Il leader dell'Udc definisce uno 'scherzo' l'apertura di Berlusconi: "Prima come appestati e poi invita a trasferirci in casa sua..."
ROMA, 11 dicembre 2008 - Confluire nel Pdl? Non ci pensa neppure, Pier Ferdinando Casini, che giudica uno ‘’scherzo’’ la proposta del premier e, a scanso di equivoci, in un’intervista a La Stampa ribadisce che entrare nel Pdl ‘’non ci passa per l’anticamera del cervello’’.
Oltretutto un sondaggio “di un istituto serio”, dice Pier Ferdinando Casini, attribuisce al suo partito, l’Udc, il 6,2 per cento. “Cresciamo - commenta il leader centrista - rispetto alle politiche di aprile. A questo punto, attendiamo con animo sereno la verifica delle europee. Gli elettori ci premiano perché siamo coerenti”.
Berlusconi tratta l’Udc "’prima come appestati e poi invita a trasferirci in casa sua’’, dice Casini riferendosi al veto posto in Abruzzo all’alleanza tra Udc e Pdl. Sulla riforma della giustizia, l’Udc e’ pronta a dialogare ma non lo fa ‘’per fare un favore a Berlusconi - chiarisce il leader dell'udc - semmai agli italiani, anzi chiediamo al Pd di non tirarsi indietro’’. Quello della giustizia è un tavolo al quale, per Casini, deve sedersi direttamente il segretario del Pd, Veltroni, senza conferire deleghe, ‘’le decisioni spettano a lui’’. E al Pd consiglia di non cadere nel tranello di Berlusconi che ‘’ci ha abituato ad un’alternanza di cortesie e di insulti’’.