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Polverini, un'altra stangata Regionali: il Tar dice "no" alla lista del Pdl a Roma

Il tribunale amministrativo ha respinto la richiesta del Popolo della Libertà che chiedeva l'ammissione della sua lista per le provinciali. Il decreto 'salva-liste' non può applicarsi in Lazio

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ROMA, 9 marzo 2010 -  IL TAR del Lazio ha deciso che la lista del Pdl per la provincia di Roma non potrà essere presente sulle schede elettorali, confermando la decisione presa nei giorni scorsi dalla Corte di appello della capitale. Secondo i giudici amministrativi non si può applicare il decreto interpretativo approvato venerdì scorso dal Cdm (il cosiddetto ‘salvaliste’) e controfirmato da Napolitano, perché la regione Lazio cinque anni fa si è data «proprie disposizioni in materia elettorale», come molte altre regioni, dal Piemonte alla Toscana pronte a ricorrere alla Corte costituzionale contro il decreto. La potestà legislativa regionale prevale dunque su quella statale.

I RAPPRESENTANTI del Pdl avevano presentato in mattinata una nuova lista ispirandosi alle possibilità offerte dal decreto. Un passo sul quale deciderà oggi l’ufficio elettorale centrale del tribunale di Roma. Ma se la nuova lista dovesse essere accolta, i legali del centrosinistra ricorreranno, nuovamente e subito, al Tar, convinti che «a quel punto, non potrà smentirsi nel giro di 24 ore». Non è finita. Se troverà tutte le porte sbarrate, il Pdl punterà sul Consiglio di Stato che potrebbe decidere entro sabato. A quel punto i giochi potranno considerarsi chiusi: si andrebbe al voto con chi c’è. Rimarrebbero in piedi però le code di queste iniziative giudiziarie, come l’udienza fissata dal Tar per il 6 maggio nella quale si discuterà nel merito del ricorso respinto.


Nella sentenza emessa nel pomeriggio di ieri il Tar ha anche affrontato i tempi e i modi della consegna (o meno) della lista Pdl, arrivando sostanzialmente a condividere la ricostruzione di quelle ore fatte dai rapprentanti del centro sinistra. Secondo i giudici, infatti, non può essere determinante il fatto che i rappresentanti del Pdl fossero all’interno del perimetro del tribunale perché non hanno potuto dimostrare di aver avuto con loro «l’intera documentazione necessaria per depositare le liste».

POCHE ORE prima, i legali del Pd hanno affermato, citando il rapporto dell’ufficiale che comandava i carabinieri, che il plico del Pdl era stato preso in custodia dai militari solo alle 14,30. Ma alle 17 il delegato del Pdl ha portato il plico fuori dal tribunale fino alle 19,30 lasciando nel dubbio su un’eventuale integrazione o meno della documentazione. Ancora: gli stessi delegati del centro destra hanno messo a verbale che nel plico «non c’era tutta la documentazione necessaria». Ma il Pdl non ci sta. «Siamo al paradosso», afferma il coordinatore laziale Pdl Piso: «Per sapere se la documentazione c’è bisogna ricevere le carte». Euforici i legali Pd: «Il Tar ha stabilito che la legge è uguale per tutti».

E le due candidate? La Bonino ha preferito rinviare di qualche ora commenti specifici («Voglio leggere prima la sentenza»), proprio come la Polverini che però ha riunito in nottata il suo comitato al quale hanno partecipato parlamentari e ministri, come Giorgia Meloni, tutti della componente di An. Tra le due candidate c’era stato uno screzio in mattinata per l’assenza della Polverini ad una tribuna televisiva: «Una scortesia», ha commentato la radicale che ieri compiva 62 anni. «Non potevo: prima ero in visita ad un ospedale, poi al Colle», la risposta.

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