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L'ALLARME

Fini: "Immigrazione non è criminalità
L'Italia del futuro sarà multietnica"

Il presidente della Camera: "Dobbiamo mantenere la lucidità e la serenità per respingere questa associazione, che non solo è odiosa ma se combinata a una condizione di difficoltà economica e nella difesa dei diritti del lavoro può diffondersi combinando un mix esplosivo”

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Gianfranco Fini Roma, 20 febbraio 2009 - I recenti episodi di violenze sessuali attribuite ad immigrati espongono l’Italia al rischio che si diffonda l’idea di un legame tra immigrazione e fenomeni criminali: è il presidente della Camera Gianfranco Fini a lanciare l’allarme, intervenendo alla presentazione del sesto rapporto del Cnel sull’integrazione degli immigrati in Italia.


”Il primo fattore che può ostacolare i processi
di integrazione è la crisi economica - osserva Fini - ma il secondo è l’allarme sociale che cresce di pari passo con i casi di criminalità che riempiono quotidianamente le cronache. I recenti, gravi episodi di violenza sessuale di cui sono rimaste vittime ragazze molto giovani hanno suscitato un’ondata di indignazione pubblica più che legittima che non va sottaciuta né sottovalutata. Mai come in questi casi - avverte tuttavia la terza carica dello Stato - dobbiamo mantenere la lucidità e la serenità per respingere l’associazione mentale tra criminalità e immigrazione, che non solo è odiosa ma se combinata a una condizione di difficoltà economica e nella difesa dei diritti del lavoro può diffondersi a macchia d’olio in numerose fasce della popolazione italiana, combinando un mix esplosivo”.


Fini sottolinea la necessità di garantire “la sicurezza e la legalità
, soprattutto nei quartieri e nelle zone urbane più esposti al rischio dei fenomeni criminali: occorre ristabilire nei cittadini la percezione, scossa dai troppi casi in cui al delitto non è seguito il castigo, che l’Italia sa garantire il rispetto rigoroso delle regole della convivenza civile, per tutti, senza eccezioni”.

 

Per l’integrazione degli immigrati nel nostro Paese occorrono "una politica di tipo inclusivo, basata sui diritti e sui doveri, e un rapporto nei confronti dell’immigrazione all’insegna della fiducia". Ma prima ancora "la capacità e la volontà dell’Italia di ripensarsi come nazione in vista di un futuro sempre più multietnico, ed è la vera grande novità di questi anni, e multiculturale", continua il presidente della Camera, secondo cui "bisogna superare la logica dell’emergenza e definire un progetto di società più aperta e più inclusiva".
 










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