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DDL SICUREZZA

Csm contro il reato di clandestinità
"Paralizzerà il sistema giudiziario"

Secondo Palazzo dei Marescialli non verrà prodotto alcun effetto deterrente sull'immigrazione clandestina. Alcune norme del pacchetto, poi, ledono i diritti dei clandestini e dei loro figli

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Nicola Mancino e Giorgio Napolitano al plenum del Csm (Lapresse) Roma, 10 giugno 2009 - Forti perplessità sono state espresse dal Csm sul ddl sicurezza che comporterà la "totale paralisi" di "molti degli uffici giudiziari".

 

Ad avvertire delle "pesanti ripercussioni negative" che la novità avrà è la Sesta Commissione del Csm nel parere al pacchetto sicurezza approvato all’unanimità. Oltretutto, sottolineano i consiglieri, la nuova norma "non appare idonea a conseguire l’intento di evitare nel nostro Paese la circolazione di stranieri entrati irregolarmente".

 

L’introduzione del reato di clandestinità determinerà un "eccezionale aggravio" sull’attività giudiziaria, spiegano i consiglieri, proprio "l’imponenza quantitativa del fenomeno dell’immigrazione irregolare nel nostro Paese". E le conseguenze peggiori saranno per i giudici di pace: saranno ‘’gravati da centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la paralisi di molti uffici’’. Ma problemi si avranno anche per gli "uffici giudiziari ordinari impegnati nel processo in primo grado e nelle fasi di impugnazione successive".

 

Il tutto peraltro senza che la norma serva al suo stesso scopo, quello di favorire l’allontanamento dei clandestini. I consiglieri dubitano espressamente del suo "effetto deterrente": ‘’Una contravvenzione punita con pena pecuniaria non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto a emigrare da condizioni disperate".

 

Ma non sarà solo il reato di clandestinità a pesare sugli uffici giudiziari: anche le diverse norme del pacchetto che prevedono inasprimenti sanzionatori o nuovi reati e su cui il giudizio di merito "è positivo", avranno l’effetto di produrre ‘’un ulteriore carico per il sistema penale, già particolarmente gravato e in evidente crisi di effettivita’’’ e per le carceri, ‘’ormai allo stremo, avendo superato le 62mila presenze giornaliere’’.

 

Non convince nemmeno la norma che richiede, ai fini della dichiarazione di nascita, l’esibizione all’ufficio dello stato civile del permesso di soggiorno di chi la opera. La norma, ricorda Palazzo dei Marescialli, lede i diritti dei clandestini e dei loro figli perché si pone "in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita", previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo "determinando una iniqua condizione del figlio di genitori stranieri non regolari nel nostro territorio", con la conseguenza che lo stesso non solo "verrebbe privato della propria identità ma potrebbe essere più facilmente esposto ad azioni volte a falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge sull’adozione".










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