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Regionali, Di Pietro attacca: "Serve un fronte di resistenza come quello anti-Mussolini"

Tonino fa dietrofront su Napolitano, ma invita ad un "blocco antifascista" contro Berlusconi.  La Polverini non si presenta alla Tribuna di Raitre: "Avevo impegni precedenti". Emma: "E' stata creata da Ballarò"

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Roma, 8 marzo 2010  - "Siccome oggi non voglio contribuire a spostare l’attenzione sull’arbitro che ha sbagliato, vorrei richiamare l’attenzione sulla necessità di tutti noi di reagire al gioco scorretto del giocatore che, avendo il pallino in mano, ha preteso di ricominciare la partita quando ha visto che stava perdendo". Antonio Di Pietro tiene a rilevare che non c’è "alcun passo indietro per quanto riguarda le mie valutazioni sul mancato ruolo dell’arbitro", ma il leader Idv attenua comunque la pressione nei confronti del Colle. Anche se la bufera sul decreto ‘salva listè non si placa di certo.


La polemica è ancora tanto alta che oggi Di Pietro chiama a "un fronte di resistenza come è successo alla fine del fascismo, quando democristiani e comunisti, socialisti e liberali si sono messi insieme per fermare il fascista Benito Mussolini".

 

Parole cui Franco Frattini replica con un messaggio diretto al Pd: "Io credo che in queste occasioni - dice il ministro degli Esteri - il più grande partito dell’opposizione non dovrebbe legarsi a Di Pietro ma fare un distinguo e dire che con le bandiere contro Napolitano in piazza non ci si deve andare".


I Democratici ieri hanno riunito il coordinamento politico che si è chiuso con la decisione di "tenere alta la denuncia", come ha detto Pier Luigi Bersani parlando di un partito "unito e convinto delle cose da fare, e cioè far capire all’opinione pubblica il tema generale, che poi è un concetto di democrazia", quello per cui "il consenso non viene prima delle regole, un concetto che Berlusconi non ha ben chiaro".


L’intento è quello, ha spiegato il segretario Pd, "di portare avanti e tenere assieme questo tema a quello sociale. Denunceremo un governo del fare che poi fa solo gli affari suoi".

Da parte sua Giorgio Napolitano che richiama tutti alla serietà del momento vissuto dal Paese. "Una democrazia rispettabile è proprio il luogo nel quale per essere buoni cittadini non si deve esercitare nessun atto di coraggio, quale ad esempio si richiede per fare l’astronauta", ammonisce il Presidente della Repubblica che si dice certo della "profonda condivisione" da parte degli italiani dei valori della Costituzione e richiama tutti a ricordare che il futuro dei giovani dipende anche «dall’esempio offerto non solo dalle famiglie ma da tutti coloro che occupano posizioni di rilievo nella società civile e nello Stato".

 

L'IRONIA DELLA BONINO

 "Oggi compio 62 anni ma con un decreto interpretativo potrei farne 26, tanto è un cavillo...". E' una delle battute con cui Emma Bonino attacca il decreto interpretativo del governo.  "In questo Paese si vota sempre verso aprile-maggio. E’ come se i miei compleanni fossero sempre condizionati o legati dalle campagne elettorali".

Quanto alla scelta di Napolitano di firmare il decreto interpretativo, secondo l'esponente radicale il presidente non aveva alternative a firmare il decreto ‘salva-liste' del governo. "La mia è una critica politica perchè penso che il governo abbia compiuto un atto di arroganza - ha premesso parlando in diretta su Radio2 - ed è chiaro che il Capo dello Stato non entra nel merito politico, ma istituzionale. Io penso che davvero non si debba tirare in ballo il Quirinale - ha aggiunto - e nel merito era meglio la nostra proposta, cioè azzerare tutto".


Tuttavia, ha continuato, Napolitano "credo che abbia tentato di correggere precedenti proposte e che la questione sia stata piuttosto tesa: non so quanto abbia insistito, ma nella sostanza non potesse fare altrimenti. Forse mi sarei aspettata una parola da Napolitano nelle settimane precedenti - ha proseguito - quando noi abbiamo denunciato molte irregolarità".
 

In mattinata altre stilettate a Renata Polverini, assente alla Tribuna elettorale di RaiTre organizzata questa mattina alle 9.30 per il primo confronto tra i candidati alla presidenza della Regione Lazio. “Non e’ potuta venire per un impegno, e si scusa, ma sara’ presente al confronto fissato il 22 marzo”, dice la conduttrice della trasmissione.

Nello studio, quindi, ci sono solo Emma Bonino del centrosinistra e Marzia Marzoli della Rete dei cittadini. Secco il commento della leader radicale: Polverini “e’ stata creata da Ballarò”, dove e’ andata “diciotto volte in tre anni: credo giustamente pensi che gli spazi alle nove e mezza della mattina non siano abbastanza utili. Invece penso che parlare a chi ci ascolta anche alle nove e mezza della mattina sia un dato importante perche’ la democrazia riguarda tutti, solo i prepotenti non hanno bisogno di regole. I cittadini onesti- conclude- hanno bisogno di regole e bisogna che le istituzioni le rispettino”.


Per Bonino, quindi,
“l’assenza di questa mattina e’ un atto di scortesia verso gli ascoltatori ed e’ irrispettosa nei confronti delle candidate. D’altronde e’ chiaro che loro non hanno bisogno di essere qui, hanno occupato Tg1, Tg2, Rai, Mediaset e perfino la radio, come dimostrano i dati”.

 

LA REPLICA DI POLVERINI

Nessuna scortesia, ma un’assenza dovuta ad impegni precedenti: così Renata Polverini, candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, spiega la sua assenza di questa mattina dalla tribuna elettorale di Raitre. “Rimando al mittente - dice in una nota - le accuse di essere stata scortese e sottolineo che da parte mia c`è stata assoluta correttezza nei confronti degli altri candidati e della redazione di RaiTre che ha curato l`organizzazione della Tribuna elettorale odierna. Come altrettanto correttamente ha comunicato in diretta la conduttrice - spiega Polverini - avevo già avvertito nei giorni scorsi la redazione, scusandomi che non avrei potuto partecipare alla Tribuna Elettorale perché avevo già programmato per questa mattina, alle 8, la visita all`ospedale Sant`Andrea, così come noto a tutti. La scortesia sarebbe stata non incontrare i lavoratori, gli operatori sanitari, medici e pazienti che mi attendevano dopo aver dato loro la parola sulla mia presenza”.


“Successivamente mi sono recata al Quirinale per partecipare alle celebrazioni della Festa internazionale della donna. Per rispetto istituzionale nei confronti del capo dello Stato e di tutte le donne ho ritenuto doveroso rispondere all`invito e mantenere l’impegno ad essere presente. Quindi, ripeto, nessun atto di scortesia. Sarebbe opportuno evitare di strumentalizzare anche questi episodi. Parliamo invece di cose concrete”, conclude Polverini.
 

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