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LA DISCUSSIONE

Una Rai senza spot come in Francia?
Cappon: "Ma servono più risorse..."

Per Pippo Baudo "sarebbe una mazzata", mentre Mike Buongiorno sostiene. "La pubblicità non dà fastidio, noi facciamo spot belli". Il Pd attacca: "Non si può, c'è il conflitto d'interessi"

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Una bambina davanti alla tv (Newpress) ROMA, 8 gennaio 2008 - Fa discutere anche in Italia la scelta francese di vietare gli spot sulla tv pubblica. Che oltretutto al suo esordio - ieri - ha attirato tre milioni di spettatori in piu’ davanti al piccolo schermo. Esattamente 3,1 milioni in piu’ secondo l’istituto Mediametrix, con un picco di audience registrato alle 20.26, cioe’ prima di quello abituale attorno alle 21.15.


Forse piacerebbe anche agli italiani?
Chissà, il nostro piccolo osservatorio dice di sì, visto che il sondaggio - lanciato al tempo della proposta di Sarlozy - riporta uno schiacciante 93% dei voti positivi. Vediamo una carrellata di pareri degli 'addetti ai lavori'.

 

CAPPON: VIA GLI SPOT? SERVONO RISORSE

 “La Rai senza pubblicità come la tv pubblica francese? Per affrontare un momento di transizione come quello attuale ci vogliono risorse finanziarie importanti”, è la posizione del dg Rai Claudio Cappon.

”Le modalità su come recuperare risorse finanziarie - spiega - sono affidate non a noi ma alla politica”. Ribadisce però che servono risorse finanziarie anche per affrontare il passaggio al digitale terrestre: “Nell’ultimo anno abbiamo attivato tre canali digitali, di cui l’ultimo Rai4 ha in Sardegna - la Regione completamente digitalizzata - ascolti doppi rispetto a La7, e sono in arrivo altri due canali digitali”.

E anche la qualità, aggiunge Cappon, ha un suo costo: "La qualità si paga perché è il risultato del lavoro di professionisti di alto livello e questo bisogna saperlo. Quindi la questione è un problema di equilibrio e di qualità delle risorse”.

 

PIPPO BAUDO: SAREBBE UNA MAZZATA

"Sarebbe una mazzata per la Rai - reagisce Pippo Baudo intervistato da ‘Radioanch’iò - La Rai è un organismo molto complesso, e senza le risorse pubblicitarie non ce la farebbe a mantenere sedi e reti, bisognerebbe allora smantellarle . Un’alternativa sarebbe aumentare il canone ma è impossibile che in tempi come questi un qualsiasi governo dia via libera a un aumento cospicuo".

Una ipotesi simile imporrebbe la fine dell’Auditel "perchè i prodotti non sono più confrontabili e dichiaratamente la Rai diventerebbe secondaria rispetto alla tv commerciale".

 

MIKE BUONGIORNO: GLI SPOT SONO BELLI

La pubblicità "non dà fastidio, e per altro noi italiani facciamo la più bella pubblicità", è il parere di Mike Buongiorno, decano degli spot in televisione, intervistato da ‘Radioanch’iò.  Mike Bongiorno ha ricordato di essere stato tra i primi a fare pubblicità in televisione, alla fine degli anni ‘50, "e allora si disse che era uno scandalo, però si andati avanti".

 A giudizio del noto presentatore "è molto difficile arrivare a fare in Italia quello che fanno in Francia. La Rai poi ha gli abbonati e eventualmente le si potrebbe dare una somma equivalente alla perdita derivante dalla mancanza di spot e così potrebbe fare programmazione"

 

IL PD: C'E' IL CONFLITTO D'INTERRESSI

"E' difficile in Italia applicare l’ipotesi francese di non avere spot nella tv pubblica: dai noi c’è il conflitto di interessi, visto che abbiamo un presidente del Consiglio che controlla le reti Mediaset, e quella pubblicità che verrebbe tolta alle reti Rai dove potrebbe andare se non alle reti Mediaset?", sostiene dal canto suo Vita, senatore del Pd e componente della Commissione di Vigilanza.

 A parere di Vita comunque "dovremmo avere il coraggio di togliere la pubblicità almeno da una rete, e a sua tempo si era parlato che dovesse essere per Raitre". Il parlamentare del Pd ha aggiunto che in Italia c’è urgenza di una riforma nel sistema radio-televisivo, "prendiamo dunque questo spunto come elemento per discutere in modo più moderno del sistema. La riforma è veramente urgente e il punto di principio è che non siano i partiti a fare il Cda Rai". In merito poi al capitolo canone, anche qui per Vita c’è esigenza di riforma vera, "proporzionandolo al reddito, perchè non è giusto che il pensionato paghi quanto il magnate".










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