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DDL SICUREZZA AL SENATO

Mai più i domiciliari agli stupratori
Governo e maggioranza battuti tre volte

E' successo per emendamenti all’art. 39. Il premier: "Nessuna preoccupazione". Finocchiaro (Pd): “Segnale di malessere". Castelli: "Almeno sette franchi tiratori". Gli stranieri nei Centri d'identificazione per non più di 60 giorni

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l'aula del senato Roma, 4 febbraio 2008 - Governo e maggioranza sono state battuti tre volte nell’aula del Senato in altrettanti emendamenti all’art. 39 al ddl sicurezza per i quali erano stato richiesto voto segreto.

 

L’articolo 39 prevede la ‘stretta’ sugli immigrati (tassa di soggiorno, tempi di permanenza nei Cpt, possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare i clandestini, test di italiano per stranieri, norme sulle espulsioni).

 

La maggioranza è andata sotto e pare che in questo sia stato determinante l’apporto di alcuni senatori di Forza Italia ‘in lotta’ contro i colleghi della Lega Nord, principale artefice delle norme sugli immigrati. Un evidente “segnale di malessere” nella maggioranza secondo la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. “Le norme xenofobe volute dalla Lega non piacciono neppure agli alleati”, afferma Felice Belisario dell’Idv. Ad ogni modo i lavori si fermano sulla soglia del voto all’articolo più discusso del ddl su cui l’aula si esprimerà domattina.

 

In particolare, l’aula di Palazzo Madama ha bocciato la proposta di aumentare a 18 mesi il periodo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione (comma l); quella di condizionare il rilascio del titolo di soggiorno per ricongiungimento familiare al regolare soggiorno ininterrotto per almeno 5 anni degli immigrati presenti in Italia (comma i); e quella relativa al permesso di soggiorno per motivi diversi da lavoro autonomo (comma n).

 

Con convinzione e sostanzialmente all’unanimità (5 i contrari e 14 gli astenuti) l’aula ha votato l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi, il cosiddetto 41 bis. La convergenza bipartisan è stata particolarmente apprezzata dal presidente del Senato Renato Schifani secondo il quale si tratta “di un segnale positivo e di forte maturità” dato dall’assemblea del Senato nel segno dell’unità nella lotta alla criminalità organizzata. Questo tema, ha osservato Schifani, “non può essere bandiera di divisione, non può essere momento di contrasto tra maggioranza e opposizione”.

 

Il confronto tra maggioranza e opposizione si è fatto serrato sul tema delle violenze sessuali: è stato accolto l’emendamento della Lega Nord che prevede l’assenza del beneficio della custodia domiciliare per gli stupratori. Il Pd ha votato a favore, ma con molti dissensi all’interno del gruppo perché, come ha spiegato la stessa presidente dei senatori Anna Finocchiaro, “dobbiamo essere legislatori attenti e non vogliamo scambiare la custodia preventiva in carcere con la pena che arriva alla fine di un processo veloce e giusto”. Insomma la maggioranza è stata accusata di “fare demagogia” e di “legiferare in modo emotivo”.

 

Accuse che erano state puntualmente arginate in mattinata dal ministro per le Riforme Umberto Bossi per il quale “è il Pd a fare gli spot elettorali, la gente è stanca e non ne può più”.  ”Voglio vedere - ha aggiunto il leader leghista - se chiedessero a un padre che ha avuto una figlia vittima di uno stupro cosa pensa di fare. Se non c’è la legge la gente pensa di farsi giustizia da sola”.

 

Stesso copione per l’emendamento del Carroccio che prevede la possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare alle forze di polizia gli immigrati clandestini. “In Italia - ha attaccato Bossi - sono gli italiani che stanno diventando i clandestini. Chi va al pronto soccorso deve dare le proprie generalità ed esibire un documento. Non si capisce perché non debbano farlo anche gli immigrati”. E il capogruppo Federico Bricolo ha tuonato: “Con questa legge diciamo basta al buonismo e contrastiamo duramente l’immigrazione clandestina e la criminalità”.

 

LA NOVITA'

Torna la norma della Bossi-Fini: gli stranieri irregolari non potranno essere trattenuti nei Centri di identificazione per un periodo superiore ai 60 giorni. L’Aula di palazzo Madama ha infatti approvato l’emendamento dell’opposizione che abroga la norma della maggioranza che portava a 18 mesi il periodo massimo di permanenza.

 

CASTELLI

"Ho visto in alcuni settori della destra che si sono accesi 7 luci verdi, a conferma di almeno sette franchi tiratori. Noi eravamo 136 in Aula, le opposizioni 122. È una contabilità semplice da fare. Sono sette franchi tiratori". Così il senatore leghista Roberto Castelli sottosegretario alle Infrastrutture sulle votazioni in Senato che hanno portato alle tre andate sotto del governo.

 

BERLUSCONI

Solo un incidente di percorso, "non c’è nessuna preoccupazione". È quanto afferma Silvio Berlusconi commentando lo svicolone della maggioranza, che sul ddl sicurezza è andata sotto per ben tre volte al senato










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