Il giudice: "Ripetute chiamate, ingiurie e allusioni ai rapporti sessuali tra la donna e il compagno". La madre della ragazza: "Per noi la vicenda è risolta". Voci sempre più insistenti di dimissioni del direttore di Avvenire
TERNI, 2 settembre 2009 - E’ UNA RAGAZZA all’epoca poco più che ventenne, di una conosciuta e stimata famiglia ternana, con i genitori vicini alla Curia e impegnati tra l’altro in una commissione pastorale diocesana e nell’Azione cattolica, la parte offesa del procedimento costato al direttore di Avvenire, Dino Boffo, il decreto penale di condanna per molestie.
Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Terni, Augusto Fornaci, il 9 agosto 2004, ieri è stato messo a disposizione dei cronisti dall’attuale gip Pierluigi Panariello, che ha disposto la cancellazione del nome della parte lesa.
Nel decreto si legge che Boffo è stato imputato «del reato di cui all’articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi, recava molestia a... omissis. In Terni dall’agosto 2001 al gennaio 2002».
A proposito della frase sui rapporti sessuali, Panariello ha precisato che si devono intendere quelli tra la donna che aveva sporto denuncia e il proprio compagno.
IL GIP, si legge ancora nel decreto, «condanna l’imputato alla pena di euro 516 complessive di ammenda» e «ordina l’esecuzione del presente decreto ove non venga proposta opposizione». Panariello ha ribadito che nel fascicolo non esistono intercettazioni ma solo tabulati telefonici, spiegando che indagato e parte offesa si conoscevano, circostanza confermata da testimonianze, e che la tesi difensiva puntò su un giovane non meglio precisato, con presunti legami con la Comunità Incontro, che avrebbe effettuato le chiamate dall’utenza di Boffo. Ricostruzione «ritenuta non attendibile da chi indagava», ha aggiunto il gip. La ragazza sarebbe stata all’epoca fidanzata.
«Non vogliamo rilasciare dichiarazioni di alcun genere. La vicenda s’era completamente risolta e se qualcuno oggi l’ha ritirata fuori a noi sembra una cosa impropria», commenta la madre della giovane, aggiungendo la volontà della figlia di restare in silenzio. No comment anche dall’avvocato che l’aveva assistita.
Da ambienti della curia si apprende che Boffo, nel marzo 2001, prese parte all’assemblea ecclesiale diocesana. L’intero fascicolo è stato messo dal gip a disposizione del legale del direttore di Avvenire, che ne aveva fatta richiesta lunedì. La scelta di rendere disponibile per i cronisti solo il decreto, con l’omissis , secondo Panariello salvaguarda il diritto di cronaca.
«I PRESUPPOSTI per l’esercizio di tale diritto — scrive il gip — non appaiono ricorrere con riferimento ai singoli atti processuali, suscettibili di varie interpretazioni e che quindi non appare opportuno far uscire dalla più appropriata sede giudiziaria». Viceversa, continua, la divulgazione degli atti può «recare pregiudizio al diritto alla riservatezza delle parti private coinvolte». Parere favorevole alla messa a disposizione dei cronisti degli atti era stato espresso dal procuratore capo Fausto Cardella.
«Indubbio — sostiene tra l’altro il magistrato — che la vicenda Boffo, innescata da articoli apparsi su alcuni quotidiani, abbia assunto una notevole, determinante rilevanza giornalistica e generale, anche in relazione a taluni aspetti controversi che hanno formato spunto di dibattito.
di STEFANO CINAGLIA