Il sindaco del paese: "Così capirai meglio che cosa occorre alle nostre comunità. I Comuni non ce la fanno più. Il federalismo? Noi lo vorremmo. Vogliamo la responsabilità di gestire queste realtà come aziende"
PORRETTA TERME (Bologna), 30 giugno 2009 - "NON ce la facciamo più, ministro. Te lo voglio… glielo voglio dire con rispetto ma credo che tu mi consenta… I Comuni non ce la fanno più.
Il federalismo? Noi lo vorremmo. Vogliamo la responsabilità di gestire queste realtà come aziende. Dateci le riforme. Abbiamo bisogno di aiuto anche per il Soul. Sono contento che sei qui, così ti potrai rendere conto di quanto è grama la vita delle piccole amministrazioni. Grazie per essere qui e buon lavoro».
Sergio Sabattini, sindaco di Porretta Terme, amministrazione di centrosinistra ma niente tessera del Pd — «vedo tanti polli Arena in quel partito» — accoglie così il leghista Roberto Maroni, il ministro-consigliere finora ospite del festival Soul. Aula del Comune affollata, palazzo blindato da polizia e carabinieri.
MARONI si presenta. «Intendo rimanere qui per tutta la durata del mandato. È un impegno che ho preso, amo Porretta e come ministro dell’Interno sono molto interessato a conoscere meglio le vicende di un piccolo Comune, il mio ha mille abitanti. Ho cominciato vent’anni fa da consigliere d’opposizione. È un ritorno alle origini. Le questioni che hai citato sono quelle che mi trovo poi sulla scrivania a Roma. L’Ici? Non c’è dubbio che vogliamo restituirla ai Comuni. Ma poi questo non basta, bisogna proseguire sulla strada del federalismo fiscale. Garantisco il mio impegno sui tavoli romani per Terme, viabilità, festival del Soul... Tutto quello che posso fare, caro sindaco e cari colleghi». Sono le 20.20, si parte con la lettura dei verbali.
IN PIAZZA una piccola folla di curiosi. C’è Francesco Guccini al bar, con il ministro non s’incrociano per poco. C’è la pattuglia dei leghisti, in testa il parlamentare Angelo Alessandri e Manes Bernardini, segretario cittadino del Carroccio, uno dei due consiglieri che si è dimesso. L’altro è Michele Facci, Pdl. È lui, appena eletto in Provincia, a lasciare il posto a Maroni. «Spero la prossima volta di essere da quella parte», scherza il ministro con Sabattini, 63 anni, due volte sindaco e due volte parlamentare, la prima tessera del Pci da ragazzino.
MARONI dà ragione al presidente Napolitano e al suo appello ad abbassare le polemiche in vista del G8, perché «se i toni si alzano è più complicato gestire la sicurezza». Poi è sferzante con la stampa. «Non mi occupo di gossip — si tiene alla larga dal caso Berlusconi —. A leggere i giornali italiani in queste ultime settimane si ricava un’impressione di imbarazzo. Ho presentato il primo centro per la sicurezza delle infrastrutture, un modello in Europa, per garantire acqua e luce anche in caso di attacchi terroristici. Ma il giorno dopo sui quotidiani si parlava di tutte altre cose che sappiamo». Pausa. «Sì, si parlava di tette e culi, del resto zero».
di RITA BARTOLOMEI