Notizie politica
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
RIFORMA DELLE PENSIONI

Mara Carfagna: "Asili e lavoro
ecco il mio piano per le donne"

Il ministro alle Pari opportunità illustra le misure sull'occupazione femminile. "Si potrebbero risparmiare 10 miliardi in setta anni da reinvestire in flessibilità del part-time e riequilibrio degli stipendi"

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Mara Carfagna (Infophoto) ROMA, 15 marzo 2009 - MINISTRO Carfagna, la conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle donne sarà la prossima battaglia delle Pari opportunità?
«Così come negli altri Paesi europei, è necessario lanciare un piano generale per la conciliazione assicurando alle donne la possibilità di pronunciare il doppio sì, agli affetti e al lavoro. Solo introducendo misure a sostegno della famiglia, che assicurino alle donne lavoratrici la possibilità di prendersi cura del privato, senza dover rinunciare alla carriera, si può rendere il nostro Paese competitivo».


Ci sono interventi in cantiere?
«Sì. Nei prossimi 3 anni contiamo di introdurre misure volte ad elevare di almeno 5 punti il tasso di occupazione femminile. Penso anche a strategie di welfare che aiutino le lavoratrici a sviluppare i propri talenti professionali e a essere, contemporaneamente, madri e mogli».


Solo strategie o nuovi asili?

«L’Agenda di Lisbona ha stabilito che entro il 2010 gli Stati membri dovranno raggiungere la soglia del 33% dei posti disponibili negli asili nido. L’Italia, purtroppo, è lontana dall’obiettivo. Stiamo pensando, pertanto, a una serie di servizi per l’infanzia volti a garantire un aumento degli asili nido aziendali e di posti negli asili nido classici, insieme all’introduzione di figure nuove come la tagesmutter, ovvero la baby-sitter di condominio».


Come si potrebbe impiegare la baby sitter di condominio?
«Questa figura, già introdotta in molti paesi del nord Europa, e in alcune regioni italiane, consentirebbe ai genitori di affidare i propri bambini a babysitter che abitano nello stesso condominio. Sarà nostra cura prevedere un’adeguata formazione professionale per queste operatrici di settore».


L’idea, pare di capire, è che le donne lavoratrici devono essere aiutate. Quanto è grave il ritardo dell’Italia in questo campo?
«Esiste un ritardo. Se si considera che nel nostro Paese lavora solo il 47% delle donne, basterebbe allineare il tasso di occupazione femminile a quello americano, che è del 68%, per ottenere un aumento del Pil di circa il 20%».


Crede che la flessibilità degli orari di lavoro sia realizzabile?
«Si può partire dallo sviluppo del part-time secondo gli standard europei, anche attraverso una sensibilizzazione del datore di lavoro. Il concetto di pari opportunità presuppone anche una necessaria rivoluzione culturale e sociale...».


Congedi parentali, corsi riprofessionalizzanti... anche per lavoratrici-conviventi e lavoratrici-precarie?
«La nostra normativa, ed è una buona normativa, tutela le madri lavoratrici a prescindere dallo stato civile, e dalla tipologia di contratto che hanno stipulato con il datore di lavoro. Non esistono differenze di trattamento tra una lavoratrice assunta a tempo determinato o indeterminato».


C’è anche un problema di squilibri di lavoratori e lavoratrici.
«Il ministero che dirigo, d’intesa con altri dicasteri, sta studiando misure per incentivare la normativa dei congedi parentali risalente al 2001 il cui beneficio è, da parte dei padri, troppo limitato a causa della scarsa convenienza economica del congedo paterno: gli uomini, di norma, guadagnano uno stipendio più elevato (per questo è allo studio il provvedimento adottato dal presidente americano Obama per capire se dà spunti per il nostro Paese). Puntando all’eliminazione delle odiose divergenze salariali tra lavoratrici e lavoratori si permetterà ai padri di partecipare alla cura della famiglia nella stessa misura delle madri senza influire negativamente sul bilancio familiare».


Ministro, lei è favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile femminile. Pensa che sia possibile legarla al pacchetto di supporto per le donne-lavoratrici?
«Non c’è molto da discutere, l’Ue ce lo impone. L’innalzamento dovrà essere graduale e non dovrà toccare i diritti acquisiti dalle donne ormai prossime alla pensione».


Il ministro Sacconi dice che la crisi oggi non consente di mettere mano alle pensioni, se non nel pubblico impiego. Il ministro Brunetta vuole finanziare il welfare familiare attraverso i risparmi sulla previdenza (2.377 milioni nella sola pubblica amministrazione). Partirete da lì?
«La mia proposta è che i risparmi che deriveranno dalla riforma vengano vincolati ad iniziative a favore delle donne e penso che sia possibile raggiungere questo obiettivo. Con le risorse liberate potremo finanziare il suddetto piano di conciliazione (con misure come tagesmutter, asili e part-time)».


Quanto si può risparmiare?
«Con l’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni delle donne lavoratrici dipendenti, nel pubblico e nel privato, si potrebbero risparmiare 10 miliardi in 7 anni».


L’ex ministro Rosy Bindi (Pd), teme che l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne finisca per far pagare i costi della crisi alla parte più debole del mondo del lavoro e della società.
«Le donne, lo dimostrano gli studi, sono più flessibili e dinamiche. Sono certa che sapranno cogliere anche i vantaggi che la crisi offrirà loro. Dal canto suo, il governo cercherà di rendere loro più facile la vita».

di MARCELLA COCCHI










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Cerca su Quotidiano.Net nel Web