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Stop ai talk show sulle reti Rai Sit in di protesta in via Teulada

Giornalisti, politici dell'opposizione, il 'popolo viola' e tanti cittadini sotto gli studi della tv pubblica a Roma. Floris: "Stiamo studiando per andare comunque in onda". Santoro: "Non voglio essere un avatar dell'informazione"

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Roma, 2 marzo 2010 - Lentamente, alla spicciolata, in coppie, piccoli gruppi, singolarmente. Lo spazio di via Teulada sotto gli studi Rai si è così riempito di manifestanti per protestare contro il regolamento che ha imposto l’interruzione di tutti i talk show di prima e seconda serata che si occupano di politica fino alle elezioni regionali.


La manifestazione, organizzata dall’Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), ha visto radunarsi sotto uno schermo che recita ‘Riaccendiamo tutto’ tanti giornalisti, ma anche il 'popolo viola' e politici dell’opposizione, tutti accorsi ai conduttori delle trasmissioni bloccate ('Annozero', 'Ballarò', Porta a Porta' e 'L'ultima parola').

 

Tra i primi ad arrivare Giovanni Floris che promette: "Il regolamento è stupido e può essere aggirato, lo stiamo studiando, dobbiamo infilarci negli spazi che lascia scoperti, magari in altre fasce orarie”. Floris contesta la decisione dell’editore, il Cda della Rai, di oscurare le trasmissioni del servizio pubblico e prevede che “queste elezioni saranno ricordate come il punto più basso toccato dalla Rai”, ma è anche ottimista sull’esito di questa vicenda: "Tutto questo si andrà a schiantare contro la Costituzione, non si può andare contro i suoi principi”.


Sventolano le bandiere del ‘Popolo viola’, della Cgil e dell’Italia dei valori. In piazza arrivano il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che saluta calorosamente Fausto Bertinotti, ma ci sono anche i consiglieri di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, Bruno Tabacci, Mario Segni, Beppe Giulietti, Paolo Gentiloni, Leoluca Orlando, Pancio Pardi, tutti qui per portare la loro solidarietà ai tanti giornalisti Rai e non che sono presenti. Tra questi c'è Michele Santoro, che spiega: "Siamo diversi e non vogliamo essere uguali agli altri, non vogliamo arrenderci al fatto di diventare tutti uguali. Voglio essere quello che sono, non andare in onda come un avatar dell’informazione, un altro da me".


Intanto sul palco sale Bruno Vespa, ma l’accoglienza nei suoi confronti non è certo calorosa. Il conduttore di 'Porta a Porta' dice che “quanto è successo è molto pericoloso” riferendosi alla decisione del Cda Rai di interrompere le trasmissioni di politica fino alle regionali, “è un precedente che non c’è mai stato nella storia italiana, una bruttissima pagina di democrazia”, parole che gli fanno ottenere qualche applauso.


Vespa ricorda però che "nel 2001 quando ci fu l’editto bulgaro io mi schierai con molta energia perché Santoro e Biagi andassero in onda, oggi si manifesta perché tutti noi possiamo andare in onda ma quando nel 2003 mi dimisi da direttore del Tg1 e mi fu proibito di tornare a fare l’inviato e perfino di far vedere la mia faccia in tv, non ebbi una riga di solidarietà sui giornali, questo vi dovrebbe far riflettere su come funzionano le cose".

 

Il giornalista conclude il suo intervento nonostante la contestazione esplicita della piazza ribadendo che “se esistono le regole le devono rispettare tutti, io sono abituato a rispettarle e non mi convincerete mai a fare il contrario. Spero che questa sia l’ultima occasione in cui si proibisce alle persone di parlare”.


A sua difesa sale sul palco Giovanni Floris per sottolineare come vada apprezzato il fatto che anche Vespa abbia preso parte alla manifestazione perché giudica sbagliata la decisione della Rai.


Parla anche Lucia Annunziata, la cui trasmissione 'In 1/ ora' non sarebbe stata colpita dal regolamento imposto dalla Vigilanza, ha deciso comunque di autosospendosi non andando in onda per solidarietà con i colleghi. “L’autosospensione era necessaria - spiega - e per tutte le trasmissioni che non andranno in onda quelle che vedrete con questa par condicio impediranno di seguire le elezioni, è una situazione ridicola. Torno dall’Iraq dove ero per seguire le elezioni irachene e lì ero libera di parlare della persecuzione nei confronti dei cristiani mentre qui non posso parlare della Bindi o della Binetti”.


Intanto la modifica dei palinsesti alla luce del nuovo regolamento procede: stasera al posto di 'Ballarò è andato in onda documentario della Grande storia dal titolo "Dittatura", giovedì sera al posto di ‘Annozero’ andrà in onda ‘La carica dei 101’ e venerdì invece del programma di Paragone ci sarà ‘Fatto del giorno’ di Monica Setta.

 

COMUNICATO USIGRAI
 

Ai tg della sere è andato in onda un videocomunicato del sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) contro la delibera del Cda. "II giornalisti della Rai dicono un ‘no’ fermo ed indignato alla cancellazione per circa un mese, nel periodo elettorale, dei talk show di approfondimento giornalistico. Diritto di sapere, dovere di informare’ - prosegue - è sempre questo il principio che ci muove, osservando le conseguenze di un regolamento, a giudizio dell’Usigrai, mal scritto dalla Commissione parlamentare di vigilanza e peggio applicato dal Consiglio di amministrazione della Rai a maggioranza, su proposta del Direttore Generale e col voto contrario del Presidente".


"La nostra protesta, contro quello che appare evidentemente un bavaglio, si articolerà nelle forme più varie. Chiediamo un immediato complessivo ripensamento di tutte le decisioni che oltre a svilire l’articolo 21 della Costituzione, determinano un danno economico per l’azienda di Servizio Pubblico radiotelevisivo. Speriamo che il nostro appello dia voce anche alla delusione di chi aspettava quelle trasmissioni cancellate".

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