Berlusconi attacca i giudici:
"Vogliono far cadere il governo"
Il premier all'ufficio di presidenza del Pdl: "Il partito decide a maggioranza, chi non si adegua è fuori". Nel documento finale il sì al Lodo Alfano per via costituizonale
Roma, 26 novembre 2009 - Il documento finale lascia poco spazio alle interpretazioni. Toni durissimi contro la magistratura, la promessa di una riforma complessiva della giustizia, la riproposizione del Lodo Alfano per via costituzionale, il via libera al ddl sul processo breve.
Eppure durante l’ufficio di presidenza del Pdl Silvio Berlusconi, se possibile, ha usato toni se possibile ancora più duri. Una frase in particolare durante l’ufficio di Presidenza, immediatamente smentita dall’ufficio stampa del partito, è destinata a far discutere. E’ stato quando il Cavaliere, secondo diversi presenti, avrebbe parlato di una persecuzione giudiziaria capace di portare il Paese sull’orlo della guerra civile.
Che il clima sia infuocato lo dimostra anche un’altra accusa mossa dal premier: C’è un tentativo di far cadere il governo. Insomma, ha chiuso il cerchio Berlusconi le toghe con le loro azioni rischiano di dividere il Paese”.
Il documento finale, in ogni caso, spiega bene la linea del partito. Se infatti il ddl sul processo breve va avanti, a questo si affianca la riedizione del lodo Alfano, questa volta per via costituzionale, in modo da rispondere ai rilievi sollevati dalla Consulta.
Il partito ha sottolineato lo stato in cui versa la legislatura, secondo il Pdl “turbata dall’azione di una parte tanto esigua quanto dannosa della magistratura, dimentica del proprio ruolo di imparzialità”. Di più, in Italia “la magistratura ha finito per acquisire un peso così abnorme nella vita democratica”, un peso tale da rendere il potere politico quasi “impotente” a “svolgere le proprie finalità”.
Nell’ambito dell’impegno alle riforme, inoltre, il Pdl si è impegnato a rafforzare i poteri dell’esecutivo, sostenendo “con forza in Parlamento una riforma delle istituzioni che consenta una maggiore efficacia dell’azione dell’esecutivo, anche nell’ambito dell’elezione diretta del capo del governo e di un sistema di contrappesi fondato anche su un maggior potere di controllo e di indirizzo del Parlamento”.
PARTITO DA COMPATTARE
"Il partito e i suoi massimi organi votano e decidono a maggioranza. Questo avviene su ogni argomento. La minoranza o si adegua o è fuori dal partito". È quanto ha detto Berlusconi parlando all'ufficio di presidenza del partito. Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui.
RAI E PROCESSI AL GOVERNO
Ogni settimana sui canali Rai passano "trasmissioni che fanno un processo al governo e alla maggioranza, da cancellare". Cosi' Silvio Berlusconi, nel corso dell'intervento all'ufficio di presidenza del partito
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