D'Alema ministro Ue?
No degli ex comunisti
I polacchi: inidoneo
A criticare la candidatura dell'ex premier italiano è Jan Tombinski, rappresentante permanente permanente di Varsavia: "Per il primo mandato sarebbe meglio ci fosse una persona la cui autorità non fosse contestabile per le sue passate affiliazioni”
Bruxelles, 5 novembre 2009 - Massimo D’Alema è una persona autorevole e anche affidabile, ma sul suo passato grava l’ombra del comunismo, e questo sarebbe un problema per il nuovo ministro degli Esteri della Ue, secondo i Paesi dell’Est Europa.
Lo sostiene Jan Tombinski, rappresentante permanente permanente di Varsavia a Bruxelles, incontrando i giornalisti. A chi gli chiede come sarebbe accolto l’ex premier italiano dai Paesi dell’Est come Alto rappresentante per la politica estera, Tombinski risponde che “sarebbe un problema. Abbiamo già un presidente della Commissione che ha qualche traccia nel suo passato. Per il primo mandato di Alto rappresentante della Ue con Lisbona sarebbe meglio ci fosse una persona la cui autorità non fosse contestabile per le sue passate affiliazioni”.
L’ambasciatore aggiunge anche che “i media italiani hanno parlato molto di D’Alema, ma il suo nome non è stato fatto al Consiglio Ue (all’ultimo, quello nel quale il premier Silvio Berlusconi era assente per malattia, ndr). Però - precisa - è stato menzionato più volte in passato come qualcuno affidabile e autorevole”.
Che ne pensa invece Varsavia di David Miliband, l’altro candidato e attuale ministro degli Esteri di Londra? “In effetti - risponde Tombinski - questo è il nome più pronunciato, perchè le chances di Tony Blair stanno diminuendo”.
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