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TENSIONE AL PROCESSO

Br contro Ichino: "Sfruttatore di operai"
Il senatore: "L'allarme è concreto"

Momenti di tensione in corte d'Assise a Milano, dove il senatore del Pd  si è costituito parte civile nel processo. Sospesa l'udienza e allontanati gli imputati

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pietro ichino, senatore pd Milano, 23 gennaio 2009 -  “Massacratore di operai”, “Siete una banda di sfruttatori”. Dalla gabbia degli imputati del processo alle presunte nuove Brigate Rosse partono insulti e minacce verso il professor Pietro Ichino che sta testimoniando come parte lesa perchè dalle intercettazioni erano emerse “attenzioni” nei suoi confronti.

E più tardi nel corso dell’udienza Ichino fa riferimento proprio agli “apprezzamenti” arrivati dalla gabbia nel rispondere alle domande delle difese che gli chiedono lumi su allarmi specifici che lo portano a vivere sotto protezione almeno dal 2002.

“Giusto stamattina ho avuto la conferma che l’allarme è concreto a causa delle minacce da un gruppo il quale aveva disponibilità abbondante di armamenti. Queste persone hanno ribadito che per loro io sono un nemico da abbattere” sono le parole del giuslavorista e parlamentare del Pd.


E’ stata un’udienza piena di tensione che ha portato tra l’altro il presidente della corte d’Assise, Luigi Cerqua, a disporre l’allontanamento dall’aula degli imputati tra i quali Alfredo Davanzo, Claudio Latino e Davide Bortolato ritenuti tra i leader del gruppo e che fin dal giorno dell’arresto, 12 febbraio 2007, si sono dichiarati “prigionieri politici”.


Ichino spiega di essersi costituito parte civile “perchè non è solo la mia libertà personale in ballo, ma quella dell’intera comunità dei giuslavoristi. L’Italia è l’unico paese in Europa dove è pericoloso discutere di lavoro ed è quello in cui ci sarebbe più bisogno di farlo perchè la materia va riformata. Da noi chi tocca lo statuto dei lavoratori muore”. Ichino ricorda i suoi colleghi uccisi dalle Br, Massimo D’Antona e Marco Biagi.


Dopo l’omicidio D’Antona la Digos mise sull’avviso Ichino che è sotto protezione dal marzo del 2002, in seguito all’uccisione di Biagi. A fine del 2006 il professore della Statale chiese al prefetto di Milano di riavere la sua libertà “perchè io sono abituato a girare in bicicletta”. “Il prefetto mi spiegò che c’erano pericoli in atto da parte di persone ancora da catturare - ricorda Ichino - senza aggiungere dettagli. Poi il 12 febbraio del 2007 fui costretto a interrompere un lezione per essere informato degli arresti appena avvenuti”.


Il giuslavorista spiega inoltre di aver ricevuto una lettera di minacce con la stella a cinque punte e di sentirsi a disagio “anche perchè in questo clima di intimidazione c’è una cappa di piombo sul dibattito che impedisce anche a chi dissente di me di esprimersi e mi crea problemi nei rapporti tra docente e studenti”.

Solidarietà al giuslavorista è stata espressa da Walter Veltroni e da altri esponenti del Pd. “Tornano gli insulti e le minacce contro Pietro Ichino da parte delle nuove Br - ha detto il segretario - E’ un fatto gravissimo, tanto più grave perché avviene nell’aula di un tribunale. Ad Ichino torno, personalmente e a nome di tutto il Pd, a rinnovare la solidarietà, come rinnoviamo il pieno impegno contro il rischio di un ritorno del terrorismo e di ogni elemento di violenza e intolleranza politica”.


Esprimo la più fraterna solidarietà e vicinanza a Pietro Ichino per le farneticanti e sciagurate intimidazioni di cui è stato oggetto e che devono essere isolate e condannate nel modo più netto” ha detto Piero Fassino che 30 anni fa era il responsabile della commissione fabbriche del Pci a Torino quando le Br erano tra gli operai della Fiat. Solidarietà anche dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: “Nel quarantennale il terrorismo ideologizzato non è ancora del tutto sparito, esistono sempre pulviscoli pronti a condensarsi contro obiettivi deboli, che occorre tenere la guardia alta e prosciugare ogni brodo di coltura che favorisca la rigenerazione del fenomeno”.










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