Il documento, firmato da Caritas e Migrantes, attacca il reato di clandestinità e il divieto di effettuare atti di stato civile. Intanto nuovo 'respingimento' di clandestini: secondo caso in due giorni
Roma, 8 maggio 2009 - "A nome di numerose associazioni e organismi cattolici, esprimiamo la nostra viva apprensione per alcune tra le norme proposte che, se approvate, influiranno negativamente sulla vita e la dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure esse intenderebbero tutelare". E ‘quanto si legge in un comunicato sul pacchetto sicurezza sottoscritto dalla Caritas, dalla Fondazione Migrantes insieme ad Acli, comunità di Sant’Egidio e Centro Astalli.
"Non servono muri da scavalcare - come ha già ben sottolineato il quotidiano Avvenire - ma solo una legge giusta potrà davvero rendere più sicuri i cittadini" affermano le diverse associazioni cattoliche e organizzazioni ecclesiali. Le organizzazioni fanno appello quindi ai parlamentari affinchè non riconoscano il reato di clandestinità e rivedano una serie di norme lesive dei diritti degli immigrati.
"Nel testo ancora all’esame della Camera - si afferma - continuano a permanere previsioni che suscitano perplessità, come, fra le altre, l’introduzione del reato di clandestinità, inidoneo di per sè a sconfiggere il fenomeno dell’immigrazione irregolare e solo gravoso per l’andamento della giustizia, ovvero per le vite di tante persone, che troppo spesso scontano l’estrema rigidità dei canali d’ingresso nel nostro paese ovvero gli eccessivi ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei permessi di soggiorno".
"Inoltre - affermano ancora le organizzazioni - tale reato riproporrà la controversa questione già emersa per medici e presidi, in quanto potrebbe obbligare tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio (fra cui impiegati pubblici, vigili urbani, insegnanti, infermieri..) a denunciare uno straniero irregolare". Quindi si sottolinea come sia "preoccupante risulta anche il divieto, per gli stranieri privi di permesso di soggiorno residenti in Italia, di effettuare atti di stato civile. Tra le prime conseguenze di questa previsione ci sarebbe l’impossibilità di contrarre matrimonio ovvero di dichiarare la nascita e di riconoscere i propri figli".
"Quest’ultima norma - prosegue il testo - in particolare, oltre a poter indurre le madri a gravi pratiche e rischi abortivi, esporrebbe i bimbi, privi di identità, al pericolo di essere tolti ai genitori naturali, dichiarati in stato di abbandono e quindi avviati all’adozione». Infine non è condivisa «la reintroduzione nel disegno di legge delle norme sull’allungamento della detenzione amministrativa all’interno dei CIE e sulle ronde cittadine che opportunamente erano state stralciate dal decreto legge sicurezza".