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Napolitano frena il premier Salta il cdm straordinario Lazio, Polverini riammessa

Il Colle avrebbe ritenuto incostituzionale il decreto di proroga dei termini della presentazione delle liste. Bersani: "DL inaccettabile" Formigoni all'attacco: "Sporgeremo denuncia contro ignoti". La Corte d'Appello di Roma ha riammesso il listino della candidata PdL in Lazio

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Roma, 4 marzo 2010 - Un’ora di colloquio al Quirinale fra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Premier Silvio Berlusconi sulle possibili soluzioni al caos sulle liste non ammesse alle regionali. Berlusconi ha lasciato il Colle dopo sessanta minuti esatti, ma secondo alcune fonti, l'inxcontro "non è andato bene". Con il premier da Napolitano, anche il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli.

Il Premier è poi rientrato a palazzo Chigi, ma è saltato il Consiglio dei Ministri straordinario che era stato convocato per le 22. Berlusconi ha parlato per circa un'ora con il sottosegretario Letta ed i ministri Maroni, Calderoli, Scajola, Brunetta, La Russa, Matteoli, il ministro della Giustizia Alfano e il consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio Claudio Zucchelli. il Consiglio dei ministri è stato riconvocato per domani alle 18. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e' rimasto a Palazzo Chigi fino a notte fonda, lavorando nel suo studio dopo aver salutato Gianni Letta che, poco dopo la mezzanotte, rientrava a casa. Per una volta il presidente del Consiglio ha fatto piu' tardi del suo sottosegretario rimanendo da solo nel palazzo.

 

L'INCONTRO CON NAPOLITANO - Il racconto di chi ha parlato con uno dei protagonisti dell'incontro al Colle riferisce di un presidente del Consiglio deciso a presentare una specie di decreto che nessuno aveva visto prima e che e' stato subito giudicato incostituzionale. A quel punto, al premier non e' rimasto altro che tornare a Palazzo Chigi e affidare al suo 'legislativo' la patata bollente. Tocchera' a loro, entro domani, trovare la 'forma' giusta per il provvedimento.

L'ultima proposta era stata di dare il via libera a un decreto che prorogasse i termini della presentazione delle liste il tempo necessario per permettere al Pdl di correre in tutte le Regioni. Ma dal Quirinale, riferiscono fonti della maggioranza, sarebbe arrivata la frenata. A far sollevere al Colle delle obiezioni, raccontano le stesse fonti, anche la mancanza di un largo accordo con le forze di opposizione e i dubbi sullo strumento del decreto. Perplessità, sembra, che al centrodestra erano state già avanzate in via informale nel tardo pomeriggio di oggi.

Massimo riserbo dal Colle che non rilascia nessun commento sul faccia a faccia. Nel pomeriggio, il capo dello Stato aveva parlato da Bruxelles: "La situazione è fluida, non ci sono notizie in alcun modo definite". Alla domanda se esista una via d’uscita politica, Napolitano ha risposto: "Se qualcuno mi sa dire che cosa sia la via politica...".
 

L'UFFICIO DI PRESIDENZA PDL - Nel primo pomeriggio maggioranza e forze dell’opposizione hanno lavorato all’ipotesi di un disegno di legge, eventualità scartata però dal premier perché i tempi sono troppo stretti. Poi si è fatta avanti la strada del decreto da sottoporre al Quirinale. Il premier già ieri sera aveva manifestato l’intenzione di parlare con il Capo dello Stato («Serve collaborazione istituzionale, è chiaro che vogliono attaccarmi»). Oggi in tuta di ginnastica si è presentato all’ufficio di presidenza del partito per assicurare «che ci sono le soluzioni». Al telefono con alcuni esponenti del Pdl il Cavaliere è stato chiaro: «Io non voglio guerre istituzionali, cercherò con il Capo dello Stato di trovare una soluzione a questa situazione». Anche il presidente della Camera spinge per una soluzione che naturalmente abbia l’avallo della presidenza della Repubblica. Nessun braccio di ferro istituzionale, ha fatto sapere la terza carica dello Stato.

Il presidente del Consiglio avrebbe definito un sopruso l’esclusione delle liste a Roma e in Lombardia, parlando durante l’ufficio di presidenza del Pdl. In questo modo, avrebbe aggiunto, si tiene fuori la principale forza del paese per un eccesso di formalismo. Berlusconi, nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl, avrebbe argomentato le ragioni di quello che ritiene un sopruso: a Roma, avrebbe spiegato, i delegati del Pdl si sono trovati nell’edificio 40 minuti prima della scadenza dei termini per la consegna delle liste e non era nella disponibilità dei magistrati non permettere in ogni caso la consegna. A Milano, avrebbe inoltre ricordato Berlusconi, tutto è nato da un ricorso dei Radicali, mentre in questa materia non è consentito ad un partito di fare ricorso sulle questioni che riguardano altre forze politiche. Il Cavaliere, inoltre, avrebbe ricordato come la raccolta delle firme per presentare le liste di partiti già rappresentati nelle istituzioni non è richiesta già in nove Regioni su venti e in quattro delle tredici chiamate a votare in questa tornata elettorale. Stesso discorso vale per il Parlamento italiano e quello europeo. Per questo, Berlusconi considera quanto accaduto un sopruso che impedisce a 15 milioni di votare il Pdl.
 

 

IL NO DEL PD -  "Qualsiasi operazione in corso d’opera sarebbe inaccettabile. Abbiamo cinque gradi di giudizio, vogliamo lasciarli lavorare? Non si permettano di fare minacce, perché questa se la sono cercata loro". Lo ha detto il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, a Napoli a proposito di possibili interventi legislativi del governo per sanare la questione.

 

BERSANI E IL FATTORE C DI CASINI - Chi si avvantaggerà del caos creato dal centrodestra sul tema delle liste? Comunque vadano a finire le cose nel Lazio e in Lombardia, i sondaggi segnalano un calo della maggioranza collegato, evidentemente, alla debacle organizzativa sulle liste.  L'argomento è oggetto di un conciliabolo in Transatlantico tra il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, Massimo D'Alema e Dario Franceschini. E' indubbio che i favoriti sono i centristi di Pier Ferdinando Casini, concordano. Del resto nel Lazio, dove c'è la situazione più a rischio, quella della lista Pdl per la circoscrizione di Roma, senza il Pdl, l'Udc e Storace potrebbero fare cappotto. Un po' più rosea per il partito di Berlusconi e' la situazione in Lombardia, dove Formigoni nutre qualche speranza in piu' sull'esito positivo dei ricorsi.  Insomma, se il Pdl tracolla, Casini ha di che gongolare, è il ragionamento che circola tra i Democratici.

 

Concetto che Bersani oggi ha sintetizzato con una battuta che allude alla sua presunta fortuna: "Dicono che io ho culo, mi sa che ce l'ha Casini....", ha detto suscitando la risata di D'Alema e Franceschini.  Interpellato poi mentre lascia il Transatlantico, Bersani, che ribadisce di non voler "vincere per abbandono dell'avversario", ammette che in effetti una differenza tra la situazione delle liste Pdl nel Lazio e in Lombardia c'e'. "E' indubbio che ci sono fattispecie diverse- spiega- Ma non devo mica valutarle io. Deve valutarle il Tar... Io non ho nulla da aggiungere", spiega.
 

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