Romeo ai pm: "Io vittima dei partiti". Soldi alla Margherita, Lusi: "Erano leciti e registrati"
Napoli, 31 dicembre 2008 - L’imprenditore Alfredo Romeo resta nel vago: conoscevo tanti nella Margherita. Bene? Non tanto. Beppe Fioroni? Solo qualche chiacchiera da corridoio, cioè inutile. Renzo Lusetti? Un millantatore e un fanfarone. E su Francesco Rutelli? Mai incontrato sebbene avesse finanziato anche in nero la Margherita, cioè il partito di cui Rutelli era presidente (circostanza, questa, smentita dall’ex tesoriere dei Dl, Luigi Lusi). Il ciclone Romeo lascia molte zone d’ombra e il pm Vincenzo D’Onofrio si dichiara del tutto insoddisfatto dell’interrogatorio reso davanti al Riesame da parte dell’immobiliarista.
PER UN ROMEO ancora "abbottonato", una Iervolino debordante che, sentita come persona informata dei fatti il 23 dicembre, divide la sua giunta in una parte "buona" che non era stata irretita nel sistema-Romeo, anzi neppure sapeva che l’imprenditore fosse una sorta di super-consulente. E una parte "sfrantummata", ovvero costituita da amministratori smidollati che si erano consegnati anima e corpo alle mire dell’immobiliarista. "Di questi salvo solo Felice Laudadio (ex assessore anch’egli ai domiciliari, ndr.) che considero una persona di estrema professionalità e correttezza". Il sindaco consegna ai magistrati anche un ricordo personale. Era il dicembre 2001, era stata eletta da pochi mesi e Romeo ("che io avevo conosciuto nell’autunno del 2001") le fece arrivare, come cadeau di Natale, un ‘rotolo’ di cachemire di Rubinacci. "Il capo della mia segreteria La Venuta telefonò per far ritirare il presente".
Passano due o tre mesi e la Iervolino, su invito dell’assessore al Bilancio Enrico Cardillo (anche lui oggi ai domiciliari), va a visitare il quartier generale di Romeo. Stavolta niente regali costosi, ma il figlio di Giuseppe De Rita (che lavorava nello staff di Romeo) la omaggia con un’edizione economica dell’Ecclesiaste. "Valore nove euro", dice la Iervolino. Nel 2003, poi un altro "incontro-scontro" con Romeo. Stavolta c’è un contenzioso aperto e il Comune perde. "Non appelliamo — ricorda il sindaco — in quanto il nostro ufficio legale mi segnalò che non era utile appellare. Solo dalla lettura delle carte processuali ho appreso che l’estensore di quella sentenza è un amico di Romeo".
LA IERVOLINO, poi, che ieri ha incontrato il coordinatore provinciale del Pd Nicolais per il rimpasto di giunta (la cui definizione sarà "entro la fine delle vacanze") si dice certa che Napoli resterà il laboratorio del centrosinistra in Italia. Ai pm che la interrogano sul rimpasto del maggio scorso, spiega che lo fece "per innalzare il livello morale e la professionalità della giunta" mentre, riguardo al ridimensionamento dei rapporti con la Global service di Romeo, motiva il suo intervento "perché il contesto appariva nebbioso e poco trasparente" e "perché c’erano i primi sentori dell’indagine in corso".
Ma è sui rapporti con la politica che sia il sindaco sia l’imprenditore vengono incalzati dal sostituto. Il quale vuole capire se l’immobiliarista abbia finanziato, oltre al partito, correnti e uomini politici in cambio di appalti negli enti locali e nei ministeri. Romeo è sfuggente, ma dice due cose: finanziava per migliaia di euro e quasi sempre si trattava di contributi in nero. Un uomo così introdotto da poter contare personalmente sugli assessori "sfrantummati", che trattava come suoi funzionari. "Prendo atto che Romeo afferma di essere una sorta di consulente globale del Comune di Napoli — si ribella il sindaco Iervolino —. Nego che rivestisse questo ruolo. Egli aveva rapporti con 4 soli assessori". Tra di loro c’era anche Giorgio Nugnes, a cui Iervolino tributa affetto: "Il suicidio lo leggo come un sussulto di dignità che probabilmente sarebbe mancato ad altri". Poi l’ultima visita in Comune prima di togliersi la vita: "Se l’avessi incrociato non avrei esitato a mollargli con materno affetto due sganassoni per ciò che emergeva dalle indagini".
Nino Femiani