Il vicepresidente si fa da parte per non "produrre un’inutile e disdicevole spaccatura che avrebbe come conseguenza alla nostra famiglia politica arrivare divisi alla fine costitutiva della legislatura"
Bruxelles, 6 luglio 2009 - Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, ha oggi deciso, insieme ai vertici del Ppe di ritirare la sua candidatura a presidente dell’Eurocamera, una posizione per la quale il governo italiano si era molto speso nelle settimane passate.
“Intendo favorire con un gesto di responsabilità la definizione da parte del gruppo Ppe della candidatura popolare a ruolo del presidente del Parlamento europeo - spiega Mauro in una nota - Costringere al voto il gruppo martedì 7 luglio significherebbe produrre un’inutile e disdicevole spaccatura che avrebbe come conseguenza alla nostra famiglia politica arrivare divisi alla fine costitutiva della legislatura: quella in cui bisogna indicare con chiarezza gli obiettivi politici nell’interesse dei cittadini europei”.
IL COMMENTO DEL PD
Gianni Pittella, eurodeputato del Pd, ha apprezzato in una nota «lo stile» di Mario Mauro che ieri ha annunciato l’intenzione di ritirare la sua candidatura a presidente del parlamento europeo. «Al collega e all’amico Mario Mauro che ha ritirato la sua candidatura per la presidenza del parlamento europeo, va la conferma della mia stima per il lavoro svolto in questi anni, che ha consentito, unitamente all’azione di Luigi Cocilovo e di Luisa Morgantini, di avere una autorevole ed efficace rappresentanza tra i vicepresidenti del Pe», ha dichiarato in una nota.
«Gli argomenti che motivano il suo ritiro da un lato dimostrano lo stile e la sobrietà dell’uomo», ha sottolineato, «dall’altro chiariscono in modo inequivocabile che l’ostacolo alla elezione di un presidente italiano del Parlamento Europeo non è mai stato il Pd».
Più o meno sullo stesso tono il commento di David Sassoli, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo, ha espresso in una nota «stima al collega Mario Mauro per la decisione di ritirare la propria candidatura alla presidenza dell’Europarlamento».
«Tale rinuncia però», ha proseguito, «evidenzia come, non solo il Partito democratico non abbia mai rappresentato un ostacolo all’elezione di un presidente italiano del Parlamento europeo, ma come già avevo sottolineato il problema era tutto interno alla sua parte politica. Questa vicenda dimostra ancora una volta l’isolamento del Pdl di Berlusconi nel contesto europeo».