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Ronde antistupri, l'avvertimento di Fini:
"Attenti a bandiere propagandistiche"

Il presidente della Camera: "Su temi così delicati per la coesione sociale si dovrebbero evitare polemiche scomposte"

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Gianfranco Fini Roma, 21 febbraio 2009 - "Su temi così delicati per la coesione sociale si dovrebbero evitare polemiche scomposte che sembrano finalizzate più a piantare una bandiera propagandistica, che a risolvere un problema". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato dal Piccolo di Trieste, riferendosi alle polemiche sulle ‘rondè dopo il via libera di ieri del decreto ‘anti-stupri.


Il giornalista cita le parole di Fini
alla presentazione del rapporto Cnel, sulla pericolosità di equiparare immigrati e criminali: ‘ha auspicato - chiede - che le istituzioni impediscano l’emergere di forme di xenofobia. Il decreto antistupro va in questa direzione?’ "Il presidente della Camera non può e non deve commentare i decreti del governo nè le critiche dell’opposizione - risponde Fini - ma dico che su temi così delicati per la coesione sociale si dovrebbero evitare polemiche scomposte che sembrano finalizzate più a piantare una bandiera propagandistica, che a risolvere un problema".


Pensa anche alle ronde?,
chiede il giornalista. "È un esempio valido - risponde il presidente della Camera - se ci si limita alle parole, ognuno pianta la sua bandiera propagandistica, ma se si va ai contenuti, tutto è più semplice di quel che appare".
Che significa? "Se le ronde sono gruppi di cittadini armati che vanno in giro giorno e notte, a caccia di malintenzionati, senza autorizzazioni, allora è chiaro che vanno stroncate. Ma se sono gruppi di cittadini disarmati che, autorizzati dal prefetto e in piena sintonia con le autorità locali, si limitano a segnalare comportamenti a loro avviso meritevoli di interventi da parte della pubblica sicurezza, è chiaro che lo scenario è ben diverso".










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