Il presidente della Camera: "Non c’è stato nessun regalo, non c’è stato nessuno sdoganamento". E poi: "Non si pensi all’interno del Pdl di costituire la corrente di An, perchè se questo fosse stato l’obiettivo valeva la pena di tenersi un partito del 10-12 per cento"
Roma, 22 marzo 2009 - Al suo arrivo sul ‘ponte' del palco del congresso di An la presidente della Camera Gianfranco Fini la platea si alza in piedi e tributa un lungo e caloroso applauso alla terza della carica dello Stato. Che poco prima era stato ‘richiamato' da Franco Servello a non "disancorarsi" da questa realtà politica e umana.
"Un po’ di emozione c’è". Lo ha ammesso Gianfranco Fini prendendo la parola per l’intervento conclusivo del congresso di An che sancisce la confluenza nel Pdl. "Segretario del Msi e poi presidente di An e ora presidente della Camera". Gianfranco Fini, prendendo la parola al congresso di An, spiega subito che il suo ruolo lo deve "all’impegno, alla dedizione, al sacrificio" di "chi per tanti anni ha dato tutto e non chiedere nulla". "Avverto - dice - il dovere di dire grazie per chi in ogni parte di Italia ha sempre tenuto la schiena dritta e ha avuto un grande amore per la propria terra".
Il presidente della Camera, quindi, parla di un "tributo verso coloro che non hanno vissuto i momenti belli, che hanno chiuso gli occhi prima vedere che questo desiderio è diventato realtà". "Si chiude una fase della destra - spiega Fini -, non c’è stato nessun regalo, non c’è stato nessuno sdoganamento, non si sdoganano le idee. Le idee si affermano".
Il Pdl sarà un partito "unitario ma non a pensiero unico", democratico ma senza correnti, dice ancora Fini. "Vogliamo un contenitore ampio, arioso, plurale, inclusivo, aperto, interclassista e certamente unitario anche se questo non può significare a pensiero unico. C’è una contraddizione in termini tra Popolo della Libertà e Pensiero Unico. Unitario, ma con la pluralità delle opinioni. Un partito in cui vi siano regole e lo statuto da delle garanzie ma un partito che mai e poi mai dovrà pensarsi ed organizzarsi secondo la degenerazione della democrazia, ovvero con la correntocrazia".
"Nessuno pensi all’interno del Pdl di costituire la corrente di An, perchè se questo fosse stato l’obiettivo valeva la pena di tenersi un partito del 10-12 percento che rispondesse solo a logiche di potere. Il Popolo della Libertà non può e non deve avere le correnti organizzate, ma un sano confronto di idee, di opinioni e sulle soluzioni ai problemi dell’oggi e ancor più a quelli di domani. Un partito democratico, ma non organizzato in correnti; un partito unitario, ma non a pensiero unico".
Poi, in conclusione di discorso, le lacrime. L’aveva previsto e infatti la commozione accusata più ironicamente che altro in apertura è arrivata alla fine. Insomma, anche Gianfranco Fini ha sfogato la tensione di un momento delicato per un leader di partito, quello in cui è chiamato a decretarne la fine. Anche se per la prosecuzione della politica in altre forme, come nel caso della confluenza di AN nel Pdl.