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Di Girolamo in aula: "Non sono Lucifero" Poi si costituisce

Dopo aver letto la lettera di dimissioni presentata a Schifani, il senatore Pdl parla a braccio: "Per me quella al Senato è stata un’esperienza esaltante e altissima, non ho portato l’indegnità della ‘ndrangheta e della mafia"

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Roma, 3 marzo 2010 - Il senatore Nicola Di Girolamo presente nell’aula del Senato, che alle 12 ha votato le sue dimissioni, ha preso la parola nell’aula di Palazzo Madama. Ha letto la lettera che ha mandato lunedì scorso al presidente del Senato Renato Schifani con la quale ha rassegnato le dimissioni. “Ho ceduto certo signor presidente ma le mie colpe verranno circoscritte dalla verità”. In serata poi Di girolamo si è costituito. La notizia è stata confermata dal suo legale, Paolo dell’Anno.
 

LA SUCCESSIONE

Intanto scoppia la polemica su chi dovrà subentrare a Di Girolamo. Il numero due del Pdl nella circoscrizione Europa è Raffaele Fantetti. Gianpiero D'Alia, capogruppo dell'Udc, ha affermato in aula: "Ci risulta che Fantetti sia un dipendente del ministero delle Politiche comunitarie. Può un dipendente del ministero avere la residenza all'estero?". Il Presidente del Senato Renato Schifani ha assicurato: "Valuteremo i titoli del subentrante, non appena la Giunta per le elezioni se ne sarà occupata".


Maurizio Gasparri ha aggiunto: "Darò indicazione ai membri del Pdl della Giunta per le elezioni affinchè siano molto cauti ed attenti nel valutare i titoli per l'elezione di chi dovrà subentrare a Di Girolamo. Non accetterò l'adesione al gruppo, finchè la Giunta non avrà certificato i titoli per l'elezione"

 

IL DISCORSO A BRACCIO

Poi il senatore ha cominciato a parlare a braccio, ottenendo alla fine anche qualche applauso dall'aula: “Io sono oggi visto come l’untore e il Lucifero della situazione e per questo non faccio i nomi dei colleghi che vorrei ringraziare”, ha esordito.

Parla anche delle foto apparse su tutti i giornali: “Ho visto una serie di fotografie che mi ritraggono con un signore che dicono sia un mafioso e che a me era stato presentato come un ristoratore - dice - In campagna elettorale si fanno centinaia di foto, quella sera, davanti a quella torta ho fatto 250 fotografie, dopo quel signore (che è stato identificato come il boss Franco Pugliese, ndr) anche con il parroco”. Poi rivolgendosi ai colleghi del Senato ha concluso: “Credo che voi come me non abbiate mai chiesto i documenti alle persone con cui avete fatto foto, per queste foto è stata annientata la mia vita professionale e politica”.

Il discorso prosegue:  “Ho scritto questa lettera perchè volevo fosse ben chiaro il percorso che dovrò affrontare. Per me quella al Senato è stata un’esperienza esaltante e altissima, non ho portato l’indegnità della ‘ndrangheta e della mafia”.  E ancora:  “Con questa vicenda la realtà degli italiani all’estero è stata annientata e massacrata, io non voglio che paghino innocenti".


Gli italiani all’estero, con tutte “le modifiche che riterrete di dover apportare alla legge”, sono “una parte - ha concluso - di un circuito virtuoso e non un problema. Non possono essere nè dimenticati nè esclusi dalla vita politica del Paese”.

 

IL VOTO IN SENATO

 L’aula del Senato ha approvato, con voto a scrutinio segreto, le dimissioni di Nicola Di Girolamo da senatore: 259 i voti a favore, 16 contrari e 12 astenuti.

 

SCOPPIA LA POLEMICA

FINOCCHIARO - “Inimmaginabile l’applauso all’intervento del senatore dimissionario - dichiara la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - Neanche nelle più pessimistiche ipotesi potevamo immaginare che la conclusione dell’intervento del senatore Di Girolamo potesse concludersi con un caloroso prolungato applauso da parte dei senatori della maggioranza, quegli stessi senatori che, ora, non sono più presenti in aula mentre si sta svolgendo un dibattito a dir poco essenziale per l’istituzione che rappresentiamo”.

Quanto poi ai senatori Pdl che hanno lasciato l'aula per un'improvvisa riunione di gruppo, la Finocchiaro spiega: “Sono molto preoccupati che davanti al voto segreto sulle dimissioni un pezzo di loro voti contro determinando un’altra figuraccia per il Pdl”.  L’opposizione ha chiesto la sospensione dell’aula e protestato per l’assenza della maggioranza e del governo.

FOLLINI - “La maggioranza ha scelto oggi di archiviare Di Girolamo e di assolvere se stessa”,  ha detto nell’aula del Senato il senatore del Pd e presidente della Giunta per le autorizzazioni Marco Follini, ribadendo che il Pd voterà sì alle dimissioni fermo restando la necessità di dare priorità alla decadenza.
Follini ha criticato anche il presidente del Senato Renato Schifani, che ieri “si è gloriato un po’ impropriamente di aver impresso un’accelerazione a una vicenda” che invece si è configurata come “il gioco delle tre carte e come tale si rivela”. Sarebbe possibile, ha concluso Follini, “uscire da questa brutta vicenda con dignità e anche con limpidezza se guardassimo gli errori fatti”.

 

DI PIETRO -  “Oggi in Italia c’è molta ipocrisia, tutti addosso a Di Girolamo, ma perchè Cosentino sta lì, con un mandato di cattura per fatti più gravi di tipo camorristico, perchè è al governo e perchè nei suoi confronti non viene dichiarata la decadenza? Perchè non si vota la sfiducia come chiesto dall’Italia dei valori?”. Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ha risposto così, in conferenza stampa a Cuneo per la campagna elettorale, ai cronisti che gli hanno chiesto un commento sul caso Di Girolamo.
“La verità è una sola - ha commentato Di Pietro -, è che in Italia solo quando ti prendono con le mani nella marmellata si fa finta ipocritamente di fare il proprio dovere. Altrimenti in questo Paese e con questo governo la questione legalità viene sempre messa al secondo posto per fare gli interessi propri o di qualche lobby soprattutto piduista”.

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