Talk show vietati Santoro: si va sul web Pd lancia appello contro il bavaglio
Il conduttore di Annozero: "Eravamo più liberi 16 anni fa". E Floris: "Bisogna andare in onda lo stesso". I finiani di Fare Futuro: "Politica autodistruttiva". E Avvenire: "Torniamo alle Tribune politiche"
Roma, 2 marzo 2010 - "È un provvedimento illegittimo, eravamo più liberi 16 anni fa". Michele Santoro è intervenuto nel corso del programma radiofonico Vieni avanti Kiss Kiss condotto da Marco Baldini per commentare la decisione della Rai di sospendere i programmi di informazione per rispettare la par condicio.
Il conduttore di Anno Zero sullo stop ai programmi ha così esordito: "Sono combattivo, pronto per questa sera alle 20 davanti a Via Teulada perchè questo è un intervento assolutamente illegittimo prima di tutto perchè questa legge sulla par condicio, che io ho criticato più volte, non prevede assolutamente la possibilità di confondere le tribune politiche che sono una cosa, con i programmi di informazione che sono un’altra cosa, quindi si è fatto un regolamento che già di per sè è illegale. Quando abbiamo visto che i regolamento dava la possibilità di andare in onda senza politici, io mi sono portato avanti e ho fatto due trasmissioni che hanno avuto molto successo, una contro Sanremo e l’altra su Morgan. Come dicevo queste trasmissioni hanno fatto un successo pazzesco dal punto di vista degli ascolti e allora, a questo punto, si è deciso semplicemente che non potevamo più andare in onda".
"Non era mai accaduto - ha continuato Michele Santoro - che tutti i programmi di approfondimento venissero spenti prima di una campagna elettorale: è un silenzio terrificante inquietante".
A proposito dello sciopero bianco previsto per il 25 marzo e sulla possibilità, prospettata dal conduttore Marco Baldini, di fare una trasmissione alla Radio, Santoro ha così risposto: "Certo questa potrebbe essere la prima cosa. Io sono un grande ascoltatore della Radio per cui mi trovate d’accordo con la vostra idea, secondo me bisogna creare un segnale che tutti possano raccogliere via radio o via internet, dovunque".
L'APPELLO DEL PD
Un appello ai presidenti delle Camere contro il “bavaglio”, lo stop dei talk show sulla Rai fino al voto. Lo sottoscrivono Rita Borsellino e David Sassoli, europarlamentari Pd, Luigi Zanda, vice presidente del Pd al Senato, e anche Nichi Vendola, candidato in Puglia.
“Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare - si legge nella nota - La decisione di annullare per un mese i talk show non ha precedenti. Con un atto degno di regimi illiberali, il governo ha costretto il Consiglio di amministrazione della Rai a varare un provvedimento di fine trasmissioni politiche, provocando la rottura del patto fra il servizio pubblico e i cittadini abbonati e causando un enorme danno economico e di immagine all’azienda pubblica".
FLORIS: BISOGNA ANDARE IN ONDA
Che fare dopo la scelta di sospendere per un mese i talk show? “La Rai deve andare in onda e deve dire che questo regolamento non va bene”, dice Giovanni Floris, conduttore di ‘Ballarò’, che stasera sarà sostituito da una puntata della ‘Grande storia’ probabilmente con un documentario sul fascismo.
“E’ come se per non prendere un divieto di sosta, facessi esplodere l’automobile”, ha detto Floris a ‘Cominciamo bene’ su Raitre. “E’ il trionfo del silenzio sull’informazione. E’ una situazione che non ha precedenti nel mondo occidentale” e con la quale “il servizio pubblico rinuncia a fare il suo lavoro, rinuncia a fare quello per cui è nato”. Quanto alla legge sulla par condicio, è “una toppa sul buco, messa quando il monopolista privato (Berlusconi) è sceso in politica, ma non ha funzionato”.
FARE FUTURO: È AUTOLESIONISMO
"Cancellare la politica. Nasconderla sotto il tappeto come se fosse la cosa più sporca del paese. Di cui vergognarsi. Uccidere la politica. Irreggimentarla in regole burocratiche soffocanti, asfissianti, opprimenti. È questo ciò che sta succedendo in Italia in questi giorni, con l’interpretazione restrittiva che il Cda della Rai sta dando della par condicio", scrive oggi nel suo corsivo Filippo Rossi, direttore di ffwebmagazine, che mette in guardia dal rischio di "pensiero unico e antipolitico, un pensiero unico che ha paura delle domande, di qualsiasi domanda. Che ha paura dei dubbi e che non vuole farsi mettere in discussione. Che ha paura dell’agorà, del luogo in cui la polis palpita, in cui i cittadini si guardano in faccia, si scontrano, litigano, decidono".
"Una politica che cancella i talk show di approfondimento dalla televisione pubblica è una politica autodistruttiva che non fa scendere la gente in piazza, per le strade. E' una politica che dichiara il coprifuoco alle idee -accusa Rossi- Una politica masochista, quindi, che senza rendersene conto cancella ogni declinazione di libertà.
‘AVVENIRE’: E SE TORNASSIMO ALLE '‘TRIBUNE’?
Il regolamento che sospende in Rai i talk show politici per tutta la campagna elettorale è una “decisione drastica e semplicistica, oltre che dannosa per la salute”. Ma “il piccolo grande scempio è stato compiuto già negli anni passati”, scrive il quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’, in un editoriale a firma di Umberto Folena.
Ora “qualche mente brillante” potrebbe cogliere l’occasione per “reinventare le antiche tribune elettorali”, magari con una formula “meno ingessata” ma “sempre - è il suggerimento - con un Jacobelli o uno Zatterin, arbitrio sobrio e inflessibile, che si metta a disposizione della televisione senza pretendere che la televisione si metta a disposizione sua. Che tratti i cittadini da cittadini, non da ‘ascolti’ da vendere e comprare sul mercato pubblicitario. Nessuno le vieta. E in tanti le stanno aspettando”.
agi
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