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ALLA CAMERA

La lentezza del voto con le impronte
Fini: "Ma solo a destra non funziona?"

Il presidente dell'Aula: "No al voto per delega. Garantiremo a tutti l'esercizio del voto, serve pazienza in questa fase di rodaggio. Ma indietro non si torna"

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La Spezia, Gianfranco Fini (foto Ansa) Roma, 11 marZO 2009 - Il rodaggio alla Camera del nuovo sistema di voto con le impronte digitali continua a essere piuttosto complicato. Il presidente Gianfranco Fini è dovuto intervenire più volte anche durante la quinta votazione della mattinata sull’election day per bacchettare i deputati più intemperanti, quasi solo tra le file del Pdl. Tanto che alla fine è sbottato: ma le macchinette 'non funzionano solo a destra?'. E poi ha aggiunto, non senza qualche ironia: 'Se ci sono dei terminali che non funzionano, prego anche i colleghi del centrosinistra di farlo presente'.

 

LA RISPOSTA ALLE CRITICHE

“E’ dovere della Presidenza garantire che per tutti i deputati presenti sia effettivamente reso possibile l’esercizio del diritto di voto, che è esattamente il problema posto da Cicchitto. Se fosse necessario la Presidenza garantirà il supporto degli assistenti e dico subito che qualora, mi auguro non accada, conclusa la votazione alcuni deputati, presenti in Aula, facciano presente di non avere avuto possibilità di esprimere il loro voto, la Presidenza si riserva di non concludere la votazione”. Lo ha annunciato il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo in Aula al termine del dibattito sollevato dal capogruppo Pdl Fabrizio Cicchito circa il nuovo sistema di voto con le impronte digitali.
”Cicchitto ha ragione - osserva Fini - nel porre un problema che può apparire teorico ma che è di indubbia rilevanza politica: nel momento in cui deputati presenti non riescono ad esprimere il loro voto, questo non può essere considerato un piccolo incidente tecnico dovuto al rodaggio. E questo vale sia per i deputati di maggioranza che di opposizione”. Dopodichè, “confido nel senso di responsabilità dei colleghi per evitare che questo comporti allungamenti voluti dei tempi”.



NO AL 'VOTO PER DELEGA'

“Fino a quando la Costituzione
è quella vigente non può essere delegato alcuno ad esprimere il voto per un altro parlamentare: questa è la Costituzione. Ogni parlamentare deve votare per se stesso” ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in Aula alla Camera replicando alle critiche arrivate dal Pdl sul nuovo sistema anti-pianisti e rispondendo indirettamente anche alla proposta del premier di far votare in Parlamento solo i capigruppo.


Fini ha ricordato che la decisione di adottare il nuovo sistema di voto basato sulla rilevazione delle impronte digitali “è stata adottata all’unanimità da tutti i gruppi nell’ufficio di presidenza”, quindi non si tratta di “una personale decisione del presidente né di una personale ostinazione del presidente pro tempore della Camera”.

Questa decisione, ha insistito Fini, “si è resa necessaria in ragione del malcostume di alcuni parlamentari che votavano per gli assenti facendo venir meno l’elementare principio di trasparenza e di dovere di rispetto verso la Costituzione essendo noto che fino a quando la Costituzione è quella vigente non può essere delegato alcuno ad esprimere il voto parlamentare. Questa è la Costituzione: ogni parlamentare deve votare per se stesso. Quando verrà cambiata è evidente che il presidente non dirà più queste cose”.
 

Fini ha sottolineato che “per il buon decoro dell’Aula” è necessario il nuovo sistema: “Se c’è polemica contro la casta non è soltanto malanimo nei confronti delle istituzioni ma è evidente che alcune motivazioni fondate ci sono. Mi chiedo che giudizio può dare l’opinione pubblica italiana nel momento in cui un parlamentare vota per un altro anche perché - ha ricordato Fini - nessuno è stato costretto a fare il parlamentare”. Quindi era necessario che “il malcostume andasse stroncato: non può esserci nessun ritorno al passato. Ciò che è stato deciso deve essere osservato”.
Fini riconosce che “occorrerà una fase di rodaggio, e questo potrà comportare un iniziale aumento dei tempi di lavoro, ma ritengo che per l’obiettivo della trasparenza e del rispetto di un articolo della Costituzione valga la pena perdere qualche minuto in più”.

 

VOTAZIONI A RILENTO

Quattro i voti che l’Aula riesce a portare a termine alle 11 di mattina, dopo una seduta cominciata alle 10, sospesa alle 10,30 e ripresa dalle 10,40 alle 11. Quattro voti accompagnati da un costante brusio di sottofondo di deputati che chiedevano ai colleghi lumi sulle nuove modalità e dalle proteste di qualcuno che non riusciva proprio a sincronizzare impronta e bottone. Alla fine il Presidente Fini, tra consigli e rimbrotti, fa svolgere le votazioni.


 










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