Basile. Ma molti altri nomi di primo piano vennero coinvolti nel corso dei mesi nell’inchiesta. Fra essi, quello dell’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, gia’ coordinatore di Forza Italia in Calabria. Un intreccio che portò il ministero di Grazia e Giustizia ad inviare in Calabria gli ispettori.
Laconico il commento del Procuratore generale di Catanzaro Enzo Ianelli, finito anche lui sotto inchiesta per essersi rifiutato di mandare gli atti relativi a Poseidone e Why Not richieste dalla procura di Salerno. ‘’Di quanto accaduto oggi ho informato il Capo dello Stato, il Csm ed il Ministro della Giustizia con i quali mi terrò in contatto’’. Poi prima di lasciare il palazzo di giustizia il capo della Procura generale ha detto ‘’Per quanto riguarda l’attività svolta dalla Procura di Salerno negli uffici giudiziari di Catanzaro - ha aggiunto - non si può rilasciare alcuna dichiarazione’’. Nessun commento, invece da parte degli investigatori giunti da Salerno.
SCHEDA
L’inchiesta che oggi ha portato in Calabria diversi magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, carabinieri e poliziotti per l’esecuzione di perquisizioni e sequestri, nonchè notifiche di avvisi di garanzia a carico, fra gli altri, di diversi magistrati in servizio a Catanzaro, ha per oggetto anche le due vicende della revoca dell’assegnazione del procedimento cosiddetto "Poseidone" all’allora pm Luigi De Magistris, nonchè l’avocazione allo stesso del pm dell’altra inchiesta denominata "Why not", e le relative archiviazioni di alcuni degli indagati eccellenti coinvolti nei due casi. Secondo la Procura di Salerno, "la sottrazione dei procedimenti Poseidone e Why Not all’allora pm De Magistris e la loro successiva gestione è servita a fermare il predetto magistrato, danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati". Di qui il coinvolgimento nell’inchiesta di Salerno anche di diversi magistrati in servizio a Catanzaro.
L’inchiesta Poseidone venuta alla luce nel 2005 e partita da presunti illeciti nella gestione dei fondi per l’emergenza ambientale in Calabria, si era via via allargata fino a ricomprendere settori e attività diversi con il comune denominatore di presunti intrecci, "colleganze affaristiche - scriveva all’epoca De Magistris - tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti, in tal modo delineandosi un controllo di fette rilevanti di spesa pubblica". Il caso Poseidone scoppiava, più precisamente, il 16 maggio 2005, con la notifica di 12 avvisi di garanzia: fra gli indagati l’ex presidente della Regione Calabria nonchè ex commissario per l’emergenza ambientale, Giuseppe Chiaravalloti; l’ex responsabile unico del procedimento presso l’Ufficio per l’emergenza e consigliere d’amministrazione dell’Anas, Giovanbattista Papello; l’ex assessore all’Ambiente Domenico Basile. Ma molti altri nomi di primo piano vennero coinvolti nel corso dei mesi nell’inchiesta. Fra essi, quello dell’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, già coordinatore di Forza Italia in Calabria. Proprio a seguito della notifica di un avviso di garanzia a Pittelli, il 29 marzo del 2007 l’allora procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, revocava la delega di Poseidone al sostituto procuratore Luigi De Magistris, prima di astenersi lui stesso dal caso.
L’inchiesta venne in seguito affidata dal procuratore aggiunto Salvatore Murone al sostituto procuratore Salvatore Curcio il quale, agli inizi dello scorso aprile, ha chiesto l’archiviazione delle posizioni di dieci indagati, tra cui il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, il deputato dell’Udc Giuseppe Galati, l’allora senatore e coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria, Giancarlo Pittelli, ed il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, l’ex presidente della Regione Giuseppe Chiaravalloti. Rispetto alla revoca dell’inchiesta Poseidone all’ex pm De Magistris, ritenuta dai magistrati di Salerno illegale, il reato di concorso in corruzione in atti giudiziari è contestato all’ex procuratore della Repubblica di Catanzaro Mariano Lombardi, all’aggiunto Salvatore Murone, ed all’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli (Pdl), far i quali sarebbero emersi "rapporti di interesse di vario tipo".
Inoltre, al procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, ed al sostituto procuratore Salvatore Curcio sono contestati i reati di abuso d’ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, tutti in concorso, "con riferimento ai provvedimenti di stralcio ed alle richieste di archiviazione, ritenute illegali, effettuati nei riguardi, tra gli altri, dell’on. Pittelli, del generale Cretella Lombardo, dell’on. Galati, di Chiaravalloti, dell’on. Cesa".
Anche l’avocazione di "Why not", e le successive attività d’indagine svolte dopo la sua sottrazione all’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris sono oggetto dell’inchiesta della Procura di Salerno che, oggi, ha portato a numerose perquisizioni e sequestri in Calabria.
L’indagine "Why not", su una presunta loggia "coperta", un comitato d’affari fatto di politici, imprenditori, uomini delle istituzioni, che si sarebbe occupato di distrarre fiumi di denaro pubblico, provenienti da Bruxelles e diretti in Calabria, passando per Roma. Nell’inchiesta, nel luglio 2007, venne iscritto come indagato anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il 14 ottobre seguente fu iscritto nel registro degli indagati anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il cui nome era emerso nell’inchiesta già nei mesi precedenti. Il 21 settembre, intanto, lo stesso Guardasigilli - che già aveva più volte inviato gli ispettori del ministero a Catanzaro - chiese al Consiglio superiore della magistratura l’immediato trasferimento cautelare dal capoluogo calabrese e l’avvio di un procedimento disciplinare a carico di De Magistris (poi conclusosi proprio con il il trasferimento del magistrato a Napoli). Il giorno 19 ottobre 2007, infine, l’allora procuratore generale di Catanzaro facente funzioni, Dolcino Favi, avocò a sè l’inchiesta Why not, togliendola a De Magistris. Il nuovo pg nel frattempo giunto a Catanzaro, Enzo Iannelli, affidò Why not a diversi magistrati, il cui numero è aumentato nel corso dei mesi. Agli inizi di marzo 2008 fu lo stesso Iannelli ad avanzare all’ufficio gip di Catanzaro una richiesta di archiviazione per Mastella, accolta il primo aprile. A giugno scorso, infine, il procuratore di Salerno Luigi Apicella si recò a Catanzaro, proprio per acquisire atti dell’inchiesta. La Procura campana, oggi, ritenendo illegale l’avocazione di Why not, rispetto ad essa contesta il concorso in corruzione in atti giudiziari all’avvocato generale dello Stato ex pg facente funzioni Dolcino Favi, all’allora procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, al procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, all’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, e ad Antonio Saladino, già leader della Compagnia delle opere in Calabria ed uno dei principali indagati di Why not.
Per quanto attiene all’inchiesta "Why not", secondo la Procura di Salerno essa sarebbe stata avocata a Luigi De Magistris in maniera illegale. Per gli inquirenti, inoltre, sarebbe stata dovuta l’attività investigativa nei confronti dell’ex ministro Clemente Mastella, la cui posizione fu in seguito archiviata dal pool subentrato al pm napoletano. I magistrati campani scrivono infatti nel decreto di perquisizione e sequestro la cui esecuzione è in corso da stamane, come sia "emerso che corretta e doverosa era l’indagine del dott. De Magistris nei confronti dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella e che l’avocazione del fascicolo ha impedito la prosecuzione della stessa anche nei confronti di Mastella". I magistrati di Salerno scrivono, nel provvedimento destinato agli indagati, di una "patologica attività di interferenza in un disegno corruttivo teso a favorire, tra gli altri, Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, ed il ministro della Giustizia Mastella".
Sempre relativamente a Why not, i magistrati considerano illegale la revoca dell’incarico al consulente tecnico d’ufficio Gioacchino Genchi, inizialmente nominato da De Magistris. Rispetto a ciò il concorso in abuso d’ufficio, il favoreggiamento ed il falso ideologico sono contestati all’avvocato generale facente funzioni di procuratore generale Dolcino Favi, all’allora procuratore capo Mariano Lombardi, ed all’aggiunto Salvatore Murone. Riguarda invece la vicenda dei tabulati telefonici acquisiti da De Magistris nell’ambito delle indagini un ulteriore capo d’imputazione contestato dalla Procura di Salerno. Il pool campano, infatti, contesta al procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, a Favi, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo i reati di concorso in abuso d’ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, con riferimento alle deleghe conferite al Ros dei carabinieri di Roma per l’analisi dei tabulati, in quanto "si prospettavano falsamente illegittimità ed illiceità che sarebbero state commesse dal pm dott. De Magistris, anche con strumentali segnalazioni disciplinari nei confronti di quest’ultimo". Secondo gli inquirenti, invece, "non è emersa alcuna irregolarità di De Magistris".
La richiesta di archiviazione della posizione dell’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, inizialmente indagato da Luigi De Magistris nell’inchiesta "Why not", è finita sotto la lente dei magistrati della Procura di Salerno, che ora indagano a carico di diversi soggetti, tra cui molti magistrati in servizio a Catanzaro. In particolare, i reati di concorso in abuso d’ufficio, falso ideologico, favoreggiamento e calunnia vengono contestati al procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, "con riguardo all’illecita richiesta di archiviazione nei confronti dell’ex ministro della Giustizia Mastella". La Procura di Salerno, nei decreti di perquisizione e sequestro notificati oggi a diversi indagati, evidenzia che "l’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati da parte di De Magistris fu doverosa in quanto vi erano plurimi elementi indiziari per procedere nei suoi confronti". "De Magistris - sempre secondo i magistrati campani - è stato oggetto di calunnia in quanto si è voluto far credere che egli avesse un conflitto di interesse nei confronti dell’allora ministro Mastella, il quale chiedeva il trasferimento del pm che faceva indagini in un procedimento che vedeva coinvolto anche lo stesso Mastella".