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LA SFIDA PER LA GUIDA DEL PD

Debora: "Non corro, sto con Dario"
Chiamparino: "Resto a fare il sindaco"

Mentre si chiariscono i programmi dei due candidati ufficiali, i due possibili outsider si fanno da parte. La Serracchiani: "Dario è più simpatico, Bersani è l'apparato"

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Debora Serracchiani, Pd Roma, 1 luglio 2009 - Dopo Chiamparino, che ha deciso di continuare a fare il sindaco di Torino, anche Debora Serracchiani si smarca: pur non essendo mai stata ufficialmente candidata, ora dice espressamente che non correrà per la segreteria, e annuncia il suo voto. 

"Dario Franceschini è il più simpatico, l’ho conosciuto in campagna elettorale. E come segretario è stato bravo, innovativo, coraggioso", dice in un'intervista a 'repubblica'. Invece Pierluigi Bersani "rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto".

 

"Partiamo sfavoriti al congresso -aggiunge- Ma poi c’è il voto delle primarie. Se non provano ad abolirle, come qualcuno vorrebbe. Sono fiduciosa. Se vincesse Bersani sarebbe un salto all’indietro. Non candidarmi mi sembra la scelta più coraggiosa. La strada più semplice era candidarmi, riempire la terza casella. Farmi la mia bella corrente, prendere il mio pezzetto di partito e cucirci sopra il nome. Ma sono queste le cose che ci hanno portato dove siamo. Un terzo candidato servirebbe oggi soltanto a frammentare. Sono contenta che Chiamparino abbia rinunciato. Spero anzi che venga con noi".

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A stretto giro di posta arriva la battuta del pro-Bersani Nicola Zingaretti:  “Beh, se questo e’ il criterio... Peccato che sono morti Toto’ e Tina Pica, erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario”, dice il presidente della Provincia di Roma

 

I QUARANTENNI E LA SCELTA DI CHIAMPARINO

Sergio Chiamparino scioglie la riserva e annuncia che non si candiderà alla segreteria del Pd. Ermete Realacci ci sta pensando, in attesa di conoscere i contenuti della piattaforma programmatica di Franceschini. I ‘quarantennì del Lingotto - che ieri hanno incontrato il segretario - sono tentati, resta in piedi l’ipotesi Ignazio Marino, fortemente caldeggiata da Goffredo Bettini. È certa, invece, la discesa in campo di Mario Adinolfi.


E mentre Dario Franceschini ha già pronta
la bozza di programma e sta preparando un tour tra la base e le associazioni di categoria per ascoltare suggerimenti e istanze con cui integrare il programma, l’altro contendente alla guida del Pd, Pierluigi Bersani, ha  inaugurato la sede del suo comitato nella storica piazza Santi Apostoli, dove trionfarono prima l’Ulivo e poi l’Unione, e ha auspicato che tutti i competitor «chiariscano dalla A alla Z» la loro idea di partito e di Paese. Bersani ha spiegato che il suo partito sarà «di combattimento» e si ripromette di «essere vicino alla gente» in questo momento di crisi. Il programma dell’ex ministro sarà illustrato nel dettaglio domani, nell’incontro con i giovani che si terrà all’Ambra Jovinelli a Roma.


Intanto, Chiamparino chiude la porta
ad ogni possibilità di scendere in campo e spiega: «la campagna elettorale fatta come necessario sarebbe incompatibile con l’impegno quotidiano che richiede una città come Torino, senza contare la presidenza dell’Anci». Non fa passi indietro, invece, Goffredo Bettini, che insiste sulla candidatura del chirurgo Marino. Il quale conferma: «Sto pensando seriamente a una candidatura anche se mi rendo conto che io sono un chirurgo di formazione, non ho il curriculum simile ad altri che sono cresciuti nelle segreterie di un partito».










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