Di Pietro contro Napolitano: "Mi attaccano gli ipocriti" Lazio, ricorso alla Consulta
Polemica anche tra Casini e Cicchitto. Il centrista accusa il governo di aver paralizzato i lavori per la cosa pubblica da una settimana. L'esponente del Pdl replica: "E' al massimo delle sue contraddizioni". Berlusconi: "Pdl sa lavorare, da sinistra solo no". Monsignor Mogavero: "Scorretto cambiare le regole mentre il gioco è in corso". Ma la Cei smorza: "Nessuna valutazione su questioni elettorali"
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Roma, 7 marzo 2010 - Per le prossime elezioni regionali i cittadini saranno chiamati a "una scelta di campo", dovendo decidere se dare il proprio consenso "a un Pdl che sa lavorare" o a un’opposizione che "sa solo insultare e criticare". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con una manifestazione elettorale a Napoli a sostegno del candidato alla guida della Regione Campania, Stefano Caldoro. Il premier è fiducioso su una vittoria del Pdl in Campania.
Salutato da una ovazione, Berlusconi, rivolgendosi al coordinatore regionale Nicola Cosentino ha detto: i"Credo che dobbiate essere veramente sereni perché i cittadini campani hanno già capito che c’è bisogno di un cambiamento. La Campania non è già più un feudo rosso. Qui governiamo 180 comuni e tre province, cioè l’80% dell’elettorato che ha compreso da che parte stare". "Adesso - ha concluso Berlusconi - la Campania attende solo il colpo finale e cioè la vittoria di Stefano Caldoro".
Resta acceso dunque lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni sulla competizione elettorale. Fabrizio Cicchitto (Pdl) si è scagliato oggi contro Casini: "Chi si trova in una situazione di difficoltà in questo momento è Casini, che ha fatto alleanze a macchia di leopardo e i conti non tornano perché sono alleanze contraddittorie anche con il suo retroterra originario". Cicchitto replica così alle critiche del leader dell’Udc che, questa mattina, intervenendo sul decreto-salvaliste ha accusato il governo di aver paralizzato i lavori per la cosa pubblica da una settimana.
“Io ho sempre detto che il rapporto con l’Udc andava ristabilito - ha detto Cicchitto - ma oggi è al massimo delle sue contraddizioni. Io oggi sto qua in Piemonte in polemica con Casini, però nel Lazio Casini sostiene lo stesso candidato che appoggiamo noi. Lui sta su due posizioni di segno opposto, la contraddizione è sua non nostra. E’ una situazione paradossale. A Casini vorrei dire che alle volte un eccesso di furbizia porta ad un eccesso di contraddizioni e oggi questa furbizia non può essere esorcizzata con gli attacchi che Casini fa a Berlusconi".
E a gettare benzina sul fuoco ci pensa Antonio Di Pietro, che torna a criticare il presidente Napolitano e chi lo difende. "Insisto nel sostenere che il comportamento del Capo dello Stato nell’avallare questo decreto golpista è stato inutile e dannoso". Queste le parole del leader dell’Italia dei valori durante un’iniziativa elettorale tenutasi a Lodi. "Inutile - ha spiegato -, perchè questo decreto non serviva e non serve a risolvere la situazione che già era stata risolta dai giudici, tanto è vero che la lista Polverini e la lista Formigoni sono state riammesse senza bisogno del decreto. E allora la violazione alla Costituzione è servita solo per riammettere le liste del Pdl nella circoscrizione provinciale di Roma. Quante altre liste non sono state ammesse nelle circoscrizioni italiane negli ultimi 50 anni? Ritengo che, per ottenere un piccolo vantaggio scorretto, oggi si è fatto un decreto che viola le leggi, viola il rispetto fondamentale di un gioco democratico e, in questa situazione, anche il Capo dello Stato ha avallato un atto di cui non c’era bisogno".
Di Pietro ha concluso: "Quel che più fa male oggi è constatare come il cosiddetto mondo intellettuale si sia riempito di ipocrisia sostenendo che il Capo dello Stato non avrebbe potuto fare diversamente. Certo che avrebbe potuto fare diversamente. Avrebbe potuto evitare questo sfregio alla legalità e questo strappo alla Costituzione per ottenere un non risultato, giacché quello che chiedevano i diretti interessati l’avevano già ottenuto attraverso le sentenze della magistratura".
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